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«Inviti alla rivolta partiti dal territorio russo»: Perché il governo ora crede alla “guerra ibrida” per gli scontri di Milano

21 Ottobre 2026 - 18:11 Sara Menafra
scontri milano
Nel dossier consegnato al governo gli elementi che collegano gli scontri di questi giorni al paese di Vladimir Putin e che avrebbero convinto Meloni. La conferma a Open
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La traccia che dai fatti di Milano porta in Russia esiste, confermano fonti vicine al dossier, contattate da Open. E nei dossier portati al summit del governo sull’ordine pubblico di ieri, sono stati inseriti diversi elementi concreti per sostenere che le mobilitazioni violente di questi giorni a Milano siano state alimentate proprio da quel paese.

Un filo, anzi più fili, che conducono nel territorio russo, rintracciati dall’intelligence italiana, dicono sempre le fonti, nonostante i tentativi di oscurare l’effettiva provenienza dei messaggi. Fili che diversi esponenti del governo hanno ritenuto credibili, a cominciare dalla premier Giorgia Meloni che ne ha parlato anche nel video in cui ha annunciato il settimo decreto sicurezza del suo mandato, il terzo dedicato soprattutto ai minorenni.

Al di là delle valutazioni che si possono fare su quanto questi messaggi virtuali abbiano effettivamente avuto la capacità di attivare le azioni violente avvenute in particolare a Milano sabato e domenica scorsi, è un fatto che diverse fonti, contattate da Open, confermino che le tracce sono state trovate. E che, parlandone, i membri del governo non si affidino, quindi, alla pura logica della domanda «a chi giova». Tant’è che anche il più scettico tra i ministri competenti per materia, Matteo Piantedosi, parlando proprio con Open abbia oggi corretto il tiro rispetto all’iniziale scetticismo – dicendo invece «Qualcosa non torna, stiamo indagando».

La traccia che porta in Russia

L’elemento principale che confermerebbe questa tesi è uno: alcuni dei messaggi sui social, quindi sulle piattaforme come sulle chat tra cui Telegram, che hanno lanciato e rilanciato la mobilitazione di sabato scorso provengono dal territorio russo.

Le comunicazioni e le identità effettive sono ben schermate, tanto che – come scriveva questa mattina Francesco Verderami sul Corriere della Sera – secondo gli analisti dell’intelligence sarebbe improbabile che ad attivare queste identità digitali siano stati giovani o giovanissimi senza approfondite esperienze informatiche. Ma, nonostante l’uso di connessioni con vpn, che schermano l’ip di chi si connette, l’analisi di intelligence ha permesso di ricostruire la provenienza geografica dei messaggi. E in parecchi casi, l’invito alle azioni violente sarebbe arrivato dal territorio russo.

Cosa dicono i manifestanti

Sarà bastato questo ad accendere le mobilitazioni? Gli attivisti della pagina pubblica che è sembrata più attiva nella mobilitazione, quella di Italia in piazza, che hanno anche condannato le azioni violente, respingono l’idea di essere in contatto con agenti esterni, e del resto sono esponenti del movimento in carne ed ossa ad aver chiesto il nulla osta nelle questure perché si svolgessero le manifestazioni, in alcuni casi degenerate.

Schlein chiede a Crosetto di riferire in Parlamento, Copasir convocato

La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha chiesto al ministro della Difesa, che per primo ieri 20 ottobre, ha parlato di questi rischi, di riferire in parlamento: «Se il ministro ha informazioni sarebbe bene venire in Parlamento. Certo che si sta muovendo qualcosa di strano, girano informazioni in rete e nei canali tesi a mettere paura alle persone. Siamo davanti a una sfida nuova, se ci sono informazioni è bene mettere al corrente i parlamentari», ha detto.

Il titolare delle Difesa, del resto, ha rilanciato anche oggi, come aveva detto ieri: «I fatti di Milano e di altre parti d’Italia sono una cosa profondamente diversa da quelli che abbiamo vissuto in altre epoche, sono il punto di arrivo della guerra ibrida che qualcuno sta portando nelle nostre nazioni attraverso strumenti non convenzionali, che si chiamano TikTok, social, YouTube, senza che l’Occidente se ne renda conto in modo realistico».

Per domani, intanto, è stato convocato urgentemente il Copasir che audirà il direttore dell’Aisi, Bruno Valensise.

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