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«Ho il codice fiscale corretto, ma i computer dicono che è falso»: l’odissea di Andrea Rossotti, vittima di omocodia

18 Settembre 2026 - 17:50 Roberta Brodini
andrea rossotti e il problema con l'omocodia
andrea rossotti e il problema con l'omocodia
Ha le stesse lettere e numeri di un cittadino nato a Milano nello stesso giorno. L'Agenzia delle Entrate gli ha assegnato un nuovo codice fiscale. Ma quella sequenza, perfettamente valida, viene ancora rifiutata da diversi sistemi informatici: «È un incubo»
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Esistono poche cose al mondo che sembrano destinate a non cambiare mai. Tra queste, molti potrebbero includere anche il codice fiscale, con quella sua sequenza di 16 caratteri che identifica ciascuno di noi in modo univoco. Eppure, come per il caso della massese che al rinnovo della carta d’identità si è trovata nata ad Apuania (comune fascista esistito solo tra il 1938 e il 1946 con la fusione di Carrara, Massa e Montignoso), anche Andrea Rossotti, milanese, ha avuto problemi. Più di vent’anni fa ha scoperto di essere vittima di un caso di omocodia, una situazione in cui il calcolo del codice fiscale può produrre la stessa sequenza per due persone diverse. L’Agenzia delle Entrate gli ha quindi assegnato un nuovo codice fiscale, formalmente corretto ma, a distanza di decenni, ancora non riconosciuto da diversi sistemi informatici, compresi alcuni utilizzati dalla pubblica amministrazione. E, da allora, per Rossotti ogni pratica online può trasformarsi in «un incubo».

Che cos’è l’omocodia

Il problema ha un nome ben preciso: omocodia. Quando il calcolo del codice fiscale genera la stessa sequenza per due o più persone, l’Agenzia delle Entrate attribuisce a ciascuna di esse un nuovo codice fiscale. A spiegarlo, è l’ente stesso sul proprio sito: «In questi casi, l’Agenzia delle Entrate provvede ad attribuire a ciascuna di esse un nuovo codice fiscale, calcolato a partire da quello generato in base ai dati anagrafici». Il nuovo codice è quindi perfettamente valido, anche se può presentare un formato diverso da quello originario. Secondo alcune stime, in Italia sarebbero circa 50mila le persone interessate da una soluzione legata all’omocodia.

Come funziona l’assegnazione del codice fiscale

Il codice fiscale è definito come un’espressione alfanumerica di 16 caratteri, indicativi dei dati anagrafici di una persona fisica. Nella maggior parte dei casi, è il frutto di un calcolo così preciso che, conoscendo nome, cognome, sesso, luogo e data di nascita di una persona, dovrebbe essere possibile generare la sequenza in automatico. Esistono infatti diversi software online che servono per un suo rapido calcolo.

Ma non in tutti i casi il codice può essere generato seguendo questa modalità. Se del nome e cognome vengono prese solo una serie di lettere (normalmente tre consonanti per ognuno), e due persone non del tutto omonime, ma con nomi e cognomi simili, sono nate nello stesso luogo, lo stesso anno e condividono lo stesso sesso, sorge spontanea una domanda. Cosa ne è dell’univocità del loro codice fiscale? Un problema al quale l’Agenzia delle Entrate ha posto rimedio con nuovi codici fiscali, che spesso però non verrebbero riconosciuti da diversi software online, non sufficientemente elastici da permettere l’inserimento di diversi formati.

La storia del signor Rossotti: da 205Q a 20RL

Rossotti ha raccontato a Open come ha scoperto la sua anomalia sulla tessera sanitaria: «All’epoca avrò avuto 20 o 25 anni. Mi hanno detto che esisteva un Andrea Rossi, nato nel mio stesso giorno a Milano, che aveva il mio stesso codice fiscale. Così, l’Agenzia delle entrate me lo ha cambiato». L’uomo, che di professione fa il geologo ed è specializzato in vulcanologia, prosegue: «Invece di mettere, per esempio, 205L, o 204Q, mantenendo un numero e una lettera di “controllo” finale, nel mio caso l’agenzia delle entrate ha messo 20RL, ossia due lettere». Un cambiamento di cui non sa dire se sia stato l’unico destinatario: «Non so se l’hanno cambiato solo me, o a tutti e due». Fatto sta che quel 205Q finale che accomunava i due codici – e i due Andrea –, per almeno uno dei due possessori, si è tramutato in 20RL: «Ma così ha sballato tutto», denuncia il geologo milanese.

I problemi con l’avvento del digitale

«Si tratta di un problema che ho scoperto in anni di battaglie, e che hanno in realtà moltissime persone», prosegue Rossotti nel suo racconto. «Mi hanno detto che in Italia dalle 40 alle 50mila persone hanno questa soluzione all’omocodia». Ma il problema sono i software: «Il mio codice, avendo una lettera in più e un numero in meno, non viene quasi mai riconosciuto dai sistemi online. Dicono: errore». Un disguido che si è intensificato dall’avvento dell’online. Se in passato bastava spiegare di persona il qui pro quo all’interlocutore di turno, ora che tutto è online è tutta un’altra storia. I sistemi costringerebbero spesso Rossotti a dover inserire il vecchio codice per poter andare avanti: «Finché si tratta di rinnovare la tessera del supermercato, mi va anche bene. Però, se si tratta di cose importanti, non posso accettare che venga messo il codice falso».

Dall’asilo alla patente: tutti gli ostacoli del codice fiscale

Un caso che può spiegare bene la routine di Rossotti è quello che lo vede interagire con la sua assicurazione: «Io, per esempio, sono assicurato con Unipol. Ogni volta che devo denunciare un sinistro, inserisco 205Q, che compare in automatico con le mie generalità, e poi dopo mando alla compagnia un’e-mail, scrivendo loro: “Attenzione, che il mio codice fiscale in realtà finisce per 20RL”». Ma non sempre una comunicazione integrativa è sufficiente: «Quando mia figlia era piccola, non ho potuto iscriverla all’asilo, perché la procedura era online». Stessa cosa per il sito dell’ASL Lombardia: «Il più delle volte, non accetta i miei dati e non posso guardare i risultati di analisi ed esami».

Poi, la volta in cui, per aver rinnovato la patente di persona e non online sul sito della motorizzazione, sempre per il solito “errore” segnalato dal sistema, «ho dovuto mandare tutto per iscritto a Roma pagando 10 euro a quelli che mi rinnovano la patente, perché li ho fatti faticare con la pratica cartacea». Ultimo nella lista, ma non per importanza, il caso che lo aveva visto suo malgrado penalizzato durante l’emergenza Covid: «Io, tra le altre cose, sono anche un insegnante. Durante la pandemia, quando gli insegnanti dovevano essere i primi a fare il vaccino, mi ero iscritto sul sito della ASL, Regione Lombardia. Ma non accettava il mio codice fiscale». Risultato: Rossotti ha dovuto attendere tre mesi per ottenere il suo vaccino. «È una follia», commenta il geologo.

«Il mio codice fiscale è corretto, ma per i computer è sbagliato»

Rossotti, comunque, non si è arreso all’idea che per tutta la vita dovrà combattere con un disservizio, facilmente risolvibile: «Negli anni ho chiesto informazioni, ho parlato con vari gruppi di avvocati e associazioni di cittadini, per cercare una soluzione. Ma non c’è stato niente da fare», racconta con sconforto. Il problema, però, è stato riconosciuto anche in Parlamento. In una risposta del Governo alla Camera del 25 novembre 2025, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che alcuni siti web e procedure informatiche non riconoscono le caratteristiche dei codici fiscali modificati per omocodia, rendendo più difficile per i cittadini svolgere alcune operazioni online.

Così, nel tempo, Rossotti è riuscito a far valere le sue ragioni: «All’epoca avevo fatto causa all’agenzia di telecomunicazioni con cui ero abbonato, e ho avuto un giusto indennizzo». Ma continuare a fare cause non è di certo il suo obiettivo: «Il mio obiettivo è attirare l’attenzione su un problema che c’è, esiste e crea disagi». «Sarebbe bello se si diffondesse di più questa notizia, in modo tale che le aziende comincino a conoscere il problema», è la speranza di Rossotti. L’appello è rivolto a chi programma i software, perché «abbia l’elasticità di permettere l’inserimento anche di due numeri o due lettere». Responsabilità, secondo Rossotti, condivisa anche da chi acquista i programmi: «Dovrebbe dire al programmatore “ignorante” cosa il sistema dovrebbe prevedere. Ma al tempo stesso, il programmatore non dovrebbe essere così ignorante», taglia corto.

Il caso della signora Tonazzini: «Ho sentito la sua storia come molto simile alla mia»

Rossotti si è deciso a raccontare di nuovo la sua storia dopo aver letto la notizia di Anna Maria Tonazzini, 82enne nata a Carrara, che con il rinnovo della carta d’identità è risultata nata ad Apuania. Il cambio del Comune di nascita ha comportato in automatico anche un nuovo codice fiscale, con il rischio di disallineamenti su contratti, ricette mediche e pratiche burocratiche. «Ho sentito la sua storia come molto simile alla mia. Io da 30 anni lotto con questo codice fiscale. Mi dispiace per la signora: non ha neanche la minima idea dei problemi che avrà».

Foto copertina: Andrea Rossotti, per sua gentile concessione