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Tre mesi di carcere a due attiviste di Ultima Generazione che avevano imbrattato il Senato: annunciato il ricorso

11 Settembre 2026 - 13:57 Ygnazia Cigna
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Secondo quanto riferisce il movimento, una delle due si era limitata a riprendere con il cellulare e l’altra a srotolare uno striscione rimanendo seduta a terra
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Due attiviste di Ultima Generazione sono state condannate a tre mesi di carcere dal Tribunale di Roma per il blitz al Senato del 2 gennaio 2023, quando alcuni ambientalisti avevano imbrattato la facciata di Palazzo Madama con la vernice arancione. Secondo quanto riferisce il movimento, «una delle due si era limitata a riprendere con il cellulare e l’altra a srotolare uno striscione rimanendo seduta a terra». Nel corso dell’udienza dibattimentale, il Pm ha chiesto l’assoluzione per le due imputate, ma al termine il giudice ha emesso una sentenza di condanna a tre mesi, con sospensione condizionata al risarcimento danni. La difesa, fanno sapere, procederà al ricorso in Appello. Gli altri tre attivisti che, invece, avevano proprio imbrattato la facciata del Senato erano già stati condannati a otto mesi di reclusione. Il Senato aveva chiesto un risarcimento danni di 190mila euro, ma il tribunale aveva accordato una provvisionale da 60mila euro.

«Stiamo subendo centinaia di processi»

«In questi anni, le persone di Ultima Generazione stanno subendo centinaia di processi in cui abbiamo ricevuto finora oltre ottanta assoluzioni. E questo solo per aver denunciato in maniera nonviolenta ciò che oggi è drammaticamente sotto gli occhi di tutti. Contro di noi il governo Meloni ha legiferato in maniera specifica e mirata, all’interno dei sei decreti sicurezza approvati in quattro anni, ma anche con leggi ad hoc», commenta un portavoce di Ultima Generazione.

«Ondate di calore, incendi, alluvioni, grandine grossa come palle da baseball, danni enormi al settore agricolo, migliaia di morti per caldo tra la popolazione più anziana, prezzi al consumo dei prodotti alimentari con rincari di oltre il 50%. Ma i responsabili di tutto questo, di questa colpa verso l’intera umanità, quando andranno alla sbarra?», aggiunge. «Le multinazionali del fossile, le banche e le compagnie assicurative, che investono i nostri soldi in petrolio, gas e armi ottenendo extra profitti da capogiro, i politici che li continuano a sostenere e e favorire con le scelte attuate. Per loro quando inizierà il processo?», conclude.

La stretta contro gli attivisti che bloccano le strade

Una stretta del governo era arrivata nel 2024 con una legge promossa dall’allora ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, in risposta al moltiplicarsi di azioni dimostrative organizzate da Ultima Generazione ed Extinction Rebellion. Il provvedimento aveva previsto, tra le altre cose, una sanzione amministrativa da 20mila a 60mila euro per chiunque distrugga, disperda, deteriori o renda in tutto o in parte inservibili o non fruibili beni culturali o paesaggistici propri o altrui. Un’altra stretta contro gli attivisti è stato introdurre che coloro che bloccano la strada con il proprio corpo rischiano fino a un mese di reclusione e, se il blocco è organizzato da più persone riunite, la pena sale da sei mesi a due anni.

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