Senza soldi sui conti correnti e con una banca in crac: cos’è successo in Paraguay e perché il presidente si è dimesso
Mentre tutto il mondo guarda all’America per le elezioni di Midterm negli Stati Uniti, nello stesso continente ma poco più a sud un popolo intero si è svegliato senza più soldi in banca e senza un presidente. Quel Paese è il Paraguay, paralizzato dal crac bancario di Ueno Bank, la banca principale che si occupava dei risparmi di più della metà dei cittadini e anche del pagamento di pensioni e mutua.
Cos’è successo in Paraguay
Il blocco è proceduto per step, iniziando alle 3:24 di martedì 3 novembre quando i paraguaiani hanno scoperto che il loro denaro non era più raggiungibile. Poi le app bancarie hanno smesso di mostrare i saldi e di eseguire bonifici. E alle prime ore dell’alba non si poteva fare la spesa con la carta, prelevare o pagare l’affitto. Un Paese intero, insomma, si è fermato. La causa di tutto ciò è il crac bancario di Ueno Bank, la principale banca digitale del Paraguay usata da sei adulti su dieci. Ma ad essere bloccati non sono stati solo i risparmi privati perché Ueno gestiva anche circa 850 milioni di dollari di enti pubblici, di cui 380 appartenenti all’Ips, l’istituto che eroga pensioni e assistenza sanitaria. Nonostante ciò, il governo ha assicurato che le pensioni verranno pagate regolarmente.
Perché la Ueno era così popolare
Il successo di Ueno era stato rapido grazie a conti aperti in pochi minuti, app efficiente, carte digitali e fisiche, promozioni e molta pubblicità. Lo scorso giugno, però, la Banca centrale aveva segnalato gli enormi prestiti concessi a imprese legate ai suoi proprietari. Poi a ottobre Fitch (una delle tre agenzie di valutazione del credito più importanti al mondo) aveva peggiorato le prospettive e il piano per raccogliere 100 milioni di nuovo capitale, annunciato a fine mese da Ueno, era arrivato quando la situazione era già compromessa. Lunedì 2 novembre il consiglio della Banca centrale ha votato all’unanimità per intervenire.
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Cos’è successo dopo il crac bancario di Ueno
La decisione è stata di avviare la risoluzione della Ueno, ormai priva del capitale minimo per restare operativa dato che il patrimonio era stato in gran parte impiegato per finanziare le altre società dei proprietari, il potente Grupo Vázquez. Nel giro di poche ore, otto dirigenti della banca, tra cui il presidente e l’amministratore delegato (membro della famiglia proprietaria), sono stati arrestati, mentre il governatore della Banca centrale si è dimesso. Trentacinque parlamentari hanno chiesto la messa in stato d’accusa del presidente Santiago Peña, che fino all’anno scorso era stato tra i maggiori azionisti di Ueno e aveva scelto un ex dirigente, Carlos Carvallo, per guidare l’autorità di vigilanza. E proprio qui il caos ha smesso di essere economico per diventare politico: Peña, già sotto richiesta di impeachment, si è dimesso dopo aver guidato il Paese per tre anni con il Partito Colorado, che domina da decenni.
Mensaje del Presidente de la República, Santiago Peña, al pueblo paraguayo. https://t.co/RBz6IfFV9L
— Santiago Peña (@SantiPenap) November 5, 2026
Come i cittadini hanno vissuto il crac bancario
In Paraguay, davanti alle filiali si sono formate lunghe code, ma le porte sono rimaste chiuse, presidiate dalla polizia. I depositi sono garantiti fino a circa 30mila euro, mentre chi aveva somme maggiori rischia di perdere quasi tutto. E la situazione ha fatto scendere il popolo in piazza con striscioni e urla di protesta. Di fronte al crac bancario, il governo sta cercando di anticipare parte dei fondi congelati, ma cresce il timore di un effetto domino. Anche le app di altre banche hanno avuto problemi, probabilmente per l’ondata di clienti Ueno che cercavano di spostare il denaro, e la vigilanza ha sospeso temporaneamente i riscatti di alcuni fondi legati alla banca. Inoltre, alcuni ipermercati hanno segnalato un forte calo delle vendite.
In copertina: le persone in Paraguay in protesta per l’intervento nella Ueno Bank (Ansa)

