Putin accusa l’Occidente: «Le esercitazioni nel Mar Baltico sono un’escalation. Pronti a rispondere con ogni mezzo»
«Le esercitazioni nel Mar Baltico, una dopo l’altra, e i tentativi di fermare le nostre navi: tutto questo è un’escalation». Vladimir Putin torna ad alzare i toni contro i Paesi occidentali, accusandoli di alimentare lo scontro con Mosca. Parlando alla conferenza annuale del Valdai Club, il presidente russo ha però assicurato che la Russia «non ha intenzione di attaccare nessuno, né nel 2029, né nel 2030, né nel 2050».
Putin ha contestato in particolare gli allarmi arrivati negli ultimi mesi da alcuni governi europei sulla possibilità di un confronto militare diretto con la Russia entro la fine del decennio. «Queste dichiarazioni sulla necessità, la possibilità e i preparativi per una guerra con la Russia nel 2029-2030 non sono fatte da noi», ha detto. Secondo il leader del Cremlino, alle parole si aggiungerebbero poi «azioni concrete», a partire dalle esercitazioni militari nel Baltico e dai tentativi di fermare navi russe.
«Risponderemmo con tutti i mezzi a disposizione»
Il presidente russo è tornato anche sulle tensioni attorno a Kaliningrad, l’exclave russa affacciata sul Baltico e circondata da Paesi Nato. Putin ha ribadito che, in caso di un attacco diretto al territorio della Federazione, Mosca risponderebbe «con tutti i mezzi a sua disposizione», precisando però che questo non significherebbe automaticamente il ricorso alle armi nucleari.
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Il riferimento è alla lettera inviata nei giorni scorsi alla Nato, nella quale Mosca aveva avvertito di essere pronta a utilizzare il proprio arsenale, comprese le armi nucleari, nel caso di un tentativo di isolare Kaliningrad. Putin l’ha definita «non una minaccia», ma «una risposta a un tentativo di minacciare la Russia». Il 30 settembre la Nato ha replicato ribadendo il carattere difensivo dell’Alleanza e respingendo le accuse russe.
Putin: «Non abbiamo cominciato noi la guerra»
Durante il suo intervento al Valdai, Putin ha riproposto anche la ricostruzione con cui Mosca giustifica la guerra in Ucraina. «Non abbiamo cominciato noi la guerra, la guerra è stata cominciata contro di noi», ha dichiarato, facendo risalire lo scontro al 2014 e alla caduta del presidente ucraino filorusso Viktor Yanukovich. Secondo Putin, la Russia sarebbe stata «costretta a difendersi con le armi». Ha poi sostenuto che l’Ucraina sia «controllata dall’esterno» e stia «perdendo ogni elemento di statualità». Ha inoltre rivendicato l’autonomia dell’industria militare russa: «Non ci riforniamo di armi da nessuna parte. Facciamo affidamento esclusivamente sul nostro complesso industriale-militare e sulle nostre capacità economiche».
Il no alla tregua sui raid a lunga distanza
Il presidente russo ha infine respinto come «assurda» la proposta di sospendere reciprocamente gli attacchi a lunga distanza tra Russia e Ucraina. L’ipotesi prevedeva, in particolare, lo stop ai raid ucraini contro le raffinerie russe e a quelli russi contro le navi ucraine nel Mar Nero.
Foto copertina: ANSA/EPA/MAXIM SHIPENKOV | Il presidente russo, Vladimir Putin, durante la conferenza annuale del Valdai Club, 1 ottobre 2026

