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Madre non fa vedere i figli all’ex marito, ma per la Cassazione non è reato: «Non ci sono raggiri né malafede»

08 Settembre 2026 - 14:41 Cecilia Dardana
affidamento figli ex coniuge cassazione
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Gli Ermellini accolgono il ricorso di una madre condannata a due mesi di carcere. Per la responsabilità penale serve l'elusione fraudolenta, non il semplice inadempimento
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Non basta saltare o ostacolare qualche incontro tra i figli e l’ex coniuge per far scattare automaticamente una condanna penale. A stabilirlo è la Corte di Cassazione, che con la sentenza n. 32971 del 7 settembre 2026, ha chiarito che il reato di elusione dei provvedimenti del giudice (articolo 388, secondo comma, del Codice penale) non si configura di fronte al mero inadempimento delle disposizioni sull’affidamento, ma richiede la presenza di atti fraudolenti, simulati o condotti in aperta malafede.

La decisione dei giudici

I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso presentato da una madre che era stata condannata nei gradi di merito a due mesi di reclusione con l’accusa di aver impedito al padre di vedere i bambini. Annullando la condanna, la Cassazione ha ricordato come la norma penale non tuteli il rispetto formale di ogni singolo appuntamento, bensì l’effettività della tutela giurisdizionale. La Corte d’Appello aveva erroneamente equiparato qualsiasi inosservanza del calendario a una violazione penalmente rilevante, omettendo di dimostrare se e come la donna avesse posto in essere raggiri finalizzati a evitare l’adempimento.

Ostacoli temporanei e ordinanze generiche

Nel caso specifico, la condotta contestata alla donna si era svolta in un arco temporale ristretto e, nei fatti, l’altro genitore era comunque riuscito a trascorrere del tempo con il minore. Ad alleggerire la posizione della madre è stata anche la struttura del provvedimento civile che regolava le visite: l’ordinanza del giudice civile si limitava a concedere al padre il diritto di visita per «due giorni infrasettimanali e un fine settimana su due», senza tuttavia fissare giorni prestabiliti. Un’impostazione caratterizzata da un’eccessiva genericità che richiedeva una costante collaborazione tra le parti e che non permetteva di trasformare una difficoltà organizzativa o un mancato accordo in una condotta penalmente perseguibile.

A cosa serve la sanzione penale

La pronuncia si pone in continuità con l’orientamento delle Sezioni Unite della Cassazione: la sanzione penale serve a contrastare l’astuzia e le condotte volte a “svuotare” di efficacia le decisioni del giudice civile, ma non può diventare un clava giudiziaria da utilizzare per ogni attrito o incomprensione nella gestione quotidiana dei figli minori.

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