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La famiglia di 8 figli che vive in 45 metri quadri a Milano. «Abbiamo provato a cercare una casa ma appena sanno quanti siamo dicono no»

20 Agosto 2026 - 11:46 Stefania Carboni
famiglia otto bambini milano
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Marcello e Antonina vivono con i loro figli (tra i nove anni e gli 8 mesi) in una casa Aler, occupata abusivamente. Il nodo della normativa e la posizione di Palazzo Marino, mentre il caso sta rimbalzando in rete
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«Io voglio solo esser in regola. Con un regolare contratto, dopo 11 anni che sono qui. Ripeto, sono in torto. Volevo solo avere un’abitazione più grande per i miei figli. In 11 anni abbiamo provato a cercare una casa a Pavia, Lodi… Ma appena sentono 8 bambini ci danno il loro no». Queste le parole, a Morning News, di Marcello Di Meo che con sua moglie Antonina Sena e otto figli vive in un bilocale di appena 45 metri quadri a Milano, nel quartiere Lorenteggio. I bambini hanno dai nove anni alla più piccola di soli otto mesi. La famiglia sta da oltre 10 anni in un immobile Aler occupato abusivamente, dove lo sgombero esecutivo previsto per questi giorni è stato momentaneamente bloccato.

Marcello era arrivato nell’appartamento nel 2016 per assistere l’anziano assegnatario. Alla morte di quest’ultimo, è rimasto nell’immobile con la compagna, dando inizio a un’occupazione abusiva proseguita negli anni con la nascita dei figli. «Prima svolgevo lavoretti saltuari e vivevamo ospiti a casa di mio fratello, mi venne offerto uno stipendio, vitto e alloggio, con la possibilità di portare con me la mia compagna — ha raccontato l’uomo al Corriere —. Quando poi il signore morì rimanemmo nell’immobile senza che ci venisse contestato alcunché: mi trovavo in gravi difficoltà economiche e non avevo la possibilità di cercare un alloggio, anche perché nel frattempo Antonina era in attesa del nostro primogenito». 

Come si vive in 45 metri quadri

Una convivenza al limite, nota da tempo all’azienda di edilizia pubblica. Negli anni gli ispettori Aler hanno censito a più riprese l’allargamento del nucleo familiare, culminato a luglio con un’unica sanzione da 730 euro per occupazione abusiva, prima della diffida di sgombero. «Abbiamo fatto domanda per una casa popolare cinque volte, sempre con esito negativo — ha raccontato Antonina al Corriere della Sera —. Nonostante una relazione del Buzzi attesti i problemi cardiaci di mio figlio di due anni, invalida per uno spazio ridotto, ci è stato risposto che non ci sono alloggi adatti a famiglie così numerose. Se non aiutano noi con otto bambini, a chi spetta la casa popolare?».

La gestione degli spazi è un incastro continuo: i tre figli maggiori dormono sul divano letto, i cinque più piccoli tra culle e il letto dei genitori. «Viviamo ammassati nella stessa stanza, i ragazzini studiano all’oratorio e il cortile dello stabile è pieno di topi e degrado — racconta il padre, Di Meo —. Guadagno 500 euro al mese e l’assegno unico non basta per otto bocche da sfamare. Questa non è vita».

L’ordine di sgombero

Marcello ha un lavoro che gli offre uno stipendio di appena 500 euro al mese. Antonina non lavora. Lo scorso 30 luglio Aler ha inviato l’ordine di rilascio entro 15 giorni. Scaduto il termine, le forze dell’ordine però non sono intervenute. Il caso è scoppiato mediaticamente e la priorità è stata data all’apertura di un tavolo istituzionale per la tutela dei minori. La coppia sostiene di aver richiesto una casa popolare cinque volte, senza mai ottenerla. Questo perché c’è un nodo, non da poco.

La normativa: chi è abusivo non può entrare in graduatoria per un immobile

Il regolamento vigente prevede che chi occupa un immobile pubblico perdi il diritto ad accedere alle graduatorie ERP; per fare nuova domanda servono almeno cinque anni dalla fine dell’occupazione e il saldo di tutti i debiti pendenti. L’azienda regionale su questo punto è netta. «Non possiamo ignorare le norme: il nostro dovere è tutelare le oltre 16mila famiglie che ogni anno presentano regolare domanda e aspettano pazientemente il proprio turno in graduatoria», ha dichiarato il presidente di Aler Milano, Alan Rizzi. D’altro avviso è Palazzo Marino, che prima dello sgombero vuole trovare una soluzione. «Prima di liberare l’alloggio serve una rete di protezione sociale per i bambini», evidenzia l’assessore Bertolé. La sua posizione si inserisce in una dura critica alle ultime scelte normative della Regione, accusata di aver privato i Comuni degli strumenti necessari per gestire casi così complessi. Intanto, mentre Marcello e Antonina aspettano una soluzione il caso è finito su testate e diversi programmi televisivi.

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