Italiani popolo di poeti, navigatori e obesi: lo è il 43 per cento della popolazione. I dati ISS: «I cittadini hanno bisogno di prevenzione e cure accessibili»
Quasi la metà degli adulti italiani è in sovrappeso. A sostenerlo sono i dati 2024-2025 delle sorveglianze Passi e Passi d’Argento coordinate dall’Istituto superiore di sanità, presentati al congresso nazionale della Società italiana dell’obesità a Palermo. Nello specifico, il 32% degli adulti ha un peso maggiore di quello consigliato per la propria salute, mentre il 10% arriva a picchi tali da dover parlare di obesità.
Cosa dice lo studio: differenze di territorio, sesso e condizioni
Una prima grande distinzione del fenomeno riguarda la provenienza geografica. L’indagine mostra come al Sud aumentino i casi, in particolare in Campania, Molise e Calabria. Al contrario, la percentuale di adulti che raggiungono il sovrappeso o l’obesità diminuisce in Val d’Aosta, Sardegna e Provincia Autonoma di Bolzano. Una seconda differenza riguarda il sesso: gli uomini sono più propensi ad accumulare grasso rispetto alle donne. E soprattutto è più probabile che vengano colpiti gli over 65, che raggiungono picchi elevati con il 41% del campione in sovrappeso e il 13% obeso. Infine, queste condizioni colpiscono maggiormente chi è in condizioni di fragilità o dispone di meno risorse economiche.
Con la legge 149 l’obesità riconosciuta come malattia cronica
Partendo da questa fotografia, secondo presidente della Società Italiana dell’Obesità, Silvio Buscemi, l’Italia può contrastare il fenomeno rischioso per la salute. «Abbiamo finalmente riconosciuto l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, ma dobbiamo ancora imparare a intercettarla e prenderla in carico come tale» afferma Buscemi. Con la legge 149 del 2025, infatti, l’obesità è stata riconosciuta in Italia come malattia cronica. A curare la norma è stato l’onorevole Roberto Pella, che vede la legge «come un punto di partenza, non un punto di arrivo dobbiamo trasformare quel riconoscimento in risposte concrete per le persone».
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Il riconoscimento legislativo, infatti, non basta affinché le persone in uno stato di obesità possano contrastare la loro condizione. «Le disuguaglianze sociali e territoriali ci dicono che non possiamo lasciare al singolo cittadino la responsabilità di trovare da solo una risposta» dice il presidente Buscemi. Di conseguenza, sarebbe necessaria un’azione di prevenzione, diagnosi e cure facilmente accessibili. Per Buscemi «adesso viene la parte più difficile: fare in modo che una persona con obesità venga riconosciuta come paziente, intercettata dal sistema sanitario e accompagnata in un percorso appropriato, indipendentemente dal luogo in cui vive e dalle sue condizioni economiche».
Non c’è un’attenzione sul giusto ruolo degli operatori sanitari
I dati risultano in linea con le rilevazioni precedenti, ma anche una mancanza di attenzione adeguata al ruolo che dovrebbero svolgere gli operatori sanitari secondo Valentina Minardi, ricercatrice del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute dell’Iss. «Meno della metà degli intervistati riferisce di aver ricevuto indicazioni sul controllo del peso, nonostante sappiamo che il consiglio di un professionista sanitario aumenta significativamente la probabilità di adottare comportamenti più salutari» spiega la ricercatrice.
La malattia anche nei bambini
Gli adulti non sono i soli a dover ricevere un’attenzione sul tema dell’obesità. Il 19% dei bambini italiani è in sovrappeso e il 9,8% convive con l’obesità. In particolare, uno studio coordinato da Emanuele Miraglia del Giudice, ordinario di Pediatria all’Università della Campania Luigi Vanvitelli, ha analizzato il dna di 400 bambini e adolescenti con obesità grave già da piccoli. Dalla ricerca è emerso che due bambini della stessa età e con lo stesso peso possono dover svolgere due percorsi completamente diversi per arrivare in una condizione fisica sana. Questo perché hanno trame genetiche differenti e ben più complesse di quanto si è creduto finora.
Perché l’obesità nei bambini cambia in base alla persona
In oltre la metà dei casi studiati, infatti, gli esperti hanno identificato varianti genetiche rare. «In alcuni pazienti la predisposizione all’obesità potrebbe derivare non da un singolo difetto genetico, ma dall’azione combinata di un piccolo gruppo di geni. – spiega Miraglia Del Giudice – Alterazioni che, prese singolarmente, possono avere un effetto modesto, ma che insieme potrebbero contribuire in modo significativo allo sviluppo della malattia».

