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Dall’Ilva alle crisi silenziose: oltre 13mila imprese in difficoltà nel 2025, a rischio quasi 70 miliardi di fatturato

14 Ottobre 2026 - 19:39 Gianluca Brambilla
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L'analisi di Verum Partners: cresce il ricorso alla «composizione negoziata». Dal 2021 perse 100mila aziende
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Ci sono crisi aziendali che, come accade per l’ex Ilva, catturano comprensibilmente l’attenzione dei giornali e di tutta l’opinione pubblica. Eppure, mentre gli scioperi tengono alta l’attenzione su una delle più grandi vertenze industriali del Paese, ci sono molte altre crisi che si consumano lontano dai riflettori. Nel 2025, secondo un’analisi di Verum Partners visionata da Open, sono state 13.470 le aziende entrate nelle procedure di gestione della crisi, per un fatturato complessivo di circa 69,9 miliardi di euro. Se si sommano i dati dei quattro anni precedenti, il quinquennio 2021-2025 ha visto complessivamente più di 54mila crisi aziendali.

Perse 100mila imprese in cinque anni

Questo non significa che tutte le aziende in questione abbiano chiuso, né che l’intero fatturato sia andato perso. I dati, però, restituiscono la dimensione delle difficoltà che attraversano il tessuto produttivo italiano. Tra i settori più colpiti figurano le costruzioni e il commercio, seguiti dal manifatturiero e dal turismo. A spingere le imprese verso la chiusura sono soprattutto il costo del credito, la scarsa produttività e il costo dell’energia, sempre più spesso citato come primo e principale problema dai vertici di Confindustria. A fine 2025, le aziende attive nella Penisola erano poco più di 5 milioni (5.034.652), diminuite di circa 100.000 unità (-2%) nel quinquennio.

Le crisi che sfuggono ai riflettori

Alla fine dello scorso anno, il ministero delle Imprese e del Made in Italy contava 41 tavoli di crisi attivi e 30 tavoli di monitoraggio, per circa 23.840 lavoratori coinvolti. Una fotografia che non restituisce un quadro completo di tutte le aziende in difficoltà, ma semplicemente le vertenze approdate sul tavolo del dicastero di Adolfo Urso. Il problema è proprio ciò che resta fuori da queste rilevazioni: le imprese che non sono ancora arrivate a una vertenza formale, le aziende dell’indotto e le realtà più piccole, per le quali una riduzione degli ordini o una stretta del credito può mettere a rischio l’attività senza provocare un’immediata emergenza pubblica.

Il boom della composizione negoziata

Va detto poi che non tutte le crisi finiscono con una liquidazione. Anzi, i dati mostrano che il ricorso agli strumenti di risanamento è in crescita. Dal 2021, per esempio, esiste la composizione negoziata, una procedura volontaria che permette all’impresa di trattare con i creditori con l’aiuto di un esperto indipendente, cercando una soluzione che preservi la continuità aziendale. Questa strada, si legge nella ricerca di Verum Partners, è stata imboccata in 1.776 casi nel 2025, che rappresentano circa il 40% della produzione delle aziende in difficoltà.

Foto copertina: ANSA/Angelo Ingenito | La mobilitazione promossa da Fim, Fiom, Uilm e Usb a Taranto, contro il rischio di licenziamenti collettivi, 14 settembre 2026

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