Le calciatrici della nazionale spagnola potranno congelare gli ovuli: cosa prevede l’accordo

La Federazione spagnola di calcio sta concludendo un accordo con una clinica specializzata in fertilità per permettere alle calciatrici della Nazionale di congelare i propri ovuli. Lo riporta El País, sostenendo che i dettagli dell’intesa saranno resi noti a settembre, compresi i criteri di accesso e le condizioni economiche del programma. A sostenere il progetto è stata anche Alexia Putellas, due volte Pallone d’Oro e simbolo delle Furie Rosse.
Cosa dicono le norme al momento
Il quotidiano spagnolo scrive che al momento manca un protocollo comune sul congelamento degli ovuli o sulle tecniche di procreazione assistita. Per ora il principale riferimento internazionale è l’Agenzia Mondiale Antidoping (WADA), che richiede la revisione dei farmaci utilizzati e può concedere delle esenzioni per uso terapeutico. Alcune sostanze utilizzate durante la stimolazione ovarica sono infatti proibite e richiedono un’autorizzazione preventiva, mentre altre possono essere utilizzate senza autorizzazione.
La Spagna non è un caso isolato
La Federazione spagnola non è la prima a percorrere questa strada. Nel 2021 il Racing Louisville, negli Stati Uniti, è stato il primo club a raggiungere un accordo con una clinica per questo tipo di trattamenti. Inoltre quest’anno la UEFA ha raccomandato di inserire trattamenti per la fertilità e la riproduzione nelle politiche lavorative dei diversi club. E il Chelsea ha annunciato un accordo con una clinica privata e la creazione di un fondo per coprire le spese per congelare gli ovuli.
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Non solo il calcio
In altri sport ci sono già delle misure per aiutare le atlete durante la maternità. La WTA (Women’s Tennis Association) consente alle giocatrici tra le prime 750 del ranking, rimaste fuori per più di dieci settimane per una procedura di preservazione della fertilità, di rientrare utilizzando un ranking speciale nei tre tornei successivi. Nella Wnba, il corrispettivo femminile della Nba, invece, i club rimborsano fino a 20mila dollari all’anno per le spese di questo tipo non coperte dall’assicurazione.

