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Tumore al pancreas, via libera dell’Ema al daraxonrasib: il farmaco che raddoppia la sopravvivenza

16 Ottobre 2026 - 18:21 Michela De Marchi Giusto
daraxonrasib
Lo studio del medicinale ha coinvolto 500 pazienti. Ora la decisione finale sarà in mano alla Commissione europea
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L’Agenzia europea del farmaco (Ema) ha dato il suo primo sì al daraxonrasib, il trattamento per il tumore del pancreas metastatico più atteso dai pazienti e dalle loro famiglie. Negli ultimi mesi, infatti, molti cittadini hanno dovuto viaggiare fino agli Stati Uniti per accedere alla terapia, autorizzata ad agosto dalla Food and Drug Administration, l’agenzia federale statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari, farmaceutici e sanitari. Ora il Comitato per i medicinali per uso umano dell’Ema ha espresso parere favorevole e ha raccomandato il rilascio dell’autorizzazione all’immissione in commercio nell’Unione europea. Spetterà alla Commissione europea la decisione finale, mentre prezzo e rimborsabilità saranno stabiliti dai singoli Stati membri.

Chi può usare il farmaco

A poter far uso del farmaco saranno gli adulti con tumore del pancreas metastatico che abbiano già seguito almeno un trattamento in passato. L’adenocarcinoma, infatti, peggiora solitamente dopo la prima terapia, poi porta benefici scarsi e gravi rischi.

Come è stato studiato il farmaco

Il daraxonrasib è stato esaminato con una procedura a fasi. L’analisi è cominciata diversi mesi prima della presentazione della domanda completa e i tempi di valutazione si sono ridotti a meno di 150 giorni, contro i 210 previsti. L’efficacia è stata verificata in uno studio internazionale su 500 pazienti, il 92% dei quali portatore di una mutazione Ras G12. Chi ha ricevuto il daraxonrasib ha avuto una sopravvivenza media di 12,4 mesi, contro i 6,7 mesi di chi è stato trattato con la chemioterapia.

Come agisce il daraxonrasib

Il principio attivo del farmaco è un inibitore delle proteine Ras, che regolano la crescita e la sopravvivenza delle cellule. Il farmaco si lega a una proteina chiamata ciclofilina A, formando un complesso che a sua volta si aggancia alle proteine Ras e ne blocca l’attività. In questo modo induce la morte delle cellule tumorali e rallenta la progressione della malattia.

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