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Ranucci-Lavitola, l’incontro dopo la bomba senza telefoni. Cosa ha detto Natalia Potenza ai pm: gli affari in Africa e i sospetti sul giornalista

13 Settembre 2026 - 07:17 Giovanni Ruggiero
Sigfrido Ranucci, Natalia Potenza e Valter Lavitola
Sigfrido Ranucci, Natalia Potenza e Valter Lavitola
«Ci saranno colpi di scena - assicura l'avvocato dell'ex compagna del faccendiere a Libero - Potrebbero cambiare la posizione di Ranucci, di Lavitola, tutta lanarrazione fatta sino a oggi, tutti gli alibi. Può cadere tutto il loro castello». Gli affari di Lavitola e l'incontro dopo la bomba: cosa ha raccontato la donna ai magistrati che indagano sull'attentato all'ex conduttore di Report
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A mettere nero su bianco l’incontro più delicato dell’intera vicenda è stata Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola, davanti ai pm di Roma: «Si sono incontrati alcuni giorni dopo la bomba senza i telefoni», ha raccontato. Secondo la ricostruzione fornita dal legale della donna, Giuseppe Cavallaro, Sigfrido Ranucci si sarebbe presentato per la prima e unica volta a casa di Lavitola cinque giorni dopo l’esplosione dell’ordigno, lasciando il cellulare in cucina e parlando per una mezz’ora in giardino. Un episodio che, secondo Potenza, sarebbe facilmente verificabile perché la scorta del giornalista può testimoniare quell’unico spostamento in via Traversari, a ridosso dell’attentato di Pomezia. Da qui l’avvertimento dello stesso Cavallaro: «Può cadere tutto il loro castello»

Le omissioni di Ranucci ai pm secondo l’avvocato di Natalia Potenza

Quando è stato interrogato dai magistrati, ricorda l’avvocato Cavallaro, Ranucci «ha omesso di dire che lui cinque giorni dopo la bomba, tutto tranquillo, come se non fosse successo niente, si era presentato per la prima e unica volta a casa Lavitola. Non era scosso perché Natalia ci ha parlato. Lui e Valter hanno lasciato i telefoni in cucina e la mia assistita li ha visti andare in giardino a parlare per una mezz’oretta. È tutto chiaro? Ci vuole uno scienziato?». Cavallaro assicura che «ci saranno colpi di scena – dice a Libero da Madrid prima di tornare a seguire il Gp di F1 – potrebbero cambiare la posizione di Ranucci, di Lavitola, tutta la narrazione fatta sino a oggi, tutti gli alibi».

Cosa ha raccontato Potenza nelle dieci ore di interrogatorio

Alle 10 e un quarto Potenza ha varcato la soglia dell’ufficio del pm Edoardo De Santis, restando in audizione per dieci ore, come racconta Il Messaggero. Con sé un faldone di oltre 1.200 pagine, documenti bancari, fiscali e societari. Accompagnata dalla sorella Andrea, che di recente ha preso in mano la società che gestisce il Cefalù bistrot, la donna non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche prima o dopo l’audizione, scegliendo il silenzio stampa concordato con la Procura. Sull’attentato ha ribadito la propria estraneità: «Non sapevo della bomba». Nel frattempo si è consumato anche un botta e risposta tra gli avvocati Sergio Cola e Cavallaro sull’eventuale utilizzo di email private di Lavitola, con il primo che ha diffidato l’altro di rivelare comunicazioni private.

Come faceva Lavitola a risultare nullatenente

Il capitolo economico è quello su cui Potenza si sarebbe soffermata più a lungo. Dopo la condanna che lo ha obbligato a restituire allo Stato 12 milioni di euro per contributi non spettanti quando dirigeva l’Avanti, Lavitola avrebbe scelto di risultare formalmente senza beni continuando però ad amministrare, tramite prestanome, un reticolo di attività internazionali, ricostruisce Il Messaggero. Si va dal progetto sul carbon credit in Zimbabwe, con 20 milioni di euro dichiarati al governo locale, al Camerun, dove il ruolo di prestanome sarebbe di Clesio Gomes Tavares, fino a un conto riservato in Montenegro presso la banca Hipotekarna e a interessi in Brasile, import-export di pesce surgelato compreso. Libero aggiunge un filone toscano: la cessione per 2,27 milioni di quote della Frosini attraverso la società britannica Mansfield Brownlimited, operazione su cui le versioni delle parti restano tutt’altro che coincidenti.

Chi è Chimutengo e cosa dice sui soldi spediti in Africa

Tra i protagonisti minori ma tutt’altro che marginali della vicenda c’è Benjamin Chimutengo, ex socio di Lavitola in Zimbabwe, che in un’intervista al Tg1 ha ammesso di aver dirottato verso il Camerun un flusso mensile di circa 20.000 euro, per un totale che secondo La Verità sfiorerebbe i 270.000 euro. Chimutengo ha spiegato: «Ho iniziato a dubitare del giro di denaro che dall’Italia dovevo smistare», aggiungendo di non poter escludere che quei fondi siano finiti agli esecutori dell’attentato. Lo stesso imprenditore ha inoltre negato l’esistenza di un vero business dei carbon credit in Camerun e ha annunciato di voler citare in giudizio anche Ranucci per un’intervista rilasciata a un giornale zimbabwese sull’inchiesta di Report riguardo agli investitori italiani truffati.

Cosa ha detto Potenza su Ranucci ai pm

Se pubblicamente Potenza aveva raccontato che Ranucci «con Valter aveva un rapporto costante», arrivando a cenare spesso al Cefalù prima di defilarsi perché si sentiva esclusa dai loro discorsi, il memoriale portato ai magistrati cambia decisamente registro, secondo La Verità. La donna avrebbe indicato elementi per ipotizzare un coinvolgimento del giornalista negli affari africani di Lavitola, risalenti almeno al 2022 e concentrati attorno allo Zimbabwe, oltre a un utilizzo di Report come «strumento» in vicende private dell’ex compagno. Tra i riscontri portati anche una mail che, a suo dire, proverebbe un ruolo di Ranucci in una trattativa legata proprio al Cefalù bistrot.

Ranucci: «Voglio continuare a fare il giornalista»

A margine dello spettacolo Diario di un trapezista, andato in scena a Prato, Sigfrido Ranucci ha respinto ogni ipotesi di un futuro in politica: «Chi pensa alla mia candidatura pensa male. Io voglio fare il giornalista, do fastidio come giornalista». Il gtiornalista Rai ha parlato anche del carico emotivo di questi mesi, sostenendo che il 90% degli articoli usciti sul suo conto sarebbe falso, e ha detto di considerare corretto che i magistrati lo risentano alla luce dei nuovi elementi emersi.