Muscoli senza palestra? Come funzionano i farmaci che promettono di cambiare il nostro corpo senza sforzo
Dopo la rivoluzione dei farmaci contro l’obesità, la ricerca farmaceutica guarda già a un nuovo possibile traguardo: sviluppare medicinali capaci di preservare, e persino aumentare, la massa muscolare. Il successo di molecole come semaglutide e tirzepatide, che hanno trasformato il trattamento dell’obesità, ha infatti portato alla luce una questione importante. Quando si perde molto peso, non si elimina soltanto il grasso corporeo, ma si riduce anche la cosiddetta massa magra, che comprende i muscoli. Una conseguenza non esclusiva di questi farmaci, ma comune al dimagrimento, che ha spinto diverse aziende farmaceutiche a cercare nuove soluzioni. L’obiettivo non è più soltanto far perdere peso, ma intervenire sulla composizione corporea, preservando il tessuto muscolare durante il trattamento.
Il nuovo farmaco sperimentale
I primi risultati iniziano ad arrivare. Il 1° ottobre 2026, l’azienda farmaceutica americana Regeneron ha annunciato nuovi dati sul trevogrumab, un farmaco sperimentale che agisce sui meccanismi biologici di regolazione della crescita muscolare. I risultati, presentati al congresso dell’Associazione europea per lo studio del diabete (EASD) e in attesa di pubblicazione sulla rivista scientifica The Lancet, provengono dallo studio clinico di fase 2 COURAGE.
Secondo quanto comunicato dall’azienda, la somministrazione di trevogrumab insieme a semaglutide ha permesso di limitare la perdita di massa muscolare rispetto al trattamento con il solo farmaco antiobesità. In particolare, un’analisi condotta attraverso la risonanza magnetica ha rilevato che la combinazione ha preservato circa il 70% del volume muscolare della coscia che sarebbe altrimenti andato perduto.
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Si tratta di risultati ancora da consolidare, ma che aprono una prospettiva più ampia: dopo i farmaci che modificano il peso corporeo, la prossima frontiera potrebbe essere quella dei medicinali che intervengono direttamente sui muscoli. Ma fino a che punto queste terapie potranno migliorare la forma fisica? E soprattutto, potrebbero un giorno ottenere risultati che oggi associamo all’esercizio e all’allenamento, oppure rappresenteranno soltanto uno strumento complementare?
Come funzionano i farmaci che agiscono sui muscoli
Per capire come sia possibile intervenire farmacologicamente sulla massa muscolare bisogna partire dalla miostatina, una proteina prodotta soprattutto dai muscoli scheletrici che contribuisce a limitarne la crescita. Si tratta di una sorta di freno naturale: attraverso specifici segnali cellulari, la miostatina regola lo sviluppo e le dimensioni dei muscoli. È proprio su questo meccanismo che si concentra una parte importante della ricerca. Farmaci sperimentali come trevogrumab e apitegromab sono anticorpi monoclonali progettati per inibire l’attività della miostatina, sebbene intervengano in momenti differenti del suo processo di attivazione. Altre molecole agiscono invece su bersagli differenti, ma collegati allo stesso sistema di regolazione.
È il caso del bimagrumab, un anticorpo monoclonale che agisce in modo diverso: anziché bloccare direttamente la miostatina, impedisce a questa proteina e a un’altra, chiamata activina A, di legarsi ai recettori presenti sulle cellule muscolari. In questo modo interrompe i segnali che limitano la crescita dei muscoli, favorendo il mantenimento e potenzialmente l’aumento della massa muscolare. Uno studio clinico di fase 2 pubblicato su Nature Medicine nel marzo 2026,, che ha coinvolto 507 adulti con obesità o sovrappeso associato a complicanze, ne ha valutato gli effetti da solo e in combinazione con semaglutide. Dopo 48 settimane, la combinazione alle dosi più elevate ha prodotto una riduzione della massa grassa del 33,7%, contro il 21,1% registrato con semaglutide 2,4 mg, mentre la massa magra è diminuita del 2,3%, contro il 6,9%. Quest’ultima comprende, oltre ai muscoli, anche altri tessuti e componenti dell’organismo.
Altri risultati sono arrivati anche dall’apitegromab, studiato in associazione a tirzepatide, uno dei farmaci utilizzati per il trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità. In uno studio di fase 2 pubblicato a giugno 2026, che ha coinvolto 102 persone con sovrappeso o obesità, il trattamento ha permesso di limitare la perdita di massa magra di circa 1,9 chilogrammi rispetto al gruppo trattato con tirzepatide e placebo, nell’arco di 24 settimane. Secondo i ricercatori questi dati suggeriscono la possibilità di modificare non soltanto quanto peso si perde, ma anche la composizione dei tessuti coinvolti nel dimagrimento.
Cosa resta da dimostrare e il paragone con l’allenamento fisico
Preservare la massa magra, tuttavia, non equivale necessariamente a far crescere i muscoli, così come un aumento della massa muscolare non garantisce automaticamente una maggiore forza o una migliore funzionalità fisica. I ricercatori spiegano come le sperimentazioni condotte finora hanno fornito risultati promettenti soprattutto sulla composizione corporea, mentre restano da dimostrare benefici funzionali clinicamente rilevanti e la sicurezza dei trattamenti nel lungo periodo.
Nello studio sul bimagrumab, per esempio, soltanto uno dei gruppi trattati ha registrato un miglioramento significativo della forza di presa della mano rispetto al placebo, mentre negli altri gruppi non sono emerse differenze significative. È un risultato che mette in evidenza uno dei principali interrogativi della ricerca: quanto della massa muscolare preservata o aumentata grazie ai farmaci si traduce effettivamente in una maggiore capacità di movimento e in migliori prestazioni fisiche?
Il confronto con l’allenamento fisico apre la questione sulla capacità di questi farmaci di sostituire l’esercizio fisico o se per preservare e aumentare la massa muscolare sia sufficiente allenarsi.
L’attività fisica, soprattutto quella di forza, rappresenta già uno degli strumenti più efficaci per mantenere e sviluppare i muscoli. A differenza dei farmaci sperimentali, inoltre, non agisce soltanto sulla loro massa, ma migliora anche la forza, la coordinazione e il metabolismo. Esistono però condizioni in cui l’allenamento potrebbe non bastare a contrastare completamente la perdita muscolare. È il caso di chi affronta un dimagrimento importante, anche attraverso farmaci antiobesità come semaglutide e tirzepatide: l’allenamento di forza può contribuire a limitare la perdita muscolare, senza necessariamente impedirla del tutto. Oppure di chi parte già da una massa muscolare ridotta, come alcune persone anziane o pazienti con malattie croniche, per i quali un’ulteriore perdita può compromettere la forza e l’autonomia. In queste situazioni, i nuovi trattamenti potrebbero offrire un aiuto aggiuntivo, ma resta ancora da dimostrare se e quanto siano più efficaci del solo allenamento nel preservare la muscolatura e migliorarne la funzionalità. Allo stesso modo, non esistono oggi prove sufficienti che possano sostituire l’attività fisica e i suoi molteplici benefici per l’organismo.

