Strade Sicure, FdI rinvia il voto sull’aumento dei militari. Ira della Lega. L’allarme dei funzionari di polizia: «No alle sovrapposizioni»

La risoluzione promossa dalla Lega per rafforzare e ampliare l’operazione Strade Sicure era attesa per il voto domani, 17 settembre, in commissione Difesa alla Camera, dopo il pressing del vicepremier Matteo Salvini. Il voto è però slittato alla prossima settimana, dopo l’opposizione di FdI. Al centro della risoluzione c’è la proposta di portare da 6.800 a 10mila i militari impegnati nell’operazione. Ma i dubbi non arrivano solo dall’interno della maggioranza: dopo le parole dei giorni scorsi del ministro Crosetto, a interrogarsi sulle possibili conseguenze per le forze di polizia è anche l’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia (ANFP). Il segretario nazionale Enzo Marco Letizia, a Open: «Concorso tra militari e forze di polizia sì. Ma no alla sovrapposizione».
Il rinvio del voto e la protesta della Lega
Le polemiche all’interno della maggioranza si erano intensificate già nei giorni scorsi, dopo i paletti fissati dagli alleati di FdI e Fi, e le richieste di modifica del testo da parte del ministro Guido Crosetto. In mattinata, la commissione Difesa della Camera ha deciso di sconvocare la seduta prevista per domani, 17 settembre, nel corso della quale sarebbe dovuto avvenire il voto. Colpa dell’opposizione di FdI, che ha chiesto il rinvio alla prossima settimana.
«La sicurezza degli italiani non si rinvia», attacca il capogruppo del Carroccio in commissione, Eugenio Zoffili. Dura anche la condanna del senatore della Lega, Gianluca Cantalamessa: «Oltre 60 capoluoghi sono ancora scoperti, serve rinforzare i presidi in stazioni, periferie» e «il calendario dovrebbe seguire le urgenze e tutelare gli italiani: questa è la prima urgenza». Sul punto si è espresso con cautela anche il ministro degli esteri Tajani: «Il dossier sicurezza tocca ai ministri Crosetto e Piantedosi, bisogna fare in fretta ma bisogna trovare la soluzione migliore per garantire la sicurezza».
Gongola l’opposizione, che con Stefano Graziano, capogruppo del Pd in commissione Difesa alla Camera, torna a denunciare una maggioranza spaccata sull’ennesimo punto: «Fratelli d’Italia ha proposto di rinviare la seduta di domani sulla mozione e noi ci eravamo dichiarati anche disponibili mentre la Lega si è dichiarata contraria al rinvio. È la fotografia delle divisioni del governo anche sulla sicurezza».
Che cos’è Strade Sicure
Sul sito del ministero della difesa si legge: «L’Operazione Strade Sicure è iniziata il 4 agosto 2008, sulla base della Legge 24 luglio 2008, nr. 125, che prevedeva la possibilità di impiego di personale militare appartenente alle Forze Armate per specifiche ed eccezionali esigenze di prevenzione della criminalità, in aree metropolitane o densamente popolate». I militari, posti a disposizione dei Prefetti, «possono essere destinati alla vigilanza di siti e obiettivi sensibili e ai servizi di perlustrazione e pattuglia che, significativamente, la legge stabilisce siano svolti “in concorso e congiuntamente alle Forze di polizia”», spiega a Open, il Segretario nazionale dell’associazione funzionari di polizia, Enzo Marco Letizia.
Dopo una previsione iniziale di un contingente non superiore a 3mila unità, per un periodo di sei mesi, la misura è stata poi nel tempo prorogata «in relazione alle straordinarie esigenze di prevenzione e contrasto della criminalità e del terrorismo». «Oltre 6.600 militari dell’Esercito – si legge, dal sito del Ministero (anche se le stime più aggiornate riferiscono di 6.800 militari, ndr) – sono presenti in 58 province del territorio nazionale a presidio di circa 1.000 siti e aree sensibili».
La differenza di competenze
Strade Sicure prevede così una stretta collaborazione tra militari e forze di polizia. «Ai militari impiegati nell’operazione sono attribuite le funzioni di agente di pubblica sicurezza e specifici poteri» tra cui «l’identificazione e la perquisizione immediata di persone e mezzi per prevenire o impedire comportamenti che possano mettere in pericolo persone o luoghi vigilati», spiega il segretario ANFP. Poteri «concreti», «collocati all’interno di un perimetro normativo molto preciso».
Sull’altro fronte, «la polizia giudiziaria interviene, invece, quando il reato è stato commesso: ricerca gli autori, assicura le fonti di prova, compie gli atti previsti dal codice di procedura penale e opera funzionalmente alle dipendenze dell’Autorità giudiziaria». Attività, tutte queste, che «richiedono specifica formazione, esperienza professionale, conoscenza delle procedure e delle garanzie previste dall’ordinamento», precisa Letizia.
Il timore di sovrapposizioni
A fronte di una distinzione tutt’altro che meramente terminologica, il timore espresso dall’ANFP riguarda proprio il possibile superamento del confine tra i diversi ambiti di competenza, alla luce delle più recenti dichiarazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto e di alcuni esponenti della maggioranza. «Oggi non c’è una norma approvata che attribuisca ai militari di Strade Sicure funzioni di polizia giudiziaria. La legge vigente dice esattamente il contrario», rassicura Letizia.
Ma, continua, nel momento in cui Crosetto fa riferimento alla necessità, qualora si vogliano militari più operativi nelle città, di renderlo «legalmente possibile» e di intervenire normativamente, o quando altri esponenti della maggioranza parlano di «nuovi poteri, diverso addestramento, strumenti ed equipaggiamenti» e di una presenza con «modalità più dinamiche», secondo Letizia è lecito domandarsi: «Di quali poteri si parla?». Mentre rivendica l’impianto originario: «Concorso sì, sovrapposizione no».
Il nodo dei nuovi poteri
Ma non solo. Letizia si dice preoccupato anche da uno studio di Shield-SDA Bocconi, che ha prospettato esplicitamente, sostiene, per militari selezionati e appositamente formati, «funzioni di polizia giudiziaria ad acta», circoscritte alla flagranza e agli atti urgenti. «Non sosteniamo che questa proposta coincida con quella del Governo: sarebbe scorretto affermarlo», precisa Letizia. «Diciamo però che l’ipotesi di superare l’attuale esclusione delle funzioni di polizia giudiziaria è ormai concretamente entrata nel dibattito pubblico», è la sua conclusione.
Cosa cambierebbe per i militari
La distinzione starebbe tutta tra il volere «rendere più efficiente il concorso dei militari, mantenendo fermo l’attuale confine con le funzioni di polizia» e l’attribuire «anche inizialmente in forma limitata, funzioni di polizia giudiziaria» ai militari. Scelta, quest’ultima, che implicherebbe secondo il segretario «doverli formare, organizzare ed equipaggiare secondo logiche proprie della polizia». Inoltre, si porrebbe la questione di un coordinamento, responsabilità e di rapporto funzionale con l’Autorità giudiziaria. «A quel punto non staremmo più semplicemente potenziando Strade Sicure: staremmo progressivamente costruendo un ulteriore soggetto chiamato a esercitare funzioni di polizia», è la sua denuncia.
La richiesta: «più poliziotti, carabinieri e finanzieri»
Il nodo, per l’ANFP, è anche come rafforzare concretamente la presenza e la capacità di intervento nelle città, anche nel quadro delle recenti previsioni del discusso ddl Sicurezza: «Se servono più pattuglie nelle città, maggiore capacità di intervento, prevenzione e investigazione, riteniamo prioritario assumere più poliziotti, carabinieri e finanzieri», è l’opinione di Letizia. Si tratta di professionisti che, rivendica, sono «selezionati e formati specificamente per queste funzioni: conoscono le procedure, maturano quotidianamente esperienza nel controllo del territorio e nella polizia giudiziaria e operano stabilmente nel rapporto con l’Autorità giudiziaria». Il prezioso contributo delle Forze armate, resta invece «essenziale per la difesa e la sicurezza del Paese, tanto più nell’attuale scenario internazionale», precisa.

