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Francesca Michielin: «Pensiamo che le streghe esistano solo nei film, invece in Italia c’è una tradizione fortissima. Io? Sono ancora un’apprendista» – L’intervista

30 Ottobre 2026 - 13:01 Gabriele Fazio
Francesca Michielin: «Pensiamo che le streghe esistano solo nei film, invece in Italia c’è una tradizione fortissima. Io? Sono ancora un’apprendista» – L’intervista
La cantante racconta il suo nuovo disco che da novembre porterà in tour nei maggiori teatri italiani
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Dopo Magia Bianca Francesca Michielin esce con Magia Nera, in pratica l’altra faccia della stessa medaglia, necessaria per ricomporre il mondo che la polistrumentista e cantautrice di Bassano del Grappa ha scelto di raccontare. La stregoneria, bianca e nera, luminosa e oscura, utilizzata come metafora, efficacissima, non solo per la narrativa del mondo di oggi, ma proprio come indicazione, come modello di vita e parte della nostra spiritualità. All’interno Francesca Michielin propone anche uno stile di composizione preciso, spudoratamente anni ’80, come sostiene lei stessa nell’intervista che segue, anche questa una traduzione studiata per un universo folk che lei riesce perfettamente a contestualizzare nella società di oggi. A questo punto sarà anche molto interessante capire in che modo questa narrativa, questo ambient musicale, questa visione sarà tradotta live. Per farlo la scelta è ricaduta in maniera del tutto naturale sui teatri, un tour che partirà a novembre e toccherà i principali italiani.

Quanto studio c’è dietro un disco di questo tipo?

«È uno studio matto e disperatissimo, perché comunque tutto quello che dici deve avere una validità, perché se vai a citare Hildegard von Bingen e la Viriditas non è che lo fai perché fa figo, no, devi comunque essere molto conscio di quello che dici. Anche a livello musicale c’è stato un grandissimo studio, abbiamo fatto un pezzo metal, c’è un filologo, ci sono tante cose che entrano in campo in un disco così, perché c’è rispetto del termine “magia”, del termine “strega”, non si può soltanto intendere “cappello e scopa”, c’è tutto un immaginario da studiare che va rispettato. Perché poi ci sono tantissime streghe in Italia, più di quello che pensiamo, che praticano la Wicca, che festeggiano i Sabba, e quindi non è giusto usare una terminologia e fare una sorta di appropriazione culturale, è giusto studiare».

Tu hai incontrato qualcuna di queste streghe?

«Sì, tra l’altro tante persone che conoscevo erano streghe ma non me lo avevano fatto capire, me ne sono accorta perché, dico una cosa banale, c’erano queste signore di questa zona dove abito che nelle stories di whatsapp mettevano “Felice Imbolc” e io mi chiedevo cosa fosse, da là ho capito che l’Imbolc è il periodo tipo della Candelora, insomma la primavera celtica, quando inizia a intravedersi uno spiraglio di primavera, i primi di febbraio, l’inverno più aggressivo ce lo siamo lasciati alle spalle e quindi si celebra la ritualità della natura, la stagionalità, che è una cosa che in realtà anche le nostre nonne hanno fatto. Ci sono tante cose che sono legate alla stregoneria, ma noi pensiamo che siano solo nei film, e invece c’è tutta una ritualità folclorica fortissima in Italia, in Sardegna ci sono le Lanas, in Veneto ci sono le Anguane, in Piemonte ci sono le Masche, c’è la Sibilla delle Marche, è come se noi vivessimo tutta questa cosa in maniera dissociata, però in realtà la fede, anche cattolica, si esprime tanto anche con questi riti, pensa all’acqua di San Giovanni, il Solstizio d’Estate o il Rogo della Vecia, quando noi bruciamo questa vecchia che rappresenta tutte le cose brutte che vogliamo eliminare dell’anno passato. Quando tu senti parlare di Wicca pensi: “Oh Dio! Ma sarà roba satanica!” ma il satanismo in tutte le cose che ho letto non esiste, non viene mai toccato, invece ho trovato un modo molto interessante di raccontare la femminilità alternativa».

Molti a questo punto si chiederanno se avvicinandoti a questo mondo non stia diventando tu stessa strega…

«Sono apprendista. Io credo molto in questa visione. C’è un brano che si intitola God Is Alive, Magic Is Afoot, testo di Leonard Cohen, cantato da Buffy, usato da Florence and the Machine come opening dei suoi concerti. Il testo di questo brano per me è stato folgorante, perché convivono nello stesso brano la magia, Dio, la spiritualità, la ritualità, la fede, io ci rivedo un po’ Hildegard von Bingen, anche se era una benedettina che ha sempre portato avanti questa idea che si potessero unire più mondi insieme, senza dire “No, questa cosa sta di qua, questa sta di là”. Io sono comunque credente, mi sono sposata in chiesa, sono stata battezzata, però c’è tutto un insieme di ritualità che comunque io voglio continuare a portare avanti perché per me è molto importante. Io arrivo da un territorio cimbro, celtico, di folklore molto particolare e per me raccontarlo, viverlo, continuare a coltivarlo, è molto importante. Quindi quando la gente si chiede “Sarà diventata una strega” io rispondo che un po’ ho sempre voluto esserlo, questa è la grande verità, a me piace studiare queste cose, ne sono molto affascinata e mi piace anche conoscere streghe».

Loro hanno problemi a dichiararsi streghe?

«Io credo che ci sia tanta ignoranza su questa cosa, loro si riconoscono come comunità in maniera molto forte, loro si definiscono sorelle, la definizione di strega per alcune streghe è “Quella che partecipa al Sabba”, quindi quella che sta in comunità e celebra un rituale. E non è che fanno niente di così strano, io ci vedo molta libertà. Poi sui social, grazie anche alle nuove generazioni, ci si è aperti di più a questa cosa».

In questa seconda parte del disco mi è sembrato che l’idea musicale fosse prevalente, quasi cinematografica, e che poi le parole venissero di conseguenza. In questo senso qual è stato il rapporto tra composizione musicale e scrittura?

«La sinergia in realtà è molto forte, perché io comunque in questa Magia Nera ho voluto dedicare i brani a delle figure specifiche che ho voluto come mie guide di scrittura. C’è Hildegard, c’è la dea Ecate etc etc e queste sono state i miei fari. È chiaro che però io avevo bisogno anche da un punto di vista filologico di liberare tutto quel mondo metal, dark wave… le canzoni le ho scritte tutte insieme e sapevo che la prima parte era più dungeon, più sognante, la seconda sarebbe stata più dark. I testi sono andati di pari passo con la musica, perché con un disco così diventa tutto sempre super connesso, quindi non ci ho neanche tanto ragionato, sono andata molto di pancia, oltre a tutto lo studio che ovviamente c’è e questo è palese».

Magia Bianca e Magia Nera sono facce della stessa medaglia, ma tu in questo momento in quale ti riconosci di più?

«Be, Magia Nera è ovviamente la parte in cui mi riconosco di più, io sono un ascendente scorpione e sono un po’ come Jack Skeleton di Nightmare Before Christmas, io vivrei sempre lì. Magia Nera perché il mio animo darkettone può uscire allo scoperto senza paura, c’è proprio quella voglia di essere spudoratamente anche anni ’80, ho fatto una ricerca molto profonda, perché io amo tanto, tantissimo, gli anni ’80, perché su alcune cose sono proprio fantasy. Per comporre Esperienza estatica ho pensato “Voglio immaginarmi sul dorso del drago de’ La storia infinita e sto volando sopra Bassano del Grappa”. La cosa della quale sono particolarmente orgogliosa è che sono 14 tracce di cui solo due ballad e per un progetto come il mio è una cosa un po’ strana; eppure nessuno si sta lamentando».

Qual è la storia più assurda che ti sei trovata a scoprire esplorando questi archetipi stregoneschi?

«Sicuramente come è vista la Dea Diana nel Medioevo, come principessa delle streghe, è qualcosa di incredibile. Lei si diceva che facesse queste cavalcate notturne e conducesse le donne a ribellarsi, ed è impressionante perché c’è tutta una mitologia greca, latina, che nel Medioevo acquisisce tutto un significato specifico per il mondo delle streghe. C’è anche Lilith, che si dice fosse stata la prima sposa di Adamo ma in realtà inizialmente era tipo un demone, poi nel Medioevo diventa questa donna rifiutata perché non voleva esistere solo per dare figli ad Adamo. È incredibile come nel Medioevo si creano tutti questi archetipi dell’universo stregonesco che poi nell’Ottocento sono diventati la base di pitture, di libri, il Vangelo delle streghe. E poi l’ossessione per la morte, la danza macabra, che nasce proprio nel Medioevo; noi ascoltiamo The Dead Dance di Lady Gaga, ci avviciniamo a tutto quel topos letterario, che però in realtà proviene sempre dal Medioevo. Quindi quando dicono che il Medioevo è un periodo oscuro a me girano le scatole perché non è vero. È pieno di cose fighissime».

Esattamente come Magia Bianca, questo Magia Nera è un disco molto letterario e anche molto politico…

«Sì, diciamo che l’aspetto politico c’è, ma mentre in Magia Bianca si critica una società tardo medievale parlando del 2026, in Magia Nera racconto come noi ci vogliamo porre nei confronti di una società che a volte è manipolatoria, che a volte ci sconnette, ci dissocia. Infatti in Viriditas, che non a caso apre proprio Magia Nera, io dico “Potranno toglierti potere se vaccina la tua fede / Colomba nera, corvo bianco puoi scegliere tu”. Cioè sei tu che decidi alla fine. In Magia Bianca dico che adesso decido che cosa non essere, però ricordati sempre che la società comunque è dispersiva, è violenta, è complicata e quindi sei tu che devi decidere con che spiritualità affrontarla. C’è un sentire con cui dobbiamo un po’ riconnetterci».

Mi sembra molto attuale considerato quello che sta succedendo in questo momento…

«Madonna, sì».

Hai notato che non c’è una colonna sonora per i disordini che stanno avvenendo in questo periodo?

«Eh, perché dopo il Covid abbiamo pensato alla musica per distrarci. Non c’è una colonna sonora perché io sento che nella musica italiana, a parte quella di alcuni artisti che stimo, che conosci, c’è un po’ di dissociazione. Quando ascolto una canzone oggi non sempre mi sento nella realtà, ma perché forse ho bisogno anche di evadere dalla realtà, perché non ne posso più di andare a fare la spesa e vedere quanto aumenta il carburante».

Come hai immaginato questo disco in versione live?

«Allora, questo disco in versione live sarà ovviamente molto particolare. È un disco teatrale quindi cercheremo di sfruttare al massimo tutto questo spazio teatrale che abbiamo, proprio nella performance, nell’artigianalità, nel rompere la quarta parete e soprattutto nel portare lo spettatore in un viaggio che parte con l’atto primo, che è l’ombra e quindi tutta questa oscurità, e finisce con la luce, che è l’atto ottavo. Nel mezzo c’è tutto un universo femminile che va a districarsi. Ma non sarà un viaggio che comprenderà solo Magia bianca e Magia Nera, ovviamente ci sono anche tutti i pezzi vecchi in scaletta ma tutti questi pezzi vecchi vengono inseriti nella narrazione come se fossero parte di questo disco anche loro e quindi sono stati tutti riarrangiati, tutti un po’ “medievalizzati”, un po’ “Anniottantati”. Ho fatto pure questa cosa, te la dico: un mash-up di This Woman’s Work di Kate Bush e L’amore esiste. Cioè è tutto tradotto in questo universo onirico, medievale, rock, è come se ogni atto avesse una sua natura specifica e tutte le canzoni sposino quella natura là. Il risultato è proprio questo dinamismo di due ore e passa di roba, tutto un grande racconto, una visione unita. Perché non mi andava di fare parte vecchia/parte nuova, io ho sempre riarrangiato tutti i pezzi a seconda di qual era il mood di quel disco, non mi piace tenerli uguali. Infatti tutti mi odiano perché ci sono tipo 15 versioni diverse de L’amore esiste, però, cosa vuoi che ti dica?, io mi diverto, se potessi solo arrangiare i pezzi da qui all’eternità lo farei».

Cosa ti piacerebbe che rimanesse di questo disco in chi lo ascolta?

«Io spero che rimanga, innanzitutto. Spero che rimanga quel senso di libertà e di immaginazione. Io mi sono tatuata un pipistrello per Bat Four Lashes, i suoi dischi per me sono diventati degli ambienti in cui io so che posso entrare e posso sentirmi in un certo modo e poi posso uscire e poi posso ritornarci tutte le volte che ne ho bisogno; spero che questo disco faccia un po’ questo effetto».

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