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Dopo la vacanza con la mamma, due bambine non vogliono tornare dal padre. La Cassazione: «La loro volontà va ascoltata»

09 Ottobre 2026 - 16:33 Francesca Milano
cosa succede se i figli non vogliono tornare dal padre separato: la Cassazione
Le sorelline di 10 e 12 anni vivono con il padre negli Stati Uniti. Ma dopo l'estate trascorsa con la madre in Italia avevano manifestato il desiderio di non tornare negli Usa. Il tribunale di Trieste ne aveva imposto il rimpatrio, ora la Cassazione ribalta tutto
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Dovevano trascorrere le vacanze estive in Italia con la madre, ma al momento di ripartire hanno deciso di non tornare negli Stati Uniti, dove vivono con il padre. Protagoniste della vicenda sono due sorelle di 10 e 12 anni, finite al centro di una battaglia legale tra i genitori. Il Tribunale per i minorenni di Trieste aveva ordinato il loro rientro immediato negli Usa, nonostante entrambe avessero espresso il desiderio di restare in Italia con la madre. Ora, però, la Cassazione ha annullato quella decisione: secondo i giudici della Suprema Corte la volontà delle bambine non può essere ignorata sulla base del semplice sospetto che siano state influenzate dalla madre.

Le vacanze in Italia e il mancato rientro negli Usa

La storia comincia nel giugno 2025, quando le due sorelle, nate nel 2014 e nel 2016, arrivano in Italia per trascorrere le vacanze estive con la madre. I genitori, entrambi italiani, si erano separati nel 2013 e avevano divorziato nel 2024. Tra di loro c’era un accordo per la gestione delle figlie, che prevedeva che le bambine vivessero negli Stati Uniti con il padre, mentre la madre risiedeva in Italia.

Secondo gli accordi, le due sorelle avrebbero dovuto rientrare negli Usa alla fine dell’estate. Durante la vacanza, però, le sorelline avrebbero espresso la volontà di rimanere in Italia insieme alla mamma. Il 31 agosto 2025, con un messaggio, il padre aveva acconsentito al prolungamento della permanenza delle figlie in Italia fino alla fine dell’estate. Solo che, arrivato settembre, le bambine non sono rientrate negli Stati Uniti, e l’uomo si è quindi rivolto alle autorità, presentando una denuncia nei confronti dell’ex moglie per sottrazione internazionale di minori.

La decisione del tribunale: le bambine devono tornare dal padre

Il 30 aprile 2026 è arrivata la decisione del Tribunale per i minorenni di Trieste, che ha disposto il rientro immediato delle due bambine negli Stati Uniti dal padre. Secondo i giudici, la loro residenza abituale si trovava in America e il mancato ritorno, alla scadenza del periodo di vacanza concordato, integrava una «sottrazione internazionale». La decisione è stata presa nonostante, nel corso del procedimento, le bambine fossero state ascoltate e avessero manifestano il desiderio di rimanere in Italia. Secondo il tribunale, però, la loro opposizione non era frutto di una scelta pienamente autonoma: le due sorelle sarebbero state influenzate dal conflitto tra i genitori e dai comportamenti della madre, alla quale i giudici hanno attribuito un ruolo determinante nella decisione di non rientrare.

La madre ha però impegnato il provvedimento, contestando la valutazione della volontà delle figlie e sostenendo che il loro rifiuto di tornare negli Stati Uniti non sia stato adeguatamente approfondito. E così si è arrivati in Cassazione.

La Cassazione: «Il rifiuto non può essere ignorato»

La Suprema Corte ha accolto il ricorso della donna su un punto decisivo: il tribunale non poteva considerare irrilevante l’opposizione delle bambine senza prima accertare se fosse autentica e consapevole. Nell’ordinanza, i giudici ricordano che il diritto del minore a essere ascoltato assume un’importanza particolare nelle controversie internazionali che riguardano il luogo in cui dovrà vivere.

In particolare, la Cassazione sottolinea che «la chiara, motivata, non generica, opposizione al ritorno» manifestata da un minore «non può essere posta nel nulla, per mero sospetto» di una manipolazione da parte del genitore presso il quale si trova.

Non basta, dunque, ipotizzare che le bambine siano state influenzate dalla madre. Occorre verificare concretamente se siano capaci di comprendere le conseguenze della scelta e se la loro opposizione sia realmente frutto di una volontà autonoma.

La Corte precisa inoltre che un rifiuto espresso da un minore sufficientemente maturo «non può essere disatteso dal giudice senza un autonomo approfondimento istruttorio».

Cosa succede adesso

La Cassazione non ha stabilito che le due sorelle debbano restare in Italia, ma ma annullato il provvedimento che le obbligava al ritorno negli Stati Uniti. La causa è stata rinviata al Tribunale per i minorenni di Trieste, che dovrà adesso riesaminare la vicenda con una diversa composizione.

I giudici dovranno ascoltare nuovamente le bambine, verificare se abbiano raggiunto un grado di maturità sufficiente per esprimere una volontà consapevole e accertare se il loro rifiuto di tornare dal padre sia «reale, genuino» e fondato su motivazioni concrete.

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