Meloni in Senato (e poi alla Camera) prima del Consiglio europeo: «Rischiosa la scelta di Trump sul gasolio russo, risposta coordinata sull’energia» – La diretta
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni riferisce al Senato e quindi alla Camera in vista del Consiglio europeo di domani e dopodomani a Bruxelles. Le comunicazioni a palazzo Madama sono iniziate alle 9, quindi, dopo la consegna del discorso alla Camera, e la partecipazione al dibattito, Meloni sarà al Quirinale per pranzare con il presidente Sergio Mattarella. Nel pomeriggio il dibattito a Montecitorio.
Monti a Meloni: "Non tema Vannacci, lo combatta"
Il senatore a vita Mario Monti interviene parlando con soddisfazione per la presenza. di Giorgia Meloni in Senato in vista del Consiglio europeo: “Ho molto apprezzzato le parti del suo intervento dedicate a Ucraina e Medio Oriente e, in particolare la critica alle decisioni prese da Donald Trump.
Sono d’accordo che l’Italia non sieda in Europa a dire sempre sì, questa è stata la condotta dell’Italia anche prima del suo governo, mi pare però che lei abbia una attitudine acritica nei confronti della Germania. Eviterei di essere vittima della sindrome di Berlino, che spesso fa scelte economiche a danno dell’Italia. So che il pubblico più fedele che ha in Italia, quello degli industriali, fa piacere l’accostamento con la Germania, ma questo può non essere favorevole all’Italia”.
Mario Monti sostiene che Meloni sia apparsa, in passato, preoccupata di Roberto Vannacci: “Non lo sia – le consiglia – Il loro programma si sgretola da se, non temetelo, combattetelo”.
"Difendo l'Italia come milioni di lavoratori"
La premier ha quindi concluso che la sua determinazione a Bruxelles sarà pari ai lavoratori che “tengono in piedi questa nazione”: “Si può lavorare per un’Europa più solida e credibile senza smettere, neanche per un minuto, di difendere l’Italia con orgoglio”, ha detto. “È con questo orgoglio che andrò a Bruxelles. Con la stessa determinazione di milioni di italiani che ogni giorno lavorano, producono, innovano e tengono in piedi questa Nazione. Perché a loro dobbiamo un’Europa che li protegga, invece di ostacolarli. E a loro voglio dire che, ovunque si decida il loro futuro, l’Italia c’è per farsi sentire”.
"Sui migranti l'opposizione difende più la Spagna dell'Italia"
Meloni ha anche rivendicato i risultati sul contrasto agli arrivi illegali di migranti, difendendo in particolare la scelta di chiudere Schengen nei confronti della Spagna: “Intendiamo andare avanti nella direzione avviata, senza abbassare la guardia. Anche perché gli eventi di Ceuta della fine di luglio hanno dimostrato bene quanto velocemente possano prodursi situazioni di pressione eccezionale alle frontiere esterne”.
“Alla luce di quei fatti, come sapete – ha sottolineato la presidente del Consiglio – l’Italia ha deciso di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne aeree e marittime con la Spagna, sulla base di una valutazione di sicurezza. E mi permetterete di dire che considero abbastanza surreali le polemiche che ne sono seguite, soprattutto da parte di alcuni partiti di opposizione, evidentemente più attenti a difendere il governo spagnolo che la sicurezza e i confini italiani”.
“Ricordo che il Codice Schengen prevede espressamente la possibilità di reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne per esigenze di ordine pubblico o di sicurezza. Difatti, si tratta di uno strumento utilizzato regolarmente: dal 2006 a oggi, gli Stati Membri vi hanno fatto ricorso quasi cinquecento volte, e in oltre trenta casi i controlli hanno riguardato direttamente l’Italia. La Francia, ad esempio, mantiene i controlli alla frontiera con noi da oltre dieci anni”, ha sottolineato Meloni.
La critica a Trump sull'accordo con Mosca
Meloni ha anche dedicato un passaggio critico del suo intervento nei confronti di Donald Trump e dell’intesa con Vladimir Putin sul gasolio russo: “È una scelta che considero molto rischiosa”.
“Chiaramente tutti comprendiamo, e condividiamo, l’esigenza di contenere i prezzi dell’energia che pesano su famiglie e imprese, anche in Italia. Ma dobbiamo essere consapevoli che l’impennata dei prezzi del carburante è dovuta soprattutto alla guerra in Iran, non al conflitto in Ucraina. Dunque, il risultato di questa scelta è dubbio, mentre i rischi sono chiari. Una legittimazione per Mosca mentre le sue bombe continuano a cadere sulle città ucraine, nuove entrate con cui finanziare la guerra, un implicito indebolimento della leva sanzionatoria: sono elementi che non possiamo ignorare, e che contraddicono quanto fin ora fatto dagli Stati occidentali, Stati Uniti compresi, per spingere Putin a sedersi al tavolo delle trattative”.
Il no ai tagli al bilancio europeo
Tema al momento più lontano dai riflettori italiani è il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale. Un negoziato che Meloni definisce “complesso e importante, perché il bilancio dell’Unione non è un esercizio contabile”. La premier sottolinea che in questi mesi l’Italia ha “ottenuto diversi risultati concreti, rispetto alla proposta originaria della Commissione. Gli Stati membri avranno un ruolo più incisivo nella gestione dei nuovi strumenti: le scelte su come usare le risorse non si faranno solo a Bruxelles”.
Il punto più controverso sono i tagli di bilancio: “La Presidenza irlandese ha presentato una nuova proposta negoziale, che prevede un bilancio di circa 1.622 miliardi di euro per il periodo 2028-2034, a prezzi costanti. Parliamo di un taglio di 108 miliardi rispetto alla proposta di giugno e di oltre 140 miliardi rispetto a quella originaria della Commissione”.
“Pur in presenza di tagli così consistenti sono state preservate le risorse complessive dei piani nazionali e regionali, che comprendono PAC e Coesione. E’ un risultato importante e tutt’altro che scontato, al quale ha contribuito in modo decisivo la lettera congiunta dei 17 Stati Membri Amici della Coesione, un’altra iniziativa avviata su impulso dell’Italia, stavolta insieme alla Romania”.
Ma, dice ancora Meloni, l’Italia non può accettare di contribuire di più e ricevere dimeno perché, “non sarebbe giusto”.
"Mantenere un canale aperto con Israele"
Meloni dedica quindi un passaggio del suo discorso al rapporto con Israele, partendo dal ricordo del pogrom del 7 ottobre 2023: “E’ stato il più orrendo pogrom avvenuto dalla seconda guerra mondiale, con Israele va tenuto aperto un canale ma ci preoccupa la pressione intollerabile in Cisgiordania sulla popolazione palestinese. Gli insediamenti in Cisgiordania sono illegali. Al momento dell’insediamento del nuovo governo israeliano sarà possibile inserirsi ed aprire un percorso di pace. Se riprenderà la violenza la soluzione dei due stati diventerà impossibile. Proporrò ad Israele di trasferire all’autorità palestinese delle entrate fiscali acquisite dalla popolazione palestinese”.
L’impegno dell’Italia, continua Meloni, riguarda poi in particolare la mediazione tra Israele e Libano.
"La flessibilità sulla difesa non può essere usata in sanità"
Meloni difende la richiesta di flessibilità per 28 miliardi all’Europa, ripartiti tra energia e difesa: “Non sono soldi tolti alla sanità o alla scuola, se non usassimo la flessibilità europea per la difesa, non potremmo usarla per altro. Ricordo poi che presi cento euro spesi per la difesa, sessanta euro vanno per gli stipendi, trenta in investimenti, in migliaia di piccole e medie imprese sparse in tutta Italia. Dieci euro poi vanno per l’acquisto fuori dall’Italia ma quando compriamo, compriamo strumenti per difenderci, compriamo scudi. Nessuno investe in una nazione che non investe nella propria sicurezza. Una nazione che non investe nella propria sicurezza rimanda un conto che poi si ripresenta molto più caro”
"La resa non è pace, è conquista"
Meloni poi sottolinea che si parlerà di Kieve e del sostegno militare al paese ma, ribadisce: “La resa non è pace è conquista, e se l’Ucraina smettesse di combattere ora staremmo discutendo della conquista di un paese europeo”.
“Non possiamo tornare all’imperialismo sovietico che l’Europa ha conosciuto per mezzo secolo, non rimpiango i carri armati russi a Praga e non rimpiango il muro di Berlino – dice la premier – La pace che vogliamo e che lavoriamo per costruire anche pagando un prezzo in termini di consenso è una pace giusta, la posizione del governo non cambia: sostegno a Kiev, in particolare alla popolazione civile, patto euro atlantico e sanzioni a Mosca”.
Meloni dice anche di essere favorevole all’individuazione di un mediatore europeo, ma “non dividiamoci sui formati, è una immagine infantile che finisce per essere l’ultimo regalo a Mosca”.
I tre punti concordati con gli altri paesi
Meloni aggiunge che in queste settimane il governo ha lavorato a creare delle alleanze su questo argomento: “La scorsa settimana abbiamo promosso un nuovo confronto con i Capi di Stato e di Governo più impegnati sulla competitività, attorno a tre priorità: energia, semplificazione, commercio internazionale.
Proprio a seguito di questo coordinamento, insieme al Cancelliere tedesco e al Primo Ministro belga ho inviato a Bruxelles tre proposte semplici per facilitare e liberare gli investimenti: corsie prioritarie per i progetti strategici, un vero freno all’eccesso di burocrazia e una riduzione drastica degli obblighi di reporting, soprattutto per le PMI.
Parallelamente, insieme alla Repubblica Ceca abbiamo presentato diverse proposte puntuali, anche a carattere temporaneo, per ridurre il costo dell’energia”.
Il punto in particolare riguarda il mercato degli Ets: “Quando il prezzo degli Ets sale, sale anche il costo di produzione per l’acciaieria, la cartiera, il cementificio, la ceramica. E quel costo, alla fine, finisce nel prezzo di ciò che compriamo. Per questo abbiamo messo nero su bianco alcune proposte puntuali per correggere il sistema Ets”
Meloni: "Il costo dell'energia non può distruggere le imprese"
Meloni parte spiegando che la situazione in cui si svolge il Consiglio europeo è complessa da più punti di vista. Costi dell’energia, crisi di Kiev, quadrante Medio Orientale: “In questi anni il governo ha scelto di essere presente e attivo sul piano internazionale, non limitandosi a subire le conseguenze di quanto accade.
“Il primo è la competitività, il Consiglio europeo si occuperà di velocizzare la burocrazia ma il punto che pesa di più in questo momento è il costo dell’energia. Su questo punto serve lavorare insieme, evitando che regole pensate per far progredire l’Europa finiscano per aggravare la crisi che stiamo vivendo. Bisogna evitare che regole pensate in un contesto completamente diverso da quello che viviamo finiscano oggi per aggravare gli effetti delle crisi che stiamo attraversando.
Perché le nostre imprese affrontano oggi una concorrenza globale sempre più aggressiva, e ogni costo in più che l’Europa impone a sé stessa è un vantaggio che regala ai suoi concorrenti”.
Dal sostegno a Kiev agli aiuti all'energia, di cosa si parla
Tra i temi che saranno certamente affrontati nel corso del Consiglio europeo di giovedì e venerdì a Bruxelles, la richiesta di sostegno alle politiche energetiche e a famiglie e imprese a fronte dei costi dell’energia aumentati in particolare in seguito alla guerra Usa Iran. I leader europei parleranno anche della guerra in Ucraina e di come debba procedere il sostegno militare ed economico a Kiev e della crisi in Medio Oriente.
Tutti temi che Meloni affronterà nelle sue comunicazioni al parlamento, a cui seguirà il dibattito politico.

