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L’Irlanda giocherà contro Israele: lo spogliatoio vota contro il boicottaggio. Ma non ci sarà la stretta di mano con gli avversari

26 Settembre 2026 - 19:33 Bruno Gaetani
irlanda israele nations league boicottaggio gaza
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Dopo mesi di polemiche, i giocatori irlandesi hanno deciso di scendere in campo per il match di Nations League. Al braccio indosseranno una fascia in segno di lutto per le vittime di Gaza
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Nessun boicottaggio: Israele-Irlanda si giocherà. Dopo giorni di tensioni e discussioni all’interno dello spogliatoio, i giocatori della nazionale irlandese hanno deciso di scendere in campo per la partita di Nations League in programma per domenica sera in Ungheria e il 4 ottobre in Serbia, due campi neutri. Negli ultimi giorni, si è rischiato che il match non si giocasse, principalmente a causa dell’intenzione di calciatori e allenatore di voler boicottare l’evento. Alla fine, però, la squadra ha votato per decidere se giocare o meno contro Israele, e la maggioranza dei giocatori ha deciso di scendere in campo.

La campagna per il boicottaggio

La polemica che aleggia intorno ai match tra Israele e Irlanda risale almeno a inizio anno, ossia a quando sono stati sorteggiati i calendari delle partite di Nations League. Da allora, alcuni importanti calciatori si sono uniti a personaggi del mondo dello spettacolo nella campagna Irish Sport for Palestine, chiedendo alla federcalcio irlandese di far pressione sulla Uefa per escludere Israele dalle competizioni a causa della campagna militare condotta a Gaza e degli insediamenti illegali in Cisgiordania. «Quando le regole vengono violate, quando l’occupazione, l’apartheid e il genocidio sono in corso, non possiamo voltarci dall’altra parte», aveva dichiarato in una nota Amnesty International, una delle tante organizzazioni internazionali che hanno sostenuto la campagna di boicottaggio.

La decisione messa ai voti nello spogliatoio

Nello spogliatoio, il primo giocatore a prendere posizione e ad annunciare che non sarebbe sceso in campo è stato il portiere Gavin Bazunu. Il suo annuncio è stato seguito ben presto da altri quattro giocatori, cominciando a far preoccupare la federcalcio irlandese. Fino alla vigilia della partita, non era affatto scontato che il match si sarebbe giocato. Così, i vertici della nazionale hanno suggerito di mettere la questione ai voti. «Non giocheremo con il genocidio, ma contro il genocidio», aveva affermato nei giorni scorsi il commissario tecnico, Heimir Hallgrimsson. Alla fine, la sua linea ha avuto la meglio, con la maggioranza dei giocatori che ha deciso di scendere in campo nei due match contro Israele.

Lutto al braccio e nessuna stretta di mano

Le polemiche di questi giorni non sono state accolte di buon grado dalla federazione calcistica israeliana, che in una nota pubblicato su X ha scritto: «Abbiamo dato il nostro contributo al mondo e all’umanità in innumerevoli campi, guadagnandoci un numero impressionante di premi Nobel. Purtroppo non abbiamo ancora trovato una cura per la stupidità, l’ignoranza e l’ipocrisia dimostrate dall’allenatore della nazionale della Repubblica d’Irlanda». Secondo quanto riportano i media inglesi, l’Irlanda non osserverà alcun impegno con la stampa e i giocatori in campo con la fascia al braccio in segno di lutto per le vittime dei bombardamenti a Gaza. I proventi del match saranno devoluti in beneficenza. I giocatori, inoltre, salteranno la tradizionale stretta di mano con gli israeliani a inizio partita.

Foto copertina: EPA/Francesca Agosta | Una protesta anti-israeliana per il match di Conference League tra Lugano e Maccabi Tel Aviv

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