Salvini in tv, l’affondo su Garlasco: «Stasi in galera 16 anni da innocente? Se così interverremo» – Il video

Le novità dall’inchiesta sul delitto di Garlasco? Di norma «le seguo da telespettatore», dice il vicepremier Matteo Salvini in tv, ospite di Nicola Porro su Rete 4. Ma quanto annunciato oggi dalla procura di Pavia all’esito della chiusura delle indagini su Andrea Sempio appare dirompente: «I carabinieri del Ris di Parma agli ordini del generale Luciano Garofano sapevano che il test del Dna sui pedali della bici di Stasi era negativo ma nascosero i risultati che provavano la sua innocenza». Le due contro-analisi effettuate già all’indomani del fermo di Alberto Stasi nel settembre 2007, insomma, lo avrebbero scagionato con chiarezza già allora, ma per qualche ragione furono omesse dagli atti trasmessi ai magistrati e ai giudici dei cinque processi. E su questo Salvini, dice a Quarta Repubblica, è pronto a tornare a indossare i panni del ministro. «Se davvero è stato buttato in galera per 16 anni un innocente… Se fosse vero che il Ris di Carabinieri aveva degli elementi che deponevano a favore dell’innocenza di Stasi che si sono persi sarebbe estremamente grave, ne chiederemo conto, faremo un’interrogazione. E nella prossima legislatura riproporremo la riforma della giustizia».
Cosa non torna negli esami che incastrarono Stasi
Dopo la pubblicazione del comunicato stampa della procura di Pavia è intervenuto anche Luciano Garofano, l’uomo che nel 2007 comandava il Ris di Parma. «Credo ciecamente nell’onestà dei miei collaboratori. Escudo categoricamente che ci siano state irregolarità, tanto più che le analisi sono state fatte alla presenza dei consulenti di parte e questo sgombra il campo da qualsiasi dubbio». Una versione questa che la procura però oggi smentisce. Secondo gli inquirenti pavesi, oltre tutto, la famosa traccia palmare 33, attribuita dall’accusa a Sempio, avrebbe potuto essere valorizzata già all’epoca come bagnata di sangue. Le nuove analisi della anatomopatologa Cristina Cattaneo avrebbero individuato la durata dell’aggressione «come minimo tra i 15 e i 30 minuti» e ciò escluderebbe, secondo la finestra temporale ormai nota nei processi, la presenza di Stasi sulla scena del crimine. Nei giorni scorsi l’ex generale è stato ascoltato dai magistrati pavesi: «Ho dato le mie spiegazioni affrontando i temi che il procuratore mi ha presentato in veste di persona informata sui fatti e come tale sono uscito».
I legali di Chiara Poggi: «Ora basta»
Di diverso avviso sulle conclusioni della procura di Pavia sono invece i legali della famiglia di Chiara Poggi. «Secondo quanto emerge dal comunicato della Procura di Pavia sarebbe stato svolto in questi mesi un ulteriore approfondimento tecnico di parte volto a sostenere l’astratta possibilità che Andrea Sempio avesse calzato quel giorno delle scarpe Frau 42 a dispetto del comune buon senso», scrivono gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna. «Per il resto – aggiungono – i dati apparentemente evocati in relazione alle prove che furono acquisite in contraddittorio nei confronti di Alberto Stasi non fanno che riproporre dei temi di prova già noti ed ampiamente approfonditi nel relativo processo, sia sotto il profilo genetico che sotto quello medico-legale». A questo punto, è la conclusione, «ci auguriamo che la vicenda possa essere sottoposta quanto prima alla competente Corte di Appello, la quale potrà rilevare l’assenza di qualsiasi elemento di novità, ponendo auspicabilmente fine all’impropria ricerca di un colpevole alternativo».
In copertina: Matteo Salvini ospite di “Quarta Repubblica” su Rete 4 – 28 settembre 2026

