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Israele, l’accusa ai partiti arabi: «Hanno rubato le elezioni con i soldi del Qatar»

29 Ottobre 2026 - 09:58 Alba Romano
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La denuncia del Likud e l'indagine dello Shin Bet, che avrebbe già «elementi concreti» sul coinvolgimento di uno stato straniero. La polizia smentisce
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Mentre in Israele lo spoglio dei voti prosegue e i blocchi di Benjamin Netanyahu e Gadi Eisenkot continuano ad avere rispettivamente 53 e 48 seggi, i partiti arabi insieme ne assommano 19. Sono quindi l’ago della bilancia per un governo, mentre gli altri due candidati ufficialmente rifiutano un’alleanza. Ma intanto lo Shin Bet – il servizio segreto interno di Tel Aviv – ha avviato un’indagine su una presunta interferenza da parte di uno Stato straniero nelle elezioni israeliane, con il sospetto di un coinvolgimento del Qatar. E il Likud del premier accusa: «Le elezioni sono state rubate dai partiti arabi attraverso gravi reati penali di corruzione, minacce, violenze, falsificazioni e l’uso di software illegali per mobilitare gli elettori».

Le elezioni in Israele

Con il 92,7% dei voti scrutinato, il quadro dei due blocchi emerso dalle elezioni in Israele non cambia. Ra’am perde un seggio a favore della Lista Unita e scende a 7. La Lista Unita ha 12 seggi. Il Likud registra 26 seggi, Yashar 21, Insieme 12, i Democratici 8, Yisrael Beiteinu, Otzma Yehudit (Ben Gvir) e Shas 7 ciascuno. Sionismo Religioso (Smotrich) e Zehuta hanno 6 seggi. Winter, Handel e Zelicha non superano ancora la soglia di sbarramento. La coalizione ottiene 53 seggi, il Blocco del Cambiamento 48 e i partiti arabi 19.

Intanto il presidente della Commissione elettorale centrale israeliana (Cec), il giudice Noam Sohlberg, ha chiesto al capo dello Shin Bet, David Zini, di indagare sulle possibili ingerenze straniere nelle elezioni. «Sono stati portati alla mia attenzione seri sospetti riguardo a un’influenza impropria sulle elezioni, esercitata tramite finanziamenti forniti da enti stranieri che agiscono contro gli interessi israeliani», ha scritto Sohlberg in una lettera pubblicata dai media israeliani.

L’indagine dello Shin Bet

«Anche se non posso comprovare la veridicità di questi sospetti, dato che coinvolgono entità straniere, ritengo che vi sia l’obbligo di indagare a fondo», ha spiegato. Dunque, «ordino di fare tutto il possibile per indagare su questi sospetti, utilizzando l’autorità dello Shin Bet per scoprire prove che sostengano o smentiscano». Sohlberg ha dato allo Shin Bet una settimana di tempo per presentare le sue conclusioni. Zini avrebbe già fornito «elementi concreti» a conferma dei sospetti.

Il partito Likud del primo ministro Netanyahu ha fatto sapere di ritenere che il Qatar e la Turchia siano le fonti dei finanziamenti che sarebbero stati inviati a gruppi impegnati a mobilitare gli elettori tra i cittadini arabi.

Le informazioni di intelligence

L’indagine, sottolinea il canale israeliano N12, si basa su informazioni di intelligence giunte allo Shin Bet e presentate al presidente della Commissione elettorale centrale. Secondo quanto scrive The Times of Israel «i canali utilizzati per inviare apparentemente i fondi alle organizzazioni sono molto simili a quelli impiegati in passato per finanziare attività terroristiche». Il Qatar avrebbe trasferito fondi per incentivare la partecipazione alle elezioni del 27 ottobre nella società araba attraverso canali già utilizzati in passato per il finanziamento del terrorismo, come cambiavalute e istituzioni locali.

I reclami

Prima dell’apertura dei seggi alcuni media israeliani avevano riferito che il Likud intendeva contestare i risultati nelle località arabe e sostenere che le elezioni fossero state “rubate” nel caso in cui Netanyahu non avesse vinto. Secondo le stesse fonti, il partito aveva già preparato una serie di reclami e accuse di frode elettorale. La polizia ha respinto le affermazioni del Likud dichiarando che «non vi sono prove a sostegno» di tali accuse.

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