Manda l’operaio a lavorare su una scala non ancorata senza averlo istruito, lui cade e muore: condannata la datrice di lavoro
Non aveva formato il dipendente sull’uso della scala portatile non ancorata ma lo aveva mandato a pulire un vano sotto il palcoscenico del Teatro Argentina di Roma. In quell’occasione L’operaio era caduto ed era morto. A nove anni dall’incidente, avvenuto nel 2017, la Cassazione ha confermato la condanna a un anno e quattro mesi di reclusione per la responsabile dell’impresa di pulizie. Secondo i giudici, la donna non aveva valutato i rischi di quell’intervento straordinario né adottato le precauzioni necessarie a evitare l’incidente.
L’incidente nel vano sotto il palcoscenico
La vicenda risale all’estate del 2017: l’operaio lavorava per una società che si occupava delle pulizie del Teatro Argentina di Roma. In quell’occasione, però, gli era stato affidato un incarico diverso dai soliti. La responsabile gli aveva infatti chiesto di pulire il vano dei montacarichi situato sotto il palcoscenico, un’area chiamata anche «fossa» o «buca dei ponti». Per raggiungerla l’uomo doveva usare una scala portatile che era semplicemente appoggiata e non ancorata.
Secondo quanto ricostruito durante il processo, il luogo era scarsamente illuminato, aveva il pavimento ricoperto da uno strato di grasso e non disponeva delle protezioni necessarie per impedire una caduta. Inoltre, si sottolinea nella sentenza n. 35997/2026 della Cassazione, il lavoratore non aveva ricevuto una formazione specifica per utilizzare la scala in quelle condizioni.
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Condizioni di sicurezza non verificate
Il punto centrale del caso, secondo i giudici, è che la responsabile dell’impresa aveva accettato di svolgere un intervento di pulizia straordinaria senza prima verificare le caratteristiche del luogo in cui avrebbe mandato i propri dipendenti. Nella sentenza, la Cassazione ricorda che la responsabile «non aveva effettuato alcun sopralluogo né analizzato o verificato le caratteristiche del luogo di lavoro» e non aveva effettuato alcuna valutazione dei rischi specifici connessi alla sicurezza dei lavoratori.
Una verifica preliminare, secondo i giudici, avrebbe permesso di individuare le precauzioni necessarie: dall’utilizzo di una scala adeguata alla predisposizione di sistemi di protezione individuale, fino alla formazione del personale.
La condanna confermata dalla Cassazione
Il 27 marzo 2024 il Tribunale di Roma aveva condannato la responsabile dell’impresa a un anno e quattro mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena, per omicidio colposo. La sentenza era stata confermata dalla Corte d’appello di Roma il 21 novembre 2025. La difesa aveva presentato ricorso in Cassazione, contestando, tra le altre cose, la ricostruzione delle responsabilità e la valutazione di alcune testimonianze. Secondo la difesa, non erano stati considerati gli elementi relativi alla natura dell’intervento e all’organizzazione del lavoro all’interno del teatro.
La quarta sezione penale della Cassazione ha però respinto il ricorso, ritenendo infondate le contestazioni. Per i giudici, la responsabile dell’impresa aveva omesso di valutare i rischi di un’attività straordinaria, esponendo il lavoratore a condizioni di pericolo.

