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Chiude Novaya Gazeta, l’ultimo giornale di opposizione in Russia da sempre censurato da Putin. La redazione: «Siamo stati uccisi»

30 Ottobre 2026 - 11:52 Michela De Marchi Giusto
L'ultimo giornale russo d'opposizione chiude
Da quattro anni gran parte della testata lavorava all'estero e solo online. Sette dei suoi giornalisti sono stati assassinati nei trent’anni di attività, tra cui Anna Politkovskaja
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«Il 9 novembre spegneremo le luci del nostro edificio. Il giornale non esiste più». Così Novaya Gazeta ha annunciato la fine della sua storia editoriale: si tratta dell’ultimo quotidiano di opposizione di Mosca, già sottoposto a censure e repressioni da parte del leader russo Vladimir Putin. Sette dei suoi giornalisti, inoltre, sono stati uccisi nei trent’anni di attività, tra cui Anna Politkovskaja, reporter che ha realizzato le inchieste sulla corruzione in Cecenia e nel clan del Cremlino. Dopo le limitazioni imposte dal 2022, la testata sopravviveva solo online e gran parte della redazione aveva lasciato il Paese, per lavorare dalle Lettonia al progetto Novaya Gazeta – Europe.

Perché Novaya Gazeta è stata colpita da Putin

«Siamo stati uccisi» dicono i giornalisti di Novaya Gazeta, specificando che tra poco più di una settimana lasceranno la redazione «dove abbiamo vissuto per 30 anni, spegneremo i server e ce ne andremo». La testata era stata fondata due anni dopo il crollo dell’Urss , nel 1993, con il supporto dell’ultimo presidente sovietico, Mihail Gorbaciov, e la direzione di Dmitrij Muratov, premiato nel 2021 con il Nobel per la pace.

Durante l’era Putin, il giornale è stato sempre all’opposizione, con anche firme di punta come Anna Politkovskaja che con le sue inchieste ha scavato nel Governo, facendo emergere crimini di guerra, torture e violazioni dei diritti umani commessi dalle forze russe. Proprio per i suoi reportage critici, la giornalista è stata uccisa a colpi di pistola il 7 ottobre 2006. Ma Politkovskaja non è stata l’unica reporter di Novaya Gazeta a essere colpita da Putin: con lei sono stati assassinati altri sei colleghi a causa dei loro lavori giornalistici non in linea con il pensiero di Putin.

Come il governo russo reprimeva il giornale

Dal 2022 la testata si era espressa contro l’invasione dell’Ucraina: una presa di posizione che dovette scontare con una pesante censura imposta dal governo russo. Di fronte a questa repressione, alcuni giornalisti avevano scelto di trasferirsi a Riga, in Lettonia, per scrivere un’edizione online, messa al bando in Russia come «organizzazione indesiderata». La parte di redazione rimasta a Mosca, invece, ha dovuto lottare per quattro anni contro minacce e tentativi di soppressione. Lo scorso aprile, l’edificio in cui veniva realizzato il giornale è stato perquisito dalla polizia e a metà ottobre anche la casa dell’attuale direttore Sergej Sokolov è stata ispezionata.

Dopo un arresto già nel 2024, Sokolov è stato portato al Comitato Investigativo e interrogato per tre ore, come atto di intimidazione probabilmente legato al procedimento penale in cui è coinvolto l’ex collaboratore della testata, Oleg Roldugin, accusato di violazioni nella raccolta di dati personali di politici e notabili russi. E ancora a inizio settembre la testate è stata inserita nella lista degli “agenti stranieri”, quindi nemici dello Stato. Insieme a Novaya Gazeta, in questo elenco compaiono altri 106 giornalisti, che potrebbero essere colpiti con una pena fino a 10 anni di carcere. Dopo questo episodio, il responsabile della sezione Europa Orientale di Reporter Senza Frontiere, Jeanne Cavalier si è chiesto: «Fino a che punto si spingerà la continua campagna del Cremlino contro Novaja Gazeta?», ritenendo che l’obiettivo delle intimidazioni sia di «chiudere la bocca a una delle ultime voci di giornalismo indipendente che operano ancora in Russia».

L’annuncio della chiusura di Novaya Gazeta

Dalle censure e minacce, il governo di Putin è passato infine alla chiusura della testa, che ha fatto sapere: «Le autorità russe e i servizi segreti russi hanno costretto la redazione a cessare le attività». Dopo aver ricevuto una lettera di sfratto, è stato disattivato il sistema di donazioni «che ci permetteva di ricevere contributi dai nostri lettori. In altre parole, ci hanno privato di tutti i fondi» specifica la redazione. E nel comunicato in cui viene dato l’annuncio aggiunge: «Si tratta di un’azione coordinata. La scusa delle banche, secondo cui agiscono in base a regolamenti interni aziendali, non convincerà nessuno». Secondo la redazione, il motivo della chiusura è da ricercarsi in «regole esterne, stabilite dall’apparato repressivo statale, da ufficiali dell’FSB che si sono infiltrati in ogni organizzazione. Considerano il Paese di loro proprietà». E i giornalisti di Novaya Gazeta rimarcano: «Siamo stati uccisi».

Foto copertina: Dmitrij Muratov, ex direttore di Novaja Gazeta con in mano una copia del giornale nel marzo 2022 (Ansa)

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