Putin dice che «risponderà» ai sequestri delle navi russe. E gli Usa chiedono all’Ucraina lo stop agli attacchi alle petroliere

Vladimir Putin accusa i Paesi europei di voler ricorrere alla «pirateria e rapina» con i piani di sequestro delle navi mercantili russe. E avverte che Mosca potrebbe reagire con azioni analoghe. «Ci riserviamo il diritto di rispondere in modo adeguato» in qualsiasi mare dove «ritenga necessario e opportuno», ha detto il presidente russo a bordo dell’incrociatore Varyag, ammiraglia della flotta del Pacifico, dove ha assistito a esercitazioni militari. Putin ha inoltre denunciato l’espansione della Nato nell’area Asia-Pacifico, sostenendo che i nuovi piani di dispiegamento di armamenti rappresentino una minaccia per la Russia. «Vediamo che, purtroppo, qui le possibilità di un conflitto stanno crescendo», ha affermato, secondo quanto riferito dalla Tass.
Vance ha chiesto all’Ucraina di sospendere gli attacchi alle petroliere
Sul fronte del Mar Nero, intanto, l’Ucraina ha sospeso gli attacchi contro le petroliere che utilizzano il porto russo di Novorossijsk dopo una richiesta arrivata dal vicepresidente americano Vance al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Lo scrive il Financial Times citando funzionari ucraini e altre persone informate sui colloqui. Secondo il quotidiano britannico, Vance avrebbe sollevato la questione durante una telefonata con Zelensky lo scorso 31 luglio. Da allora Kiev non avrebbe più colpito le navi nelle vicinanze del terminale del Caspian Pipeline Consortium (Cpc), principale sbocco sul Mar Nero del petrolio kazako. L’intesa prevederebbe inoltre che l’Ucraina non attacchi le infrastrutture del Cpc né le navi non russe dirette al terminale. Purché non siano sottoposte a sanzioni ucraine e non trasportino petrolio o altre merci russe. La Casa Bianca, il dipartimento di Stato e l’ufficio di Vance non hanno commentato la ricostruzione.
Gli attacchi alle petroliere
La richiesta americana sarebbe arrivata dopo una serie di attacchi condotti a luglio contro petroliere impegnate nel trasporto del greggio kazako. Il 19 luglio erano state colpite la Asia e la Nissos Ios, mentre erano impegnate nelle operazioni di carico al largo del terminale. Sulla prima, che trasportava greggio della joint venture Tengizchevroil controllata da Chevron, era scoppiato un incendio, sulla seconda le fiamme avevano provocato l’evacuazione di 20 dei 22 membri dell’equipaggio.
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Secondo il Financial Times, il 17 luglio era stata inoltre colpita una petroliera noleggiata da ExxonMobil. Gli attacchi avevano ridotto i carichi del Cpc di oltre il 20% rispetto ai programmi, portandoli secondo diverse fonti a circa 1,2-1,3 milioni di barili al giorno. Il consorzio collega i giacimenti kazaki al terminale di Novorossijsk attraverso un oleodotto lungo 1.511 chilometri e trasporta oltre due terzi del petrolio esportato dal Kazakhstan. Rendendo la rotta particolarmente importante anche per le compagnie occidentali coinvolte nel progetto.

