«Questi non vogliono lavorare di lunedì, ma pure il martedì…», il fastidio di Giorgetti costretto a parlare all’aula vuota: «Nuvoloni all’orizzonte» – Il video
Il sorriso con cui ha liquidato i cronisti non ha coperto del tutto il fastidio. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha parlato di scostamento di bilancio davanti all’aula di Montecitorio quasi deserta e, uscito dall’aula, si è sfogato a lungo con i giornalisti. «Per lo scostamento servono 201 sì, così non passa», ha detto a Repubblica. Si riferiva al voto sulla risoluzione che autorizza lo scostamento, atteso poche ore dopo e da approvare con la maggioranza assoluta. «Non c’era nessuno, è incredibile», ha aggiunto. Il voto, spiega sempre Repubblica, era stato fissato di martedì perché i deputati si erano opposti a rientrare il lunedì dopo il fine settimana. Da qui la battuta: «Eh, questi non vogliono lavorare di lunedì, ma mi sembra che nemmeno il martedì abbiano tanta voglia».
Quanti deputati c’erano in aula durante l’intervento sul Dpfp
Per Il Messaggero i banchi della maggioranza ospitavano sei deputati, il doppio di quelli del centrosinistra. Secondo il Corriere della Sera, durante l’intervento del ministro il numero è salito a una ventina. Giorgetti ha aperto con un saluto ironico, «Buongiorno onorevoli colleghi presenti in Aula», accolto da un applauso. Poi ha aggiunto: «Molti di voi hanno partecipato alle riunioni delle commissioni». Ai cronisti che gli chiedevano delle assenze ha risposto, sorridendo, con un «Ma io c’ero…».
Cosa ha detto Giorgetti sullo scostamento di bilancio
Il ministro è intervenuto poco dopo le 9 nel giorno del Documento programmatico di finanza pubblica, con il Consiglio dei ministri sulla manovra in agenda. Doveva ottenere il via libera del Parlamento a uno scostamento di bilancio che il Corriere quantifica in 28 miliardi e Repubblica in 29 miliardi. Secondo Repubblica, 14 di questi saranno impiegati subito con la legge di bilancio: 7 per gli investimenti green e 7 per la difesa. Giorgetti ha motivato la scelta con l’incertezza del contesto: «Programmare soprattutto a tre anni in situazioni di grande turbolenza è assai complicato», con aggiornamenti del Fmi che arrivano ogni settimana. Poi la metafora: «Quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione». La rotta, ha detto, va confermata «in un momento come questo in cui si annunciano nuvoloni all’orizzonte». L’obiettivo resta rispettare i target della nuova governance europea e, «se le condizioni lo consentiranno», uscire dalla procedura per deficit eccessivo a primavera.
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A cosa servirà la clausola Nec per energia e difesa
Sulla richiesta di attivare la clausola di salvaguardia Nec, Giorgetti ha parlato di «un passo consapevole di scostamento rispetto alla linea di prudenza» e ha sostenuto che sia la Commissione europea sia i mercati la considerano sostenibile per il debito pubblico italiano. Secondo il ministro, la Commissione ha concesso uno spazio di flessibilità che andrà «sicuramente a investimenti per garantire appunto la sicurezza energetica». Il governo ritiene però che, almeno nella fase iniziale e più acuta della crisi, vada usato anche per un sostegno «selettivo e temporaneo» a famiglie e imprese colpite dal rincaro dell’energia e dall’inflazione. Il confronto con Bruxelles, ha spiegato, è già in corso e proseguirà fino alla decisione del Consiglio sulla concessione della Nec all’Italia. Lo ha definito «una specie di trattativa, chiamiamolo negoziato» per capire quali voci possano essere incluse.
Le reazioni all’aula deserta, tra legge elettorale e opposizioni
Dopo le 10, quando Giorgetti era già al Senato, Cecilia Guerra del Pd ha preso la parola per dire: «Indecente, solidarietà al ministro Giorgetti che ha parlato di fronte a un’aula vuota». Sulle cause, il Corriere riporta più letture. C’è chi attribuisce l’assenza alla nuova legge elettorale, che reintroduce una quota di preferenze, pur con capilista bloccati, e spinge una parte dei candidati a cercare voti sul territorio. Maria Elena Boschi, capogruppo di Italia Viva, ha un’altra spiegazione: ai deputati di maggioranza, dice, non interessa più nulla, «sono sfilacciati», e nemmeno la Lega era presente «con Giorgetti impegnato nel dibattito più importante sull’unico documento di programmazione di finanza pubblica». Un deputato di centrosinistra che ha preferito restare anonimo vede solo «un po’ di sciatteria», ma esclude che sia un messaggio politico: «Non credo sia un segnale politico».

