Il 15enne italiano detenuto a Malta resta in carcere: perché la giudice ha negato anche la cauzione. Le accuse sul gruppo 764

Il 15enne italiano detenuto a Malta dal 25 maggio resterà in carcere. Lo ha deciso la giudice della Corte minorile del Tribunale di La Valletta, che questa mattina 19 agosto ha respinto la richiesta della difesa di concedere al ragazzo la libertà su cauzione. Il giovane, arrestato dopo aver fatto scattare un falso allarme bomba nella sua scuola, è accusato di una serie di gravi reati e da quasi tre mesi si trova detenuto nell’istituto minorile Coors.
All’udienza presente anche il ragazzo
Il ragazzo era presente in aula, accompagnato dai genitori e assistito dall’avvocato Arthur Azzopardi. Per l’accusa era presente l’ispettore Xuereb, che ha seguito le indagini. All’udienza ha partecipato anche l’ambasciatrice d’Italia a Malta, Valentina Setta. La giudice aveva disposto l’esclusione dei media dall’udienza. Il quindicenne è tenuto separato dagli altri detenuti per il sospetto di un suo coinvolgimento nel gruppo 764, una circostanza che rientra tra gli elementi al centro dell’indagine.
Cosa è il gruppo 764: perché per l’Europol è pericoloso
Europol ha classificato come una minaccia grave alla sicurezza il network online decentralizzato al centro dell’inchiesta, un’organizzazione che adesca adolescenti e persone vulnerabili attraverso piattaforme di gioco virtuale e forum, ottiene materiale intimo tramite estorsione informatica e lo usa poi per ricattare le vittime e spingerle a compiere atti di autolesionismo. Le autorità maltesi hanno disposto l’isolamento in carcere del giovane indagato proprio per impedirgli di reclutare altri detenuti. I genitori non contestano le accuse formali dell’inchiesta, ma si dicono molto preoccupati per il trattamento riservato al figlio in carcere, che considerano sproporzionato rispetto alla sua età. Secondo quanto riferito dalla famiglia, i primi cambiamenti nel comportamento del ragazzo risalirebbero ai mesi iniziali dell’anno, e gli stessi genitori sostengono che il figlio sia stato a sua volta vittima di adescamento e condizionamento online. Per questo chiedono che il minorenne possa accedere a un percorso di recupero e reinserimento, anziché restare in una condizione di isolamento completo.
La denuncia della famiglia sulle condizioni in carcere
Il caso aveva suscitato le proteste della famiglia. A inizio agosto il padre, Antonio Santoiemma, aveva denunciato pubblicamente le condizioni di detenzione del figlio, parlando di una «detenzione illegale» e definendo «allarmanti» le sue condizioni. Secondo il suo racconto, dopo l’arresto il ragazzo sarebbe stato trasferito per quattro giorni nella divisione 6 del carcere per adulti di Corradino, dove, a causa dello stress, si sarebbe autolesionato. Successivamente è stato trasferito nel carcere minorile. La famiglia aveva denunciato condizioni particolarmente difficili durante la permanenza nella struttura, sostenendo che il ragazzo fosse stato costretto a mangiare in piedi e che per tre giorni avesse dovuto farlo con le mani per la mancanza di posate.
Il caso seguito anche dalla Farnesina
Il caso è seguito dall’ambasciata italiana a La Valletta, in raccordo con la Farnesina. I rappresentanti diplomatici hanno incontrato più volte i genitori e hanno effettuato visite al ragazzo, sollevando la questione anche con le autorità maltesi. Ora, con il rigetto della richiesta di libertà su cauzione, il quindicenne resterà detenuto mentre prosegue il procedimento a suo carico.

