Lavitola ammette di essere il mandante dell’attentato a Ranucci: «Volevo che gli fosse rafforzata la scorta, la politica non c’entra» – Video
E’ durato cinque ore l’interrogatorio del faccendiere Valter Lavitola, accusato di essere il mandante dell’attentato esplosivo al giornalista Sigfrido Ranucci. E, contrariamente a quanto lui stesso aveva lasciato intendere nei giorni immediatamente precedenti all’arresto, l’ex direttore dell’Avanti – oggi proprietario di un ristorante – ha reso quella che appare una confessione piena.
A sintetizzare le sue parole, all’uscita, l’avvocato Sergio Cola: «Ha ammesso di essere il mandante dell’attentato e ha detto di averlo fatto per tuttelare l’incolumità di Ranucci, oggetto di parecchi pericolosi tentativi di intimidazione».
Nella spiegazione di Lavitola, sempre stando alle parole riferite dal suo legale, «All’epoca Ranucci non aveva una scorta adeguata. Siccome a suo modo di vedere gli attentatori erano pericolosissimi l’ha fatto perché la scorta è stata più che raddoppiata ed è passata da due ad otto agenti». L’intento politico non c’era, dice l’avvocato, «anche se certamente la sua popolarità è aumentata». Il legale non ha voluto spiegare se Ranucci, nella versione del faccendiere, sapesse oppure no dell’idea di Lavitola o l’avesse saputo dopo l’attentato del 16 ottobre 2025.
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Lo scontro politico
Intanto si è acceso lo scontro sulle intercettazioni tra Lavitola e Ranucci. Il giornalista aveva (o perlomeno credeva di avere) una solida amicizia con l’ex uomo spalla di Silvio Berlusconi ed ex direttore dell’Avanti. Pur essendo estraneo a quello che nell’ordinanza viene definito un raggiro, si confidava con Lavitola, parlava degli scontri con alcuni esponenti politici e si mostrava interessato al sondaggio commissionato da Lavitola.
Lo scontro coinvolge quella che era la ex commissione di vigilanza parlamentare sulla Rai, non ancora ricostituita: «Non so se sto assistendo a una tragedia o a una commedia perché ha dell’inverosimile quello che sta accadendo a Sigfrido Ranucci», dice la senatrice M5s Barbara Floridia, già presidente della commissione di Vigilanza Rai, sui social: «Sigfrido Ranucci – sottolinea Floridia – è stato vittima, per fortuna illesa, di un attentato. È stato vittima di una manipolazione, di una conoscenza con Lavitola che si è rivelata terribile visto che presumibilmente Lavitola è il mandante dell’attentato per sue assolute ragioni, colpe, io adesso non so quali siano le motivazioni».
Le accuse a Ranucci arrivano soprattutto dal centrodestra. Maurizio Gasparri, da tempo ai ferri corti col giornalista, è tra i più espliciti: «Leggo sempre più esterrefatto le cronache della vicenda Report-Ranucci-Lavitola. Prendo anche atto di essere in cima alle preoccupazioni di Ranucci, che in queste conversazioni telefoniche mi denigra confermando il suo pregiudizio dimostrato anche nel corso delle sue trasmissioni», dice in una nota anche da ex membro della Vigilanza. La tensione è destinata a proseguire.

