Ceuta, Sánchez: «Nessuna prova che il Marocco sia dietro la crisi. Dall’Ue è mancata la solidarietà che ci aspettavamo»

A oltre un mese dall’arrivo in massa di più di 72mila migranti irregolari marocchini nell’exclave spagnola di Ceuta, il primo ministro Pedro Sánchez è intervenuto in Parlamento per riferire sulla crisi. E ancora una volta ha puntato il dito contro le fake news diffuse sui social media, e contro l’estrema destra, ritenuta responsabile di aver «alimentato l’odio». Nel corso dell’audizione, Sánchez ha ribadito con fermezza che «non ci sono evidenze solide» a sostegno dell’ipotesi secondo cui il Marocco avrebbe pianificato l’ondata migratoria alla frontiera, sebbene proprio in questi giorni sia filtrato un rapporto della Polizia Nazionale che indica la complicità di agenti di sicurezza marocchini nell’ingresso di migranti nella città autonoma. «Se esistessero agiremmo di conseguenza – ha sottolineato -. Questo governo non ha problemi ad affrontare poteri stranieri quando la situazione lo richiede, ma servono fatti provati e verificati». Il premier ha quindi escluso, ancora una volta, che vi siano elementi concreti per attribuire a Rabat l’organizzazione o la pianificazione degli arrivi.
I rapporti con il Marocco
La crisi, tuttavia, spingerà Madrid a rivedere i propri rapporti di cooperazione con il Marocco. «Stiamo rivedendo tutti i meccanismi di coordinamento e di allerta che condividiamo con lo Stato marocchino», ha spiegato Sánchez, annunciando che verranno introdotte «garanzie aggiuntive» affinché una situazione analoga a quella verificatasi il 30 luglio non possa ripetersi. Il governo spagnolo, ha precisato il premier, intende comunque «continuare a cooperare con il Marocco» e mantenere «una buona relazione di vicinato», nell’interesse di entrambe le parti. Allo stesso tempo, però, «è evidente che, dopo quanto accaduto, questa relazione deve essere diversa». Sánchez non ha fornito ulteriori dettagli sulle possibili modifiche.

La difesa dei diritti dei migranti: «Un uomo non è un sacco di terra»
Il primo ministro ha inoltre difeso con decisione il rispetto dei diritti dei migranti e degli obblighi internazionali della Spagna. «Non si può prendere un essere umano per un braccio e buttarlo dall’altro lato della frontiera come fosse un sacco di terra», ha affermato, criticando alcune dichiarazioni provenienti non solo da esperti e commentatori, ma anche, a suo giudizio, da esponenti politici. Rivolgendosi quindi ai leader delle destre presenti in Parlamento, Sánchez ha sottolineato che la Spagna è «una grande democrazia», uno «Stato sociale e democratico di diritto», pienamente integrato nell’Unione europea e nella comunità internazionale. Una condizione che, secondo il premier, impone il rispetto di leggi e trattati internazionali. «Lo facciamo per dovere – ha concluso – ma anche per convinzione, per empatia, per dignità, perché pensiamo che servano per costruire un mondo migliore». Infine, l’accusa a Bruxelles, che «non è stata abbastanza solidale» durante i giorni della crisi di Ceuta, a differenza di quanto visto con Lampedusa e la Groenlandia.
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Foto copertina: ANSA/CHEMA MOYA | Il premier spagnolo, Pedro Sanchez, nell’informativa al Congresso dei deputati sulla gestione da parte del governo della crisi a Ceuta, 3 settembre

