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Conte, la Commissione Covid e le accuse a Meloni: «La verità sulle mascherine e i 100 milioni a Jc Electronics»

07 Agosto 2026 - 07:24 Alessandro D’Amato
conte commissione covid accuse meloni mascherine jc electronics
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L'attacco sulla pagina Fb della premier. La lite sulla regia degli attacchi. Le accuse, la difesa e la prova regina: il documento dell'AdE sulla non conformità dei dispositivi
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«Cara Giorgia Meloni, io ci sono sempre stato e sempre ci sarò in ogni sede e occasione in cui si possano dare delle risposte al Paese. C’ero anche oggi in Commissione Covid». Giuseppe Conte si prende l’ultima parola sulla Commissione Covid e le accuse commentando il post in cui la premier lo accusava su Facebook. Poi l’attacco: «Dicci invece in quale cassaforte sono finite le chat del tuo amico Delmastro con un prestanome di un clan mafioso. Dicci dove sono finite le Regioni di centrodestra che avete scudato dalle domande sulla gestione Covid. Dicci quando Santanchè andrà in Tribunale senza protezioni e scudi sull’inchiesta per truffa Covid. Potrei continuare. Io oggi sono stato per ore a rendere conto e a rispondere. Tu li hai 5 minuti per rispondere all’Italia? A noi piace la verità, a voi evidentemente fa male».

Conte, Meloni e la Commissione Covid

La lite tra premier era cominciata con il leader M5s che aveva detto che Meloni era la regista degli attacchi nei suoi confronti in Commissione Covid. Lei aveva replicato sostenendo che «la verità» sulla pandemia fosse «un diritto degli italiani». La Commissione Covid è una commissione parlamentare d’inchiesta bicamerale istituita all’inizio del 2024. Deve indagare sulla gestione della pandemia. Conte è stato audito perché era premier all’epoca. Il governo M5s-Pd da lui presieduto istituì le zone rosse, usò i Dpcm per le restrizioni e varò il piano vaccinale. Le accuse che lo riguardano sono il ritardo nell’adozione delle restrizioni all’inizio della pandemia, la gestione degli appalti per le mascherine e il ricorso «eccessivo» dei decreti della presidenza del consiglio dei ministri.

Le accuse e la difesa

La sua audizione si è svolta con ritardo perché Conte è un membro della commissione. Dopo aver avuto rassicurazioni sul suo reintegro si è dimesso per evitare un possibile conflitto di ruolo tra membro della Commissione e persona audita. Al suo posto c’è il fedelissimo Michele Gubitosa. L’Avvocato del Popolo si è difeso dalle accuse facendo intanto trasmettere ai suoi canali social e a quelli del M5s la diretta dell’intervento, durante il quale ha attaccato Mario Draghi, suo successore a Palazzo Chigi. Accusandolo dell’obbligo vaccinale e dell’uso di decreti legge al posto dei Dpcm. Ha deciso di rispondere in blocco alle domande, favorendo i sospetti di FdI: «Prende tutte le domande e poi risponde in blocco perché intanto gli scrivono le risposte in chat da fuori».

La prova regina

Ma nel lavoro della Commissione Parlamentare la storia centrale è quella di JC Electronics. Con la quale però, come ha ripetuto lo stesso Conte, c’è una transazione da oltre cento milioni di euro firmata dal governo Meloni. Oltre ai rapporti tra quell’azienda e Fratelli d’Italia raccontati da Repubblica e dal Fatto. E adesso c’è anche un verbale, depositato da Conte in procura, che potrebbe mettere in discussione la qualità delle forniture per cui lo Stato ha deciso di chiudere il contenzioso. Nelle dieci pagine redatte dalla struttura commissariale insieme all’Agenzia delle Dogane c’è scritto che «le mascherine importate dalla JC erano diverse da quelle dichiarate e che le certificazioni contenute nei lotti erano differenti da quelle dichiarate. Questo è il punto».

L’esposto

«Ora quel documento è nelle mani dei magistrati e io, da ex premier, avevo l’obbligo di diffidare la Presidenza del Consiglio», ha detto Conte. Che ha ricordato: «Guardate che avete dato cento milioni a quella società. C’è da approfondire parecchio. Se avete tanto a cuore l’uso corretto delle risorse pubbliche, spiegateci come è stato possibile trovare cento milioni per un imprenditore privato mentre gli italiani aspettano da anni altre misure». Il proprietario Dario Bianchi ha raccontato in audizione la sua storia ed è diventato il principale accusatore dell’ex premier. Ed è oggettivamente imbarazzante che nel frattempo abbia firmato un accordo transattivo per più di 100 milioni di euro per chiudere i contenziosi. Una circostanza tra l’altro non detta da Bianchi durante il suo racconto.

Le mascherine

Ora però Bianchi potrebbe finire a sua volta nei guai. E con lui chi nel governo ha deciso per la transazione. Jc Electronics ha risposto sostenendo che il documento di Conte «non è una novità» e richiama le sentenze favorevoli ottenute e gli accertamenti di Inail e Agenzia delle Dogane sulla conformità delle mascherine. Lui ha controreplicato: «Da quel documento emerge che le mascherine importate erano diverse da quelle dichiarate. Com’è possibile che lo Stato non aspetti il giudizio cautelare e liquidi 100 milioni quando non trovate 6 milioni per le mammografie?».

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