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Aggressioni in microcar a Roma, cosa rischiano i due minorenni accusati di tentato omicidio: l’ipotesi del carcere e la chance della messa alla prova

14 Ottobre 2026 - 19:49 Patrizio Nicolò
La minicar utilizzata da due minorenni per le aggressioni nel quartiere Monteverde della Capitale
La giustizia minorile prevede misure alternative alla detenzione e percorsi di recupero. Ma la gravità delle accuse e il possibile coinvolgimento in più aggressioni potrebbero pesare sulle decisioni dei giudici
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Le notizie che arrivano da Roma, con l’individuazione dei due giovani di 16 e 17 anni accusati di tentato omicidio per una violenta aggressione a bordo di una microcar e ritenuti responsabili anche di altri episodi simili, impongono una riflessione sulle probabili conseguenze giudiziarie. 

I reati contestati

Il primo aspetto riguarda la gravità delle condotte. Se verranno confermati gli ulteriori episodi di aggressione, sarà necessario contestare e valutare ogni singolo fatto, individuando le responsabilità per ciascuna vittima. Oltre al tentato omicidio ipotizzato per l’episodio più grave, verranno ragionevolmente contestati altri reati, come le lesioni personali, con le eventuali aggravanti per ogni vittima coinvolta. Sarà la Procura, all’esito delle indagini, a definire il quadro delle accuse.

Responsabilità penale anche per chi non ha materialmente colpito la vittima

Un aspetto importante riguarda il fatto che le aggressioni sarebbero state commesse da due persone. È opportuno sottolineare che la responsabilità penale non dipende soltanto da chi materialmente sferra i colpi al passante, come nei casi contestati. Anche chi contribuisce consapevolmente alla realizzazione dell’aggressione può risponderne, pur non avendo colpito direttamente la vittima. Si può parlare infatti anche di concorso morale, che può consistere nell’aver guidato la vettura e aver, per cosi dire, pianificato insieme gli eventi. Il contesto generale, poi, fa pensare che possano essere contestati i futili motivi come aggravante, qualora l’aggressione fosse stata ad esempio compiuta “per noia”. 

C’è poi il tema delle dichiarazioni rese dai ragazzi. Se hanno ammesso le aggressioni, questo elemento potrà avere un rilievo nel procedimento, ma è ancora presto per stabilirne le conseguenze concrete. 

Come funziona la giustizia minorile

Nella fase attuale, la prima importante decisione della Procura, che dovrà nel caso essere confermata da un Giudice, sarà quella di decidere se chiedere delle misure cautelari. Nel sistema minorile, in ambito cautelare, esistono strumenti diversi dalla detenzione negli istituti di pena minorile, come il collocamento in comunità o la permanenza domiciliare, che possono essere adottati in presenza dei presupposti previsti dalla legge. La scelta dipenderà dalla gravità delle condotte, dalle esigenze cautelari e dalla situazione individuale dei ragazzi, e appunto dal loro comportamento e consapevolezza di quanto hanno commesso.

È importante ricordare che essere minorenni non significa essere automaticamente irresponsabili sul piano penale. Sono non imputabili i minori di 14 anni. La minore età comporta tuttavia un trattamento sanzionatorio specifico, la riduzione fino ad un terzo della pena, orientato anche alla personalità e al percorso di crescita del giovane.

La messa alla prova

Ed è proprio qui che si colloca la particolarità della giustizia minorile. Il suo obiettivo non è soltanto punire, ma anche evitare che un ragazzo, ancora in formazione, venga definitivamente allontanato dalla società senza una reale possibilità di recupero. Uno degli strumenti più significativi è la messa alla prova: il procedimento può essere sospeso per consentire al minore di seguire un percorso educativo, con il supporto dei servizi competenti e, quando previsto, con attività riparative nei confronti delle vittime. Se il percorso si conclude positivamente, il reato viene dichiarato estinto.

Questo non significa che la messa alla prova debba essere concessa sempre, né che la gravità dei fatti possa essere ignorata. La sua applicabilità va valutata dal giudice sulla base delle condizioni previste dalla legge e delle caratteristiche del caso concreto. La storia personale, il contesto familiare e sociale e la personalità del ragazzo sono elementi importanti, ma non cancellano la gravità di un’aggressione e le conseguenze che questa produce sulla vittima. L’ammissione di colpevolezza è sicuramente un passaggio obbligato per valutare in futuro la scelta di chiedere la messa alla prova.

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