Malan (FdI)apre all’election day per le politiche 2027. Perché la data unica potrebbe favorire Meloni
Giorgia Meloni ha ripetuto anche recentissimamente che non vuole le elezioni anticipate: «Onoreremo il nostro mandato fino alla fine», ha dichiarato al recente evento organizzato dal Gazzettino. Ma che la data per le elezioni politiche 2027 sarà effettivamente ottobre prossimo e non prima lo credono in pochi, sebbene questa sia la versione ufficiale che tutti ripetono, specie se intervistati pubblicamente.
Oggi 5 ottobre invece, un po’ a sorpresa e mentre intanto alla Camera partiva la “chiama” per la prima fiducia sulla legge elettorale, il capogruppo in Senato di Fratelli d’Italia Lucio Malan, in onda su Un giorno da pecora a Radio 1, ha accreditato una ipotesi che finora era relegata ai chiacchiericci e in qualche retroscena anche parecchio autorevole: si potrebbe votare in primavera, ma non ad aprile come è stato scritto su vari giornali, bensì a maggio, con un election day che coinvolga le amministrative dei principali capoluoghi italiani. Tra questi, Roma, Milano, Torino, Napoli e Bologna.
Cosa ha detto il capogruppo di FdI al Senato
«La scadenza è cinque anni, abbiamo votato a settembre e quindi si potrebbe rivotare a settembre. Il difetto per il voto a settembre è che hai poco tempo per la campagna elettorale, e poi c’è da fare la legge di Bilancio che è molto delicata come cosa. Per cui, potrebbe esserci l’esigenza di votare a maggio e potrebbe avere un senso votare insieme alle Comunali», ha detto Malan, suscitando un po’ di sorpresa, perché tradizionalmente le amministrative nei grandi comuni sono favorevoli al centrosinistra e non al centrodestra.
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Quando il conduttore Giorgio Lauro ha chiesto conto a Malan di questo rischio di sbilanciamento a sinistra, Malan è apparso piuttosto serafico, rispondendo: «In ogni caso si vota, in tutto il mondo il centrosinistra va meglio nei grandi centri mentre i conservatori e i moderati vanno meglio nei centri più piccoli e addirittura, diciamo così, nelle campagne», e poi discettando su come la destra vada meglio tanto nelle campagne americane quanto in quelle europee. Insomma, niente panico. Anzi, un discorso che appariva ben ragionato.
In serata, Malan ha aggiustato il tiro: «Per quanto ci riguarda la legislatura va fino in fondo e cioè fino all’autunno del 2027, ferme restando le prerogative del Capo dello Stato», ha dichiarato al Tg3.
Le ragioni per votare con le amministrative
Un non detto, nel discorso di Malan a favore del voto anticipato, però c’è. Anzi a veder bene ce ne sono almeno tre. Il primo, e più scontato, è che in primavera Roberto Vannacci potrebbe aver visto già diminuire il suo consenso mentre il centrosinistra potrebbe essere ancora impelagato nelle discussioni formali su prima l’uovo o la gallina, ovvero prima il programma o prima il candidato (e su come arrivare ad entrambi). Poi c’è un tema competitor a sinistra: qualora il Campo largo dovesse valutare di avere un candidato terzo, i rumuors accreditano due sindaci uscenti che punteranno alla riconferma: il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi e quello di Roma, Roberto Gualtieri. Per entrambi sfilarsi dal comune per correre una incerta sfida politica potrebbe rivelarsi un boomerang da molti punti di vista (rapporto con l’elettorato, incertezza del risultato, rischio di consegnare una importante città alla destra).
Infine, il ragionamento più analitico riguarda proprio le città al voto. Perché se è vero che in queste città, nelle ultime tornate elettorali ha vinto il centrosinistra (tranne Bologna e Napoli dove il centrodestra non ha mai prevalso) è anche vero che la recente partecipazione elettorale è stata minore rispetto alle politiche e che spesso accade che l’affluenza alta favorisca il centrodestra, mentre quella bassa aiuti il centrosinistra.
L’affluenza alle amministrative
Insomma, in città contendibili quali sono in particolare Milano, Torino e in parte Roma, votate insieme alle politiche favorirebbe il centrodestra invece di danneggiarlo. A dirlo sono i numeri dell’affluenza. Alle politiche del 2022, elezioni che hanno visto una partecipazione particolarmente bassa ma nel trend nazionale (e ormai sotto la media dei grandi paesi europei) ha votato il 64% degli italiani. Alle amministrative di quello stesso periodo la media è stata del 47%. Se anche quest’ultimo trend si invertisse, visto che in alcuni casi si è votato in un periodo ancora toccato dall’emergenza covid, è realistico pensare che si tornerebbe al massimo all’affluenza della tornata precedente, assestata al 54%. In ogni caso ci sono dieci punti di distacco rispetto alle politiche.
Una mobilitazione più popolare, è il ragionamento del centrodestra, non può che aiutare. E nessuno potrebbe criticare la scelta della data, né il centrosinistra che ha caldeggiato l’election day, né il Quirinale che spesso richiama informalmente al contenimento delle spese burocratiche (anche se sulla scelta della data elettorale ha fatto sapere di non voler entrare).

