Dona una casa alla figlia ma poi chiede la revoca per «ingratitudine». No del Tribunale: «Ha tutelato la madre tradita, lui nascose l’amante»
Aveva donato una villetta nel Lodigiano alla figlia, ma a distanza di un anno ha chiesto di revocare la donazione «per ingratitudine», arrivando a trascinarla davanti al Tribunale civile. Protagonista della vicenda, ricostruita sul Corriere della Sera, è un padre che, dopo aver firmato l’atto notarile nel febbraio 2025, ha preteso la restituzione dell’immobile per via di alcuni messaggi WhatsApp ricevuti dalla figlia. A sostegno della richiesta ha invocato l’articolo 801 del Codice civile, che consente di revocare la donazione in caso di ingiuria grave. La giudice Francesca Varesano, però, ha respinto la domanda e condannato l’uomo a pagare 4.500 euro di spese legali.
Cosa contenevano i messaggi contestati dal padre
I messaggi in questione riguardavano delle offese che la figlia aveva rivolto al padre. Il primo, in particolare, esordiva con «Mi fai schifo, ho detto ai tuoi nipoti che sei un uomo di m…». Una frase già sufficiente per l’uomo per riavere la villetta donata. Il Tribunale, però, ha valutato anche il contesto in cui erano state scritte. Pochi giorni prima, infatti, la madre della ragazza aveva scoperto una relazione extraconiugale del marito, durata circa vent’anni e confessata dallo stesso uomo. La figlia, travolta da un misto di emozioni, gli aveva scritto in quel momento.
La richiesta della figlia per tutelare la madre
A essere contestato è stato anche un altro fatto. Nel 2017 la figlia aveva concesso ai genitori, in comodato d’uso gratuito, un appartamento in provincia di Lodi. Dopo la scoperta della doppia relazione, però, la madre aveva deciso di procedere per la separazione e la ragazza aveva chiesto al padre di trasferirsi altrove. Nella vicenda, la giovane avrebbe voluto tutelare la madre. Anche perché parte economicamente più debole della coppia, visto che il padre percepiva una pensione più alta. Nella sentenza, riportata dal Corriere della Sera, viene specificato che «la separazione tra i coniugi è stata espressione di una scelta condivisa, attraverso la procedura di negoziazione assistita, dando atto dell’intollerabilità della convivenza tra i coniugi e della previsione di futura vita separata».
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Cos’ha deciso il Tribunale di Lodi
Per quanto riguarda la villetta nel Lodigiano, secondo il giudice Varesano «il carattere anche solo potenzialmente lesivo della richiesta di restituzione dell’immobile della figlia va contestualizzato nella vicenda famigliare, completamente omessa dall’uomo in sede di richiesta di revoca della donazione». Per questo, durante la sentenza di primo grado, il Tribunale ha dato torto all’uomo e gli ha ordinato di rimborsare le spese legali della figlia, che in quella vicenda aveva «solo difeso la madre».

