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Israele contro il film “Naza”, l’Idf apre un’indagine: «Possibile divulgazione non autorizzata di materiale classificato»

14 Settembre 2026 - 18:24 Alba Romano
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La decisione arriva dopo giorni di polemiche e le minacce nei confronti dei due registi. Il capo di Stato maggiore ha annunciato che verrrà usato «ogni strumento a disposizione» per proteggere i soldati
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Il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), Eyal Zamir, ha ordinato una revisione legale e un’indagine sulla presunta divulgazione non autorizzata di «materiale classificato» utilizzato nella realizzazione del film Naza, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor e incentrato sull’uccisione di massa dei palestinesi. Lo riferisce l’Idf in una nota. Secondo Zamir, il film «distorce deliberatamente la realtà» con l’obiettivo di minare la «legittimità dell’esercito e dello Stato di Israele».

Il tenente ha quindi disposto la creazione di un team interagenzia e multidisciplinare, guidato dal capo della Direzione della Pianificazione, incaricato di elaborare una risposta alle accuse mosse nel film. In precedenza, il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar aveva annunciato sui social l’intenzione di promuovere un’iniziativa per «revocare la cittadinanza» ai due registi. Anche il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir aveva criticato duramente la pellicola, definendola su X un «danno collaterale, diretto contro il popolo d’Israele».

Di cosa parla il film

La pellicola ha vinto il Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia, portando a casa standing ovation e decine di minuti di applausi da pubblico e giuria. Naza è prodotto dal quotidiano britannico Guardian e raccoglie le testimonianze di militari e membri dell’intelligence israeliana che hanno partecipato alle operazioni nella Striscia di Gaza. Attraverso i loro racconti, la pellicola mostra come l’esercito israeliano selezioni gli obiettivi da colpire e utilizzi sistemi informatici per individuare e classificare quelli potenziali. Il titolo cita proprio un acronimo militare usato dall’intelligence israeliana per indicare il numero di civili che si prevede vengano uccisi in un raid aereo.