Dal codice identificativo per i poliziotti alle fatture per scuola e ospedali. Ecco le 43 proposte di Ruffini e Gabrielli per le primarie «aperte»
Dividere a metà i contributi pensionistici maturati durante il matrimonio in caso di divorzio, riservare obbligatoriamente agli under 40 una quota dei posti nei consigli di amministrazione delle società quotate e pubbliche, affidare all’Inps la gestione degli assegni di mantenimento dei figli e consegnare agli studenti, insieme alla pagella, una fattura simbolica con il costo della loro istruzione. Sono alcune delle proposte contenute nel programma di Più Uno, il movimento fondato dall’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini. A presentarlo oggi, 22 ottobre, a Roma, insieme a Ruffini, l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli: «lo sbirro e l’esattore», scherzano. Un documento di 88 pagine, intitolato «43 proposte (Più Una) per un Paese più uguale», che punta a contribuire alla piattaforma programmatica del centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 2027. Con un costo stimato di 11,4 miliardi di euro l’anno a regime, oltre a circa 4 miliardi di spese iniziali.
«Presentiamo idee che mettiamo a disposizione del centrosinistra nell’augurio che trovi una sintesi tra le proposte presentate per costruire un programma comune anche nell’ottica delle eventuali future primarie», spiega Ruffini all’Associazione della Stampa Estera. Per l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, le primarie sono «uno strumento per chiamare a raccolta gli elettori del centrosinistra e presentare una visione condivisa di Paese», ma devono essere «disciplinate, aperte e a doppio turno». «Credo sia surreale immaginare primarie che ostacolino la maggior partecipazione possibile degli italiani», sottolinea.
L’idea per le primarie
Niente sfida a due tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, dunque. «Non si gioca turno unico, turno secco, primarie a due, primarie a quattro», avverte Ruffini. «Tutte le forze politiche fuori dal campo largo devono avere la generosità» di confrontarsi e fare sintesi, per presentare «non solo una lista unica alle secondarie ma anche alle primarie per essere più rappresentativi». E annuncia: «In questi giorni io e Franco Gabrielli chiameremo tutti i leader degli altri partiti per chiedere di ritrovarci. Troviamo una sintesi tra di noi, un progetto comune e presentiamoci uniti alle prossime elezioni ed eventualmente anche alle primarie». Prima, in ogni caso, bisogna trovare l’accordo sui contenuti: «In questo momento siamo nella fase di presentazione delle proposte».
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La pensione divisa a metà dopo il divorzio
Una delle novità passate in rassegna, riguarda i contributi previdenziali accumulati durante il matrimonio. Nell’idea di Più Uno, in caso di divorzio, l’Inps e le altre casse previdenziali dovranno sommare i contributi versati dai due coniugi negli anni trascorsi insieme e dividerli in parti uguali, indipendentemente da chi li abbia effettivamente versati. Un meccanismo, spiegano, pensato soprattutto per tutelare chi ha lavorato meno per occuparsi dei figli o dei familiari, ritrovandosi con una pensione più bassa. «Se uno dei due ha lavorato meno per crescere i figli, quella scelta l’hanno fatta in due. Anche la pensione costruita in quegli anni deve essere di tutti e due», si legge nel programma. Poi l’esempio: se durante quindici anni di matrimonio un coniuge ha versato 150mila euro di contributi e l’altro 50mila, dopo il divorzio ciascuno si ritroverebbe con 100mila euro di contributi per quel periodo. Resterebbero invece individuali quelli maturati prima e dopo il matrimonio. La divisione scatterebbe automaticamente, con alcune eccezioni, e varrebbe anche per le unioni civili. Un meccanismo simile, osserva il documento, a quello già adottato in Germania e in Svizzera.
Gli under 40 obbligatori nei consigli di amministrazione
Largo poi al ricambio generazionale ai vertici delle imprese. Si pensa a una sorta di quota giovani nei consigli di amministrazione delle società quotate e di quelle controllate dalle pubbliche amministrazioni: almeno il 10% dei componenti dovrebbe avere meno di quarant’anni al momento della nomina.
Nei consigli composti da almeno cinque persone, la presenza di un under 40 diventerebbe in sostanza obbligatoria. La stessa regola varrebbe per le nomine del governo negli enti pubblici. E non si tratterebbe di un semplice invito: per chi non rispetta la quota sono previste prima una diffida, poi una sanzione e, nei casi più gravi, la decadenza dell’intero consiglio. La misura avrebbe una durata di sei mandati, al termine dei quali ne verrebbero valutati gli effetti. «Un Paese che invecchia ha bisogno di sguardi rivolti avanti. Il futuro si decide meglio se al tavolo siede anche chi lo vivrà», perché nelle società quotate italiane, si legge, l’età media dei consiglieri di amministrazione è di 58,3 anni.
Assegni di mantenimento, se un genitore non paga interviene l’Inps
Sul fronte delle famiglie, si punta a cambiare la gestione degli assegni di mantenimento per i figli dopo una separazione. Il genitore obbligato al versamento non dovrebbe più pagare direttamente all’ex partner, ma all’Inps, che trasferirebbe la somma al genitore con cui vivono i figli. Se il pagamento non arriva, sarebbe lo stesso istituto previdenziale ad anticipare il denaro, entro un tetto da stabilire per legge, per poi recuperarlo dal debitore attraverso trattenute sullo stipendio, sulla pensione o sui rimborsi fiscali. «Se un genitore non paga l’assegno, non può essere l’altro a fare da esattore. Lo Stato anticipa ai figli ciò che spetta loro e lo recupera da chi lo deve».
La fattura a saldo zero per le cure mediche e l’istruzione
Arriva anche la fattura simbolica per i servizi pubblici, costo: 4 milioni di euro annui. Alla fine di ogni anno scolastico, insieme alla pagella, ogni studente riceverebbe un documento con il costo sostenuto dallo Stato per la sua istruzione: dagli stipendi degli insegnanti alle spese per il riscaldamento, le pulizie e la manutenzione degli edifici. Un meccanismo analogo verrebbe applicato ai pazienti dimessi dagli ospedali, che riceverebbero un riepilogo del costo delle cure. In entrambi i casi, naturalmente, il totale da pagare sarebbe pari a zero.
La fattura scolastica sarebbe accompagnata dalla scritta: «Tutto questo non è gratuito. È stato pagato con le tasse di tutti, comprese quelle della tua famiglia».
Dall’Isee e i bonus automatici ai codici identificativi per la polizia
A ispirare una parte del programma è, chiaramente, l’esperienza di Ruffini alla guida dell’Agenzia delle Entrate, a partire dalla cosiddetta «precompilata dei diritti». Il principio è simile a quello della dichiarazione dei redditi precompilata, ma applicato alle prestazioni sociali. Se lo Stato dispone già delle informazioni necessarie per riconoscere un’agevolazione, dovrebbe comunicarla direttamente al cittadino e, quando possibile, erogarla senza bisogno di una domanda.
Ma la vera novità riguarda l’Isee: Più Uno propone che venga preparato automaticamente ogni anno per tutte le famiglie e diventi valido se non viene corretto o rifiutato entro un termine prestabilito. «Se lo Stato sa già che ho diritto a un aiuto, non deve aspettare che lo scopra da solo. Deve avvisarmi e aiutarmi a ottenerlo. Perché un diritto che non arriva è un diritto che non esiste». Spesa stimata, 2 miliardi di euro annui, corrispondenti al valore delle prestazioni già previste e che oggi non vengono richieste.
Non mancano le proposte sulla sicurezza, campo d’elezione di Franco Gabrielli. Il programma prevede, tra le altre cose, l’introduzione di codici identificativi individuali per gli operatori impegnati nei servizi di ordine pubblico, senza rendere pubblici i loro nomi. Poi la tracciabilità delle disposizioni impartite lungo la catena di comando.
Il piano da 11,4 miliardi e la ricerca delle coperture
A tenere insieme le 43 proposte, suddivise in sei aree di intervento, è l’obiettivo dichiarato di migliorare il funzionamento dello Stato. Per realizzarle, si stima una spesa annua di circa 11,4 miliardi di euro a regime, dopo cinque anni di attuazione, oltre a circa 4 miliardi di investimenti iniziali. Una piccola finanziaria. Ma dove trovare le risorse? «Noi diciamo che i soldi ci sono, non andiamo alla ricerca di nuove tasse», assicura Gabrielli. Possibili risparmi vengono individuati nei 41 miliardi di contributi, sussidi e incentivi alle imprese, in 18 miliardi di spesa per gli acquisti della pubblica amministrazione e in una migliore gestione del patrimonio pubblico, dalla quale stima di poter ricavare tra 4 e 5 miliardi annui aggiuntivi. Non si tratta, è necessario sottolineare, di singole voci di spesa già individuate da tagliare, piuttosto di risorse potenzialmente utilizzabili. Ma «le risorse per cambiare il Paese ci sono», assicurano.

