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Morte David Rossi, Giuseppe Mussari querela Massimo Giletti e l’ex pentito Giampà: «Definirmi mandante è una follia e una calunnia»

03 Novembre 2026 - 14:16 Cecilia Dardana
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L'ex presidente di Mps deposita una denuncia alle Procure di Roma e Firenze con 21 documenti allegati: nel mirino le puntate de "Lo stato delle cose", la fuga di atti secretati dalla Commissione parlamentare e la foto del vicolo mostrata in tv
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Una denuncia-querela presentata formalmente contro il giornalista Massimo Giletti, contro l’ex collaboratore di giustizia Saverio Giampà e contro chiunque abbia violato il segreto d’ufficio diffondendo atti d’indagine riservati. L’ex presidente di Banca Monte dei Paschi di Siena, Giuseppe Mussari, passa al contrattacco depositando un corposo esposto alle Procure della Repubblica di Roma e di Firenze. L’atto, redatto con l’assistenza dei legali Tullio Padovani, Fabio Pisillo e Francesco Marenghi e supportato da 21 documenti allegati, ipotizza i reati di calunnia aggravata, diffamazione aggravata, rivelazione di segreti d’ufficio e pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale.

Al centro dell’iniziativa ci sono le recenti dichiarazioni e ricostruzioni televisive sulla morte di David Rossi, l’ex capo della comunicazione di Mps precipitato dalla finestra del suo ufficio il 6 marzo 2013. L’azione chiama in causa con riserva anche un secondo dichiarante, il detenuto Renan William Vilanova Correa, qualora dagli atti integrali dovessero emergere accuse dirette nei suoi confronti.

La querela a Giletti e la diffusione della foto nel vicolo

La querela per diffamazione aggravata nei confronti di Massimo Giletti nasce dal video diffuso dal conduttore su Instagram lo scorso 18 ottobre, in cui si anticipava che il presunto «mandante» della morte di David Rossi «sarebbe stato il presidente di banca Mps Mussari», e da quanto mandato in onda nella puntata del 19 ottobre e nelle successive trasmissioni de Lo stato delle cose, su Rai 3. Ricostruzioni che l’ex vertice di Rocca Salimbeni liquida come «una follia prima ancora che una calunnia gravissima e senza uguali».

I legali contestano punto per punto anche l’uso delle immagini televisive. Nella trasmissione, dopo aver riproposto l’audizione parlamentare del 16 febbraio 2022 in cui Mussari dichiarava di aver passato la sera della tragedia «a Siena, a casa di mia moglie», è stata mostrata una fotografia notturna scattata nel vicolo accanto a quello in cui fu trovato il corpo di Rossi, indicando una sagoma come se appartenesse a Mussari per insinuare che avesse mentito. «La persona ritratta in quella fotografia non è l’Avv. Mussari, e anzi è già stata ricondotta all’identità di un diverso cittadino senese. Ancora una volta, un’attribuzione falsa, mandata in onda dinanzi a una platea nazionale, senza la minima verifica», sottolinea la difesa in un comunicato stampa.

L’accusa di calunnia a Giampà

Sul fronte della calunnia aggravata, l’esposto colpisce le dichiarazioni verbalizzate davanti ai consulenti della Commissione parlamentare d’inchiesta da Saverio Giampà. Nel comunicato dei legali viene evidenziata la storia giudiziaria dell’uomo: un ex collaboratore di giustizia condannato in via definitiva per calunnia e false informazioni al pm per aver incolpato di omicidio una persona innocente al solo fine – come sancito dal Tribunale di Bologna nel 2026 – di «accreditarsi nuovamente con i magistrati e poter usufruire ancora di programmi di protezione». Una figura la cui attendibilità era già stata bollata come «ictu oculi compromessa» dal tribunale di Catanzaro nel 2025 prima di una nuova condanna a sette anni a inizio 2026.

Chi è Renan William Vilanova Correa

Anche il secondo testimone citato, Renan William Vilanova Correa, sta scontando una condanna definitiva per l’omicidio di una donna a Siena nel 2013 ed è stato condannato per calunnia nel 2020 per accuse contro la Polizia Penitenziaria, dopo aver fornito in passato «almeno quattro versioni diverse e tra loro inconciliabili» sulla fine del manager di Mps. «Due dichiaranti già condannati per calunnia, dunque. Sarebbe bastato verificarlo», attaccano i legali, ribadendo che l’unico legame di Mussari con la vicenda era «l’amicizia con David Rossi», trasformata in «pretesto per trascinarlo in un’accusa infamante».

La violazione del segreto d’ufficio

L’esposto sollecita infine l’intervento dei magistrati per individuare i responsabili della fuga di notizie dalla Commissione parlamentare d’inchiesta. Verbali che dovevano rimanere coperti da segreto istruttorio sarebbero stati infatti «anticipati a un giornalista prima ancora che la Commissione li esaminasse», per poi finire sui quotidiani e online «a dispregio di ogni segreto investigativo».

Mussari ha già formalizzato la richiesta di essere interrogato dai pm di Roma e Firenze per chiarire la propria posizione, ribadendo vicinanza ai familiari dell’amico scomparso: «Chi gli era amico desidera, non meno dei suoi familiari, che sulla sua morte si faccia piena luce. Ma la verità non si costruisce sulle parole di chi ha già accusato degli innocenti».

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