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I 12 mila “dublinanti” che la Germania vuole rimandare in Italia (e in altri paesi)

11 Agosto 2026 - 07:35 Alessandro D’Amato
germania 12 mila rifugiati dublinanti italia
germania 12 mila rifugiati dublinanti italia
L'impegno boomerang preso da Meloni. La risposta del ministero dell'Interno sulle Ong tedesche. La moratoria e il caso zero: Abdirisaq Warsame
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Sono precisamente 11.745. La Germania ne ha registrato l’arrivo sul suo territorio nei primi sei mesi del 2026. Si tratta dei cosiddetti “dublinanti”, ovvero migranti che in base alla riforma del diritto d’asilo dovrebbero tornare dove sono sbarcati o arrivati. Ovvero in Italia, Grecia, Spagna o negli altri paesi di primo approdo dell’Unione Europea. Di questi 7.591 sono stati confermati come richiedenti asilo arrivati da quei paesi. E sono un numero più alto rispetto al passato. Per questo l’impegno preso da Giorgia Meloni potrebbe diventare un boomerang: il governo si è impegnato a 16 mila espulsioni, ma l’anno scorso ne ha fatte meno di 7 mila.

I dublinanti in Germania

Le storie di questi migranti sono in tutto simili. Arrivano via terra, aria o mare in paesi in cui vengono registrati come richiedenti asilo. Poi passano il confine del paese di sbarco in cerca di fortuna. Andando nelle nazioni in cui c’è più lavoro o ci sono più diritti. Quando vengono identificati dalla polizia in teoria dovrebbero tornare indietro nel paese d’origine, l’unico deputato a valutare e ad accogliere o respingere la richiesta d’asilo. Ma molti non lo fanno. E rimangono in quei paesi in attesa di trovare un’altra via per la regolarizzazione. O restando clandestini più o meno a vita.

La moratoria

Roma e Berlino hanno sottoscritto una moratoria per evitare i trasferimenti, valida secondo i tedeschi fino a dicembre 2025. Secondo il ministero dell’Interno guidato da Matteo Piantedosi invece il periodo scade a giugno 2026, ovvero nel momento in cui è stato firmato da tutti i paesi il documento sulla riforma del diritto d’asilo. In più, sempre secondo Piantedosi, i tedeschi dovrebbero tenersi i loro dublinanti perché alcune organzzazioni non governative che li salvano in mare battono bandiera tedesca. In attesa di scoprire che valore giuridico abbia questa curiosa affermazione, la Germania si aspetta che i “dublinanti” arrivati da gennaio del 2026 siano tutti trasferibili nei Paesi di primo approdo, Italia inclusa.

Abdirisaq Warsame

Per questo il primo caso segnalato è quello della cittadina somala Abdirisaq Warsame, arrivata in Assia a fine marzo. Per lei il ritorno in Italia è fissato per il 19 agosto. Agli 11.745 arrivati entro fine giugno andrebbero aggiunti dunque anche arrivati a luglio e agosto. Ieri la notizia sul primo trasferimento di un “dublinante” in Italia dopo quattro anni di “no” di Meloni, anticipata da Repubblica, è rimbalzata sui principali giornali tedeschi come la Bild e la Süddeutsche Zeitung. Mentre in Germania il cancelliere Friedrich Merz pensa così di fermare l’ascesa dell’Afd: in tre land dell’Est si vota a settembre.

Chi sono i dublinanti

Le regole di Dublino, che facevano ricadere interamente sul Paese di primo arrivo la responsabilità di gestire chi entrava da Paesi extra Ue sul suo territorio, sono state cambiate con il patto Ue sulle migrazioni e l’asilo entrato in vigore il 12 giugno scorso dopo essere stato approvato a dicembre. Il principio di base resta invariato: la responsabilità del migrante ricade sul paese di primo arrivo. L’Italia, che per anni aveva insistito sui ricollocamenti obbligatori senza mai ottenerli per la durissima opposizione dei paesi dell’Europa Centro Orientale (Ungheria e Polonia in testa), ha accettato il nuovo patto, che non parla di ricollocamenti obbligatori, in una logica di pacchetto.

Il patto sulle migrazioni

Il patto sulle migrazioni e l’asilo è composto da una decina di testi: quello che riguarda i dublinanti è l’Asylum and Migration Management Regulation (Ammr in gergo comunitario), che rafforza le norme relative ai casi in cui i richiedenti asilo si spostano senza autorizzazione da uno Stato membro all’altro. Non ci sono margini di errore: lo Stato membro responsabile del migrante viene indicato nel sistema Eurodac. Se il richiedente si allontana senza permesso e si reca in un altro Stato membro, il suo rimpatrio può avvenire con una procedura più semplice e rapida. Lo Stato membro (in questo caso la Germania) in cui la persona si trova senza alcun motivo (legale) può notificare allo Stato membro responsabile (l’Italia), utilizzando un modulo standard e allegando prove e indizi, e, dopo aver notificato la persona interessata, procedere rapidamente con la decisione di trasferirla allo Stato membro responsabile (l’Italia).

In qualsiasi momento

Le autorità degli Stati membri possono organizzare un trasferimento in qualsiasi momento: questo è particolarmente rilevante nei casi in cui i richiedenti si siano allontanati senza permesso, per evitare di essere rispediti nello Stato membro responsabile. Le nuove norme sono ormai legge Ue: se non vengono rispettate, la Commissione può avviare procedure d’infrazione, che possono comportare condanne a pene pecuniarie. Inoltre, gli altri Paesi membri possono sospendere la solidarietà obbligatoria. E, in teoria, la Commissione può decidere di sospendere i versamenti di alcuni fondi Ue.

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