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«Sbirri maledetti, gli facciamo il c…»: le chat dei medici dei falsi certificati agli immigrati

17 Settembre 2026 - 05:52 Alessandro D’Amato
cpr certificati falsi immigrati inchiesta ravenna chat
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L'inchiesta di Ravenna: ipotizzata l'associazione a delinquere. I messaggi tra i dottori: «Piuttosto che mandare uno in un Cpr mi faccio radiare»
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Sono 23 i medici raggiunti da decreti di perquisizione nell’inchiesta della procura di Ravenna sui falsi certificati per evitare il Cpr. Si tratta di 21 infettivologi e due psichiatri: sette a Bari, sei a Ferrara, due a Bologna, due a Rimini e due a Matera (che lavorano però a Bari), uno a Biella, uno a Roma, uno a Livorno e uno a Milano. Intanto nell’indagine gli investigatori lavorano proprio sulle chat tra dottori.

I falsi certificati per evitare il Cpr

Un messaggio, di cui parla oggi La Verità, risale al 19 giugno 2024: «Altre due non idoneità da Ravenna». La risposta arriva poco dopo: «Grandissim* (con l’asterisco al posto della desinenza, ndr)». Ma è il messaggio successivo quello che oggi vale la pena rileggere: «Se vi va mandatemi copia delle certificazioni, che sto tenendo una mappatura». Al telefono ci sono l’infettivologa indagata Elisa Vanino e Nicola Cocco. Anche lui infettivologo ed esponente della Società italiana di medicina delle migrazioni. Cocco è indagato con altre tre persone già indagate e altre da identificare.

Associazione a delinquere

L’ipotesi contestata è quella di «associazione a delinquere». Finalizzata, secondo l’accusa, «alla formazione di falsi certificati utilizzati per impedire i rimpatri». La prima accusa di falso riguardava 34 certificati. Per Anastasia Zoffoli, Elisa Vanino e Marta Zatti il gip Federica Lipovscek aveva disposto dieci mesi di interdizione dall’esercizio della professione sanitaria. Per gli altri cinque il divieto, sempre per dieci mesi, era stato circoscritto alle attività di certificazione relative ai Cpr. Cocco e Vanino condividevano l’invio di «report aggiornati» sulle dichiarazioni d’inidoneità rilasciate dai medici delle Malattie infettive e la trasmissione di copie delle certificazioni.

Sbirri maledetti

Agli atti c’è un’intercettazione successiva all’interrogatorio di una dottoressa in questura. «L’ho sentita», dice Cocco. Poi aggiunge: «Gli facciamo il culo a ’sti sbirri maledetti». La Vanino risponde con un pollice alzato. Un altro nome dell’inchiesta è Valentina Lussana, memorizzata come Scippa. C’è uno scambio di messaggi con Zoppoli che risale al 10 luglio 2025: «La polizia mi vuole fare un verbale», perché non aveva concesso l’idoneità a una persona che si voleva espellere dall’Italia. «Ma perché, se non sta bene?», domanda la Lussana. La risposta sposta la conversazione sul terreno delle convinzioni personali: «È una questione etica per me», afferma la Zoffoli. E aggiunge: «È in corso una campagna di Geraci (Salvatore, medico romano, da oltre 35 anni impegnato nel settore della medicina delle migrazioni, ndr) al riguardo che alcuni di noi abbracciano».

Un essere umano

E poi: «No dai Vale non posso validare il mandare là un essere umano». Qualche mese prima, il 12 aprile, la Zoffoli aveva parlato con la Vanino: «Io sostengo la campagna, avevo seguito anche Geraci, la Bondini & Co nelle loro riflessioni a riguardo, totale supporto al No Cpr». Infine c’è un messaggio di Marta Zatti. Il 19 settembre 2025 in chat usa un plurale: «Tutti noi siamo per non firmare quando ci portano le persone per il Cpr… piuttosto che mandare uno in un Cpr mi faccio radiare».

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