Raduno neonazista a Pietramurata: cittadini in piazza contro l’evento. Ma finora non è mai stato annullato

È il giorno del giudizio per «Ritorno a Camelot», il raduno promosso dal Veneto Fronte Skinheads dal 3 al 6 settembre all’hotel Ciclamino di Pietramurata. Oggi il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica , ricostruisce il Corriere dell’Alto Adige, si riunisce per valutare l’eventuale divieto dell’evento. L’orientamento della vigilanza resta tuttavia cauto: nessuno dei sette precedenti raduni della sigla nel Triveneto è mai stato bloccato. Se l’ok arrivasse, la zona verrebbe totalmente blindata per contenere i rischi di scontro con la contro-manifestazione antifascista già convocata per giovedì pomeriggio.
La petizione e il no delle istituzioni
Nella giornata di ieri, i rappresentanti dei sindacati (Cgil, Cisl, Uil) e delle associazioni di zona (Anpi, Arci, Acli) hanno depositato alla prefetta Isabella Fusiello un’ampia raccolta firme sottoscritta da partiti e cittadini per chiedere lo stop immediato del summit naziskin. Il sindaco di Trento Franco Ianeselli ha espresso una condanna netta parlando di «allarme democratico»: «La Costituzione pone dei limiti: il nazifascismo non è un terreno su cui fare festicciole. Spero non si faccia, ma rimango colpito dal cinismo dell’esercente che pensa solo all’incasso e dalle notizie sui legami dell’evento con il principale referente locale del movimento di Vannacci». Anche la sindaca di Dro Ginetta Santoni ha ufficializzato un documento di contrarietà a nome della giunta comunale: «Questa gente non è benvenuta in Trentino».
Piazze in protesta e l’avviso della Prefettura
La pressione popolare si fa sentire con presidi e cortei. Ieri sera oltre 200 persone sono scese in piazza a Dro, mentre a Trento un centinaio di manifestanti si è radunato davanti al Commissariato del Governo per ribadire il carattere pacifico e democratico della mobilitazione. Dal canto suo, la Prefettura ha già inviato un segnale chiaro alla proprietà dell’edificio ospitante: «La proprietà privata non costituisce una zona franca». In caso di via libera al raduno, le forze dell’ordine appronteranno un dispositivo di massima sicurezza per evitare contatti tra le due fazioni.

