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L’Italia ora ha fretta di parlare con Putin, la svolta di Meloni dopo la telefonata di Stubb e Støre: «Subito un negoziatore unico Ue»

27 Ottobre 2026 - 20:25 Simone Disegni
L’Italia ora ha fretta di parlare con Putin, la svolta di Meloni dopo la telefonata di Stubb e Støre: «Subito un negoziatore unico Ue»
Palazzo Chigi lascia filtrare apprezzamento per l'iniziativa di Finlandia e Norvegia, ma anche l'urgenza di nominare «una o più personalità» Ue in grado di parlare con Mosca
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Bene hanno fatto i leader di Finlandia e Norvegia a riaprire il filo del dialogo con Vladimir Putin. Ora però urge trovare un formato europeo unico per parlare con Mosca, e smetterla di andare in ordine sparso. È la linea che filtra da Palazzo Chigi dopo l’iniziativa a sorpresa presa questa mattina dal presidente della Finlandia Alexander Stubb e dal premier norvegese Jonas Gahr Støre. Giorgia Meloni, fanno sapere fonti di governo, ha un rapporto di «grande stima» con entrambi i leader, sulla cui affidabilità non c’è ragione di dubitare. Primo, perché sono alla guida di «due nazioni che confinano con la Russia e hanno sempre sostenuto l’Ucraina». Secondo, perché «hanno subito voluto precisare di aver parlato a nome delle rispettive nazioni e non dell’Europa». Eppure proprio qui sta il problema, ragionano dopo la telefonata a Palazzo Chigi.

Meloni ora ha fretta: «Subito un negoziatore unico europeo»

Proprio quell’iniziativa a due, è il ragionamento negli ambienti vicini alla premier, «dimostra che bisogna designare al più presto, e in modo condiviso, una o più personalità con un chiaro mandato a parlare a nome dell’Europa, per tutelarne al meglio gli interessi e la sicurezza». Se l’Italia resta convintamente al fianco dell’Ucraina insomma, è ora la linea di Palazzo Chigi, «il negoziato non aspetta: l’Europa non può permettersi di perdere ulteriore terreno, deve decidere chi la rappresenta e deve farlo rapidamente, non può continuare a muoversi in ordine sparso e in formati che mutano di settimana in settimana, pena la progressiva perdita di peso nel negoziato». L’Italia, viene ribadito, sostiene da tempo che bisogna designare al più presto uno o più rappresentanti per parlare con la Russia. E il governo di Roma «è pronto a continuare a fare la sua parte perché questa scelta avvenga in tempi brevi». Da Palazzo Chigi filtra insomma una nuova fretta, che è forse la stessa sentita da altri leader europei – consapevoli che l’Ucraina si avvia a un altro drammatico inverno, e che le opinioni pubbliche sono sempre più nervose rispetto alla continua necessità di inviarle armi e fondi per reggere l’urto della guerra. «Almeno altri 70 miliardi per il 2027», ha chiesto all’Ue Volodymyr Zelensky.

Il segnale di Meloni a Francia, Germania e Uk

Giorgia Meloni ha polemizzato a lungo con altre iniziative autonome prese negli anni di guerra da leader europei, su tutte la “Coalizione dei Volenterosi” promossa da Emmanuel Macron. Già due settimane fa, parlando alla Camera prima del Consiglio europeo, la premier aveva però segnalato un cambio di posizione, pur di accelerare l’apertura di negoziati con la Russia: «Continuo a chiedere che i 27 individuino una figura autorevole, con il mandato di tutti, capace di portare al tavolo la voce dell’Europa. Se su un nome non si trova convergenza, siamo pronti anche a valutare soluzioni diverse. Se, ad esempio, Francia, Germania e Gran Bretagna, nel famoso formato E3, ritengono di poter fare da sole e meglio di quanto potremmo fare tutti insieme (finora è la scelta che hanno fatto), allora almeno lo facciano a nome di tutti e con un mandato ufficiale dato da tutti», aveva detto la premier.

L’ira di Danimarca e Estonia: «Così si spacca l’Europa»

L’apprezzamento, o la comprensione, per l’iniziativa diplomatica di Stubb e Støre non è comunque condiviso da tutti i leader Ue. Due Paesi in particolare sono usciti allo scoperto per criticare la telefonata a due con Putin: Danimarca ed Estonia. «Sono molto scettica riguardo a questa iniziativa norvegese e finlandese. Non è stata concordata con nessuno di noi», ha sbottato la premier danese Mette Frederiksen, contraddicendo il resoconto dei due leader scandinavi. «Onestamente, non so cosa pensino di poter ottenere quei due Paesi con questa mossa», ha aggiunto gelida. Secondo il ministero degli Esteri estone, invece, quella telefonata «comporta più minacce che opportunità, poiché potrebbe erodere l’unità europea e favorire la Russia». E d’altra parte, sottolinea Tallinn, non risulta «che Putin abbia cambiato i suoi obiettivi in questa guerra, né che possa essere convinto a negoziati seri tramite telefonate, non di certo in questo momento», ha aggiunto il diplomatico estone. 

Putin-Stubb-Støre, cosa sappiamo sulla telefonata

A gelare gli interlocutori, d’altronde, è lo stesso Sergej Lavrov. Secondo il ministro degli Esteri russo, Stubb e Støre hanno avuto «su loro richiesta» una conversazione telefonica con Putin, ma «a quanto pare non hanno detto nulla di nuovo». Per Lavrov, la telefonata «dimostra solo la volontà degli europei di intromettersi nel processo negoziale. Resta però da vedere quale posizione adotteranno per farlo: finora non abbiamo assistito a un cambiamento nell’approccio europeo». Quella di Lavrov potrebbe essere però solo una postura per celare interlocuzioni ben più sostanziose. Secondo quanto emerge, la telefonata di Stubb e Støre sarebbe dovuta durare una ventina di minuti, e si è prolungata invece per ben un’ora e mezza. Non è chiaro al momento quale ne sia stato l’esito. Informato della telefonata, Zelensky ha però riferito che «Alex e Jonas hanno trasmesso chiaramente alla leadership russa la necessità di passi genuini verso la de-escalation, in particolare riguardo il nostro settore energetico». E il Cremlino stesso ha ammesso che al telefono si è parlato delle prossime tappe possibili dei negoziati per provare a mettere fine alla guerra, avviata da Vladimir Putin ormai quasi 5 anni fa.

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