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Campo largo, l’accordo tra i leader sulla road map: programma a novembre e primarie entro febbraio. E piazza contro la Manovra

30 Ottobre 2026 - 15:56 Luca Graziani
campo largo i leader abbracciati
Dopo quasi tre ore di vertice online, i leader del centrosinistra fissano le tappe per costruire l'alternativa. Da settimana prossima al via i tavoli sul programma, aperti anche a Italia Viva e alle altre «forze parlamentari». Sulle primarie restano da definire le regole d'ingaggio
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Il campo largo trova un primo punto d’incontro sul calendario per la costruzione dell’alternativa al governo Meloni. Primarie entro febbraio, programma comune da definire entro novembre e una manifestazione nazionale a dicembre, durante la discussione della legge di Bilancio. Sono le tre scadenze concordate dai leader del centrosinistra, Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, che oggi, venerdì 30 ottobre, si sono riuniti in videoconferenza per quasi tre ore. Una lunga riunione iniziata in mattinata, intorno alle 11.30, in un clima «sereno», assicurano dai rispettivi quartier generali, dove hanno definito una nota unitaria per dettare le prossime tappe della coalizione progressista, diffusa dopo un po’ di lavoro di cesello.

La manifestazione contro la Manovra a dicembre

«Abbiamo convenuto di organizzare nel mese di dicembre, mentre si discute questa pessima manovra, una mobilitazione a carattere nazionale per l’alternativa a quattro anni di governo Meloni che hanno prodotto carovita, crescita prossima allo zero e aumentato le diseguaglianze», si legge. La manifestazione, proposta nelle scorse settimane da Avs, «sarà condivisa con le forze di opposizione e sarà aperta alle forze sociali del Paese e alla società civile». Da definire ancora la data precisa.

Il programma entro novembre e il nodo degli alleati centristi

Il secondo punto dell’intesa riguarda poi il programma della coalizione. «Dalla settimana prossima inizierà il confronto per definire il programma entro novembre», annunciano i quattro leader. Ai tavoli, spiegano, «parteciperanno le forze di opposizione rappresentate in Parlamento che condividono l’urgenza di costruire un’alternativa di governo alla destra». Una formulazione che lascia per il momento aperto l’interrogativo sul perimetro dell’alleanza.

C’è però un primo indizio sul coinvolgimento delle forze centriste e riformiste. Al tavolo del programma, stando a quanto si legge e viene confermato a Open, siederà infatti anche Italia Viva di Matteo Renzi, assente dalla riunione di oggi. Un’opportunità su cui il Movimento 5 Stelle e Giuseppe Conte continuano a nutrire più di qualche dubbio: «La presenza di Italia Viva nella coalizione non è un problema nostro, ma dell’Italia. Se una parte dell’elettorato del M5S non andasse a votare per la presenza di Renzi, noi non manderemmo mai a casa la Meloni», è quanto sostiene l’ex premier intervistato da Bruno Vespa in un’anticipazione diffusa oggi alla vigilia dell’incontro. «Poiché è stato il Partito democratico a volerlo con noi», prosegue il leader pentastellato, «è la sua segretaria a doversi assumere la responsabilità di ottenere garanzie politiche che ci salvaguardino dal depotenziamento dell’alleanza che Renzi può portare, e prevengano instabilità future». Garanzie che, a giudicare dall’accordo raggiunto oggi, sarebbero in fine giunte.

Renzi e i malumori dei Cinque Stelle

Perché dunque non convocare l’ex premier già stamattina? Come avvenuto a giugno, e immortalato nella ormai celebre foto del pranzo in osteria tra i quattro leader, anche oggi, spiegano, l’incontro è stato concepito come un confronto tra Pd, M5S e Avs, senza prevedere ancora «l’allargamento» del formato. Saranno poi i promotori del tavolo a invitare le altre forze politiche a partecipare, come da buoni «padroni di casa», è il ragionamento.

E il criterio della rappresentanza in parlamento, ora messo nero su bianco, apre infatti il confronto programmatico anche a +Europa di Riccardo Magi, a Progetto civico di Alessandro Onorato e al Psi di Enzo Maraio, che condividono una componente al Senato. Oltre che, secondo questo schema, a Rifondazione comunista, che ha recentemente costituito una componente a Palazzo Madama grazie al senatore Andrea Crisanti. Resta invece da chiarire il ruolo di Più Uno, il progetto di Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, per il momento ancora sprovvisto di una rappresentanza parlamentare autonoma.

Primarie entro febbraio, ma le regole restano da definire

Resta infine il nodo del timing delle primarie. «Abbiamo concordato che si terranno entro il mese di febbraio, con l’obiettivo di farne un importante appuntamento di partecipazione democratica, in modo da assicurare una leadership che sia pienamente sostenuta da ogni forza del campo progressista», si legge ancora nella nota.

Ecco quindi l’intesa, dopo settimane di discussioni sui tempi e sulle modalità della scelta del candidato alla guida della coalizione. Se Conte aveva spinto per accelerare il percorso verso le primarie, nel Pd erano circolate anche ipotesi di una consultazione a marzo. La scadenza di febbraio mette ora un primo punto fermo, ma restano ancora da decidere le regole del voto. Compresa la possibilità di partecipare online, su cui Pd e M5S mantengono posizioni differenti.

Aspetti di cui, però, assicurano, durante la riunione non si sarebbe discusso. Secondo quanto apprende Open, i quattro leader non avrebbero affrontato nel merito le modalità: né turno unico o doppio, né consultazioni aperte o chiuse, né tantomeno il voto telematico sarebbero entrati nel dibattito al momento. L’obiettivo, per ora, resta infatti uno soltanto, sottolineano: «chiudere il programma comune entro novembre». Sui nodi ancora irrisolti si cercherà successivamente di individuare un percorso condiviso, venendo incontro alle diverse «sensibilità» delle forze della coalizione.

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