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La lettera ai giudici dell’uomo che ha abusato di una 13enne a Torino: «Mi scuso, voglio rimanere in Italia»

15 Settembre 2026 - 07:24 Alba Romano
torino molestie 13enne lettera cittadino
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È libero ma ha l'obbligo di firma. Tra 20 giorni il responso sul ricorso della procura
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«Sono molto dispiaciuto per quello che ho fatto alla bambina. Me ne vergogno profondamente. Non dovevo permettermi e sono sicuro che non capiterà più nulla di simile». A scriverlo è l’uomo che ha confessato l’abuso sessuale di una 13enne in un minimarket a Torino. Il cittadino bengalese di 42 anni, commesso del negozio in periferia del capoluogo piemontese, è libero ma ha l’obbligo di firma. Ma vive chiuso in un alloggio di fortuna. Teme di essere linciato. Ma ieri ha scritto la lettera con l’aiuto di un’interprete e della sua avvocata Francesca D’Urzo.

La richiesta d’aiuto

La missiva prosegue con una richiesta d’aiuto: «Ho deciso di rivolgermi a un centro di ascolto per uomini che hanno commesso brutti gesti su donne e bambini per avere un supporto psicologico. Il mio avvocato mi sta aiutando a cercare un centro, anche se non è facile, anche perché non conosco l’italiano. Farò un corso di lingua per poter iniziare un percorso con esperti». L’indagato dichiara ai giudici che non vuole più lavorare a contatto con il pubblico. «Non voglio più tornare in quel minimarket finché non avrò concluso un percorso psicologico io non lavorerò mai più a contatto con il pubblico, perché so che non deve mai più accadere una cosa simile. Il mio obiettivo, adesso, è trovare una mansione defilata, sperando che qualcuno mi assuma nonostante il clamore mediatico della vicenda».

Lavapiatti

La mansione di lavapiatti in cucina sarebbe la soluzione per l’uomo arrivato a Lampedusa nel 2021 e con un permesso di soggiorno che scade nel 2027. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi la scorsa settimana ha annunciato che sta studiando il modo per annullare la sua protezione speciale. Lui intanto dice: «Io ho bisogno di lavorare perché la mia famiglia in Bangladesh vive grazie al mio aiuto economico. Voglio continuare a vivere in Italia e mi piacerebbe un giorno poter portare qui la mia famiglia», conclude. C’è un passaggio della lettera in cui si dichiara un uomo «spaventato dalla gogna mediatica». Anche se, nella riga successiva, ammette, che quella stessa «gogna» lo ha «aiutato a comprendere di più il mio errore».

Il pericolo di fuga

La pm Eleonora Sciorella, nell’appello con cui impugna la scarcerazione, ribadisce che esiste il pericolo che fugga. Oltre al rischio che reiteri il reato verso «infinite potenziali vittime». Il questore Massimo Gambino ha mandato all’indagato un avviso orale in cui definisce le sue «condotte» «un pregiudizio per la sicurezza e la tranquillità pubblica». L’avvocata Francesca D’Urzo, ieri, ha chiesto ai giudici il rigetto della richiesta della procura. Il suo assistito è disposto anche a indossare il braccialetto elettronico. I giudici decideranno entro 20 giorni.

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