Legge elettorale, niente incidenti alla Camera: respinte le pregiudiziali di costituzionalità. Quali sono le prossime incognite
Buona la prima per la legge elettorale. Il primo dei due voti segreti che preoccupano la maggioranza si chiude senza incidenti: la Camera ha respinto le cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni con 229 voti contrari e 151 favorevoli, su 380 votanti. Nessun astenuto e, al termine dello scrutinio, applausi dai banchi della maggioranza. La riforma può quindi proseguire il suo ultimo stress test a Montecitorio, dopo le modifiche approvate dal Senato.
Un primo ostacolo superato, dunque, ma la prova decisiva per Giorgia Meloni è dietro l’angolo. Perché il risultato uscito dai tabelloni di Montecitorio non consente ancora al governo di dirsi al riparo da agguati. Da qui all’approvazione definitiva resta ancora il voto finale, anche quello destinato a svolgersi a scrutinio segreto, fissato per giovedì 8 ottobre alle 12.30. Nel mezzo il governo ricorrerà a tre questioni di fiducia sui primi tre articoli della riforma.
Il primo voto segreto dopo l’incidente di luglio
Alla Camera il livello di attenzione era massimo fin dalla mattina. Banchi della maggioranza a ranghi serrati, numerosi ministri presenti in Aula e deputati precettati. Non fa dormire sonni tranquilli alla maggioranza il precedente di luglio, quando durante il primo passaggio alla Camera l’emendamento sulle preferenze presentato da FdI, Noi Moderati e Udc era stato bocciato per un solo voto a scrutinio segreto. Ora, arrivati all’ultima curva con la terza lettura, l’allerta sui franchi tiratori è altissima.
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Alla vigilia il ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani aveva parlato di «massima vigilanza», pur escludendo controlli sui deputati: «Ogni parlamentare, eletto, farà i conti con la propria coscienza». Avvertendo che, in caso di mancata approvazione della legge, ci saranno «conseguenze serie e importanti». Un’apprensione diffusa, come già anticipato da Open. Questa volta però nessuna sorpresa. Le pregiudiziali presentate da +Europa, Pd, M5s, Italia Viva e Avs, riunite in un’unica votazione segreta, sono state respinte.
I 229 no non mettono al riparo dai franchi tiratori
C’è poi un dettaglio che rende il risultato di oggi diverso da quello che si vedrà al voto finale. Futuro Nazionale, contrario alla legge elettorale e schierato contro il testo già in commissione, ha annunciato il voto contrario alle pregiudiziali di costituzionalità. Edoardo Ziello lo ha spiegato in Aula senza lasciare margini di dubbio: «Non possiamo votare a favore di pregiudiziali di costituzionalità ridicole proposte con argomenti da scappati di casa», precisando però subito dopo: «Ci opporremo lo stesso nelle sedi opportune a questa legge». E attaccando il meccanismo delle candidature: «Con questa legge ci saranno ancora le varie Siracusano candidate in Sicilia ed elette in Piemonte».
Al riparo del voto segreto è naturalmente impossibile sapere come abbia votato ogni singolo deputato. Ma il dato politico è chiaro: Futuro Nazionale ha dato il suo via libera, pur restando contrario alla riforma, regalando alla maggioranza un piccolo bonus di voti. Alla Camera la componente vannacciana conta infatti nove deputati, dopo l’ingresso dell’ex forzista Tommaso Calderone. Diverso sarà al momento del sì o del no definitivo alla riforma.
I voti di fiducia per blindare il testo
Per superare anche l’ultimo miglio, il governo ha deciso di porre tre questioni di fiducia sui primi tre articoli della legge. Saranno poste tutte lunedì 5 ottobre alle 14. Martedì sarà apposta la fiducia sugli articoli 1 e 2, relativi rispettivamente alla Camera e al Senato, che contengono anche il nuovo sistema delle preferenze con capilista bloccati. Mentre mercoledì 7, dalle 9, sono previste le dichiarazioni di voto e la votazione sull’articolo 3, relativo alle circoscrizioni del Trentino-Alto Adige/Südtirol. Nel pomeriggio, dopo il question time, dalle 16.15 alle 20 toccherà invece agli ordini del giorno. Questo il calendario aggiornata dalla capigruppo di oggi.
La fiducia, che viene votata per appello nominale, se posta sul mantenimento di un articolo e approvata, preclude la votazione degli emendamenti riferiti a quell’articolo. È il meccanismo che consente al governo di ridurre al minimo gli spazi per nuove imboscate durante l’esame del testo. C’è infatti un ultimo rischio procedurale. La Camera sta esaminando il testo modificato dal Senato: se approvasse anche una sola modifica, il provvedimento dovrebbe tornare a Palazzo Madama per una nuova lettura. La scelta di blindare con la fiducia le parti più sensibili serve anche a evitare una nuova navetta e arrivare direttamente al voto conclusivo. Anche perché la premier ha già premesso che non ammetterà passi falsi.
La trappola sull’alternanza di genere
Le tre fiducie tagliano le gambe anche ad altri eventuali voti segreti sugli emendamenti più delicati. Dopo le polemiche – anche all’interno della maggioranza – sui capilista, non sottoposti a un vincolo di alternanza tra uomini e donne nella riforma, l’opposizione infatti stava valutando anche la possibilità di riproporre direttamente in Aula un emendamento sul tema, chiedendo il voto segreto. In questo modo, l’emendamento ‘trappola’, essendo riferito ai primi tre articoli coperti dalla fiducia (gli altri tre articoli finali contengono norme di coordinamento, coperture finanziarie e disposizioni transitorie), non arriverà a una votazione separata. Un’altra mina disinnescata dalla maggioranza insomma.
Il test dell’ultimo voto segreto
Superate le fiducie e gli ordini del giorno, resterà così l’ultimo passaggio. Il voto finale è atteso l’8 ottobre e le opposizioni hanno già fatto sapere che chiederanno nuovamente lo scrutinio segreto. Da regolamento, la possibilità di un voto finale segreto sulle leggi elettorali resta compatibile con la fiducia posta sui singoli articoli: anche dopo l’approvazione delle questioni di fiducia, il provvedimento deve infatti essere sottoposto alla votazione conclusiva. È in quel momento che il governo non avrà più paracaduti, non potendo più ricorrere alla fiducia per rendere palese il voto. E così si teme il ritorno dei malumori degli ultimi mesi: sulle preferenze in primis.

