Smit Machchhar: il pilota dell’aereo Flydubai racconta cos’è successo sul volo FZ1073
Il pilota indiano Smit Machchhar ha dichiarato, in una videochiamata con il premier indiano Narendra Modi, di aver aperto la porta della cabina di pilotaggio dell’aereo Flydubai mentre era a terra. In quel momento ha detto che era ancora sotto attacco da parte del suo copilota. «Avevo riportato numerose ferite ma mi sono detto che dovevo alzarmi e agire», racconta l’uomo.
L’aereo che precipitava
«Quando sono caduto, ho sentito l’aereo precipitare. In quel momento ho trovato la forza di aprire la porta della cabina. Stavo lottando per la mia vita. Mi sono reso conto che se non avessi mostrato coraggio, 170 passeggeri sarebbero morti», ha continuato. Il capitano ha parlato dal letto di ospedale con la testa fasciata e i tubicini ancora al naso. «Altri sono intervenuti», ha affermato parlando in tv con Modi in dichiarazioni riprese dalla Bbc. «E hanno svolto un ruolo (nel controllo della situazione, ndr). Io, ovviamente, lottavo per la mia vita, ma allo stesso tempo sapevo che non avrei permesso che altri morissero».
La ricostruzione
Modi ha detto al capitano che «il suo coraggio, la sua pazienza e la sua prontezza nel prendere decisioni hanno salvato la vita a moltissime persone». L’intero Paese è orgoglioso di lui. Il capitano è stato inizialmente trasportato in un ospedale di Tabuk in Arabia Saudita e poi trasportato in aereo ad Abu Dhabi, dove le sue condizioni sono stabili. Machchhar è stato attaccato da un altro pilota a bordo di un volo da Dubai a Tel Aviv, costringendo l’aereo a dirottare verso l’Arabia Saudita.
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Mercoledì 30 settembre, due ore dopo il decollo, l’aereo è precipitato per oltre 5.200 metri (17.000 piedi) prima che passeggeri ed equipaggio riuscissero a sopraffare l’attentatore e a riprendere il controllo, atterrando in sicurezza. L’ambasciata indiana negli Emirati Arabi Uniti ha dichiarato giovedì che Machchhar «è in buona salute e si sta riprendendo bene». L’ambasciatore Deepak Mittal ha affermato di essere «orgoglioso del capitano Smit per il suo coraggio» e «molto rassicurato» dall’averlo incontrato.
La ferita
«Non considero questa ferita come tale, perché ciò renderebbe la mia guarigione ancora più difficile», ha affermato Machchhar. «Considero questo percorso come un cammino che procede lentamente e richiederà tempo, ma sono fiducioso che la guarigione avverrà e che tornerò in forma e in salute».

