La Germania rischia di restare senza gas per l’inverno. L’Italia invece ha scorte sopra la media. Ecco perché

Se il prossimo inverno dovesse essere particolarmente rigido, la Germania potrebbe rischiare di rimanere senza gas. A meno di due settimane dall’inizio dell’autunno, Berlino si trova con le riserve di gas ben al di sotto dei livelli di riempimento raggiunti negli ultimi anni. Questo non significa che il Paese sia destinato a rimanere sicuramente senza gas, specialmente se l’inverno farà registrare temperature tutto sommato nella norma. In caso di freddo eccezionale, però, i margini di sicurezza si restringerebbero. Una situazione che sta facendo preoccupare gli esperti, soprattutto se si considera anhe che la Germania è il Paese che pesa più di tutti sulla domanda europea di gas.
Italia sopra la media Ue, ma le scorte della Germania preoccupano
Secondo Ines, l’associazione tedesca degli operatori dello stoccaggio, al 1° settembre i depositi sotterranei di gas erano pieni soltanto per il 53%, il livello più basso degli ultimi quindici anni. Anche spingendo al massimo le operazioni di riempimento, entro il 1° novembre si potrebbe arrivare tecnicamente soltanto al 77%. Un livello che, secondo le simulazioni dell’associazione, sarebbe sufficiente in uno scenario di temperature normali, ma non in caso di inverno estremamente rigido.
Gli stoccaggi tedeschi si attestano ben al di sotto della media europea, che al momento viaggia al 66,95% di livello di riempimento, contro il 79,2% dello scorso anno. L’eccezione positiva arriva dall’Italia, che a inizio settembre mostrava livelli di riempimento delle riserve di gas dell’84 per cento. Numeri che lasciano perfettamente tranquilli in vista della stagione invernale, considerato che il nostro Paese dispone di una capacità di stoccaggio molto elevata, pari a circa 19 miliardi di metri cubi, ossia circa un sesto del totale dell’Unione europea.
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Perché gli stoccaggi sono così bassi
Ma come mai quest’anno gli stoccaggi di gas sono più bassi che in passato? La ragione principale è che c’è un problema di convenienza economica nell’accumulare le scorte. Normalmente, gli operatori acquistano gas in estate, quando i prezzi sono più bassi, così da conservarlo e rivenderlo durante l’inverno, quando la domanda aumenta. Peccato che la guerra tra Stati Uniti e Iran abbia fatto schizzare al rialzo i prezzi delle materie prime energetiche, rovesciando questa dinamica e rendendo più costoso acquistare gas da destinare alle scorte.
In inverno l’Italia può consumare tre volte il gas dell’estate
L’Italia, come detto, è riuscita a mantenere un livello di riempimento molto più alto. Una delle ragioni è il cosiddetto «premio giacenza», ossia il meccanismo in base al quale Arera che compensa gli operatori per i costi finanziari legati all’accumulo del gas. In altre parole, esiste un incentivo economico a mantenere elevate le scorte. L’Italia, inoltre, dispone storicamente di una grande capacità di stoccaggio di gas, costruita sfruttando anche gli ex giacimenti ormai esauriti.
Come spiega Davide Tabarelli oggi sul Sole 24 Ore, in inverno i consumi italiani di gas sono circa tre volte quelli estivi. A settembre il consumo nazionale si aggira intorno ai 5 miliardi di metri cubi al mese, mentre a gennaio può arrivare facilmente a 9 miliardi, con la domanda che può impennarsi ulteriormente nelle giornate di freddo intenso. Il gas viene utilizzato soprattutto per il riscaldamento di case, ospedale, scuole, negozi, servizi e fabbriche. Per ridurre la domanda di gas, da qualche anno l’Unione europea sta incoraggiando i governi a incentivare il passaggio alle pompe di calore, un’alternativa elettrica e più efficiente delle caldaie a gas ma anche più costosa.
Foto copertina: EPA/Jilmer Postma | La riserva sotterranea di gas di Grijpskerk, nei Paesi Bassi

