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Non solo motivi economici, ma anche solitudine e sovraccarico: cosa si nasconde dietro la denatalità in Italia

08 Settembre 2026 - 16:48 Costanza Saporito
Denatalità: le cause
Denatalità: le cause
Un'indagine condotta dalla scrittrice e content creator Francesca Bubba e raccontata su La Stampa prova a indagare le ragioni dietro al calo delle nascite in Italia
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In Italia, secondo lIstat, i nati nel 2025 sono stati 355mila: 15mila in meno rispetto all’anno precedente e il numero più basso mai registrato dal secondo dopoguerra. A fronte di una popolazione che invecchia sempre di più, la denatalità è ormai considerata un’emergenza.

Eppure, sempre secondo l’Istat, sono 400mila i figli che le donne italiane avrebbero desiderato nel 2025, se solo determinate condizioni fossero state diverse. 

Notti insonni, fatica fisica e totale mancanza di tempo per sé. Secondo la scrittrice e content creator Francesca Bubba, autrice del libro pubblicato nel 2023 Preparati a spingere: essere madre oggi in Italia ed esperta di temi legati alla maternità, gravidanza ed educazione, il motivo sarebbe da ricercare meno nel fattore economico e più nella solitudine percepita delle neo-madri.

Perché le donne italiane non fanno figli? L’indagine della scrittrice Francesca Bubba

L’indagine di Bubba sulla scelta di molte donne di rinunciare alla maternità è partita da una semplice domanda: «Perché?» ed è stata raccontata in un articolo pubblicato sul quotidiano La Stampa

Nel giro di pochi giorni 10.364 donne hanno risposto al sondaggio. Si tratta di un campione privilegiato: di queste il 60% è laureata, 9 su 10 si trovano in una relazione stabile e il 63% ha un lavoro a tempo indeterminato. Per Bubba: Se il meccanismo si inceppa su di loro, immaginiamoci cosa accade dove non arrivano le condizioni minime».

La ricerca ha preso in considerazione otto compiti domestici e ha rilevato che il 44% delle donne che si occupano da sole di tre di queste attività o meno ha rinunciato ad avere un figlio.

I risultati dell’indagine mettono in crisi la credenza comune. Laddove si pensa che l’ostacolo principale alla maternità sia costituito dal suo costo economico, la ricerca rileva che per 2 donne su 3 il motivo principale è invece relativo al carico di cura, allo squilibrio in casa e all’assenza di una rete. Tre su 5 qindicano invece motivi di salute. 

Se la responsabilità ricade solo sulle donne

Quello che emerge è un quadro in cui la responsabilità della maternità ricade quasi interamente sulle donne, sulle quali grava anche il carico mentale connesso all’organizzazione della vita del bambino. Solo 1 padre su 75, ad esempio, si ricorda di comprare le scarpe ai propri figli. 

Alla domanda: «Quale singola componente, se potessi cambiarla, avrebbe permesso l’esistenza del figlio che non hai avuto?», il 21% delle donne ha risposto lo stipendio, ma le due voci relative a un’equa ripartizione delle azioni di cura con il partner e all’esistenza di un congedo di paternità obbligatoria, sommate raggiungono il 26,8 per cento.

Il risentimento nei confronti della politica

Nella storia di queste donne, rinunciare ad avere un figlio pur desiderandolo porta con sé un groviglio di frustrazione, vuoto, lutto, senso di colpa e fallimento. Ma anche tanto risentimento nei confronti della politica e delle istituzioni. Per Bubba «un periodo di astensione riservato ai padri, imposto per legge, non cedibile e di durata equivalente» rappresenterebbe un primo grande passo in avanti. 

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