Veneziani e la sconfitta di Trump che «non dispiace a Giorgia Meloni»
Marcello Veneziani non ha mai amato Donald Trump: «Rappresenta un mondo che non è il mio. Basti vedere la setta che gli sta intorno nella sala ovale, anche se in campagna elettorale l’avevo seguito inizialmente con un certo sostegno per le cose che diceva contro la cultura woke e per le promesse di pace e ritirata degli Usa dagli scenari mondiali», dice oggi in un’intervista a La Stampa. Secondo lui la ragione principale della sconfitta alle Midterm «è che il mondo conservatore gli ha voltato le spalle spaventato. Avevano votato per Trump perché prometteva più America e meno mondo, quindi meno guerre e più economia, e lui ha fatto esattamente il contrario: ha messo i dazi, ha fatto la guerra all’Iran, ha minacciato mezzo mondo, e avallato la politica dissennata di Benjamin Netanyahu».
Trump e Meloni
Secondo Veneziani Giorgia Meloni aveva scommesso tutto su Trump. «Ma per realpolitik più che altro. Credo che avesse avuto un maggiore feeling con Biden nonostante fosse democratico. Trump se l’è fatto piacere». E ricorda: «L’assist migliore che gli ha dato Trump è stato quando l’ha attaccata. C’è stato un periodo in cui sosteneva la sua candidatura a Nobel della pace, ma questo lo avrebbero fatto probabilmente anche altri presidenti del Consiglio, per la regola che l’Italia non è mai ostile al presidente americano in carica».
Realismo politico
La premier adesso «sta mantenendo la sua linea di realismo politico. Non esprime commenti. Accetta la realtà così com’è. Però sotto sotto credo che l’indebolimento di Trump non le dispiaccia perché le permette di assumere una posizione più nazional-europeista e meno atlantico occidentale». Dalla destra ora però si aspetta «solo navigazione a vista. Cosa attendersi da un fantasma chiamato destra? Il che vale anche per la sinistra. Sono etichette che non hanno più senso. Prevarrà sempre più una visione tattica più che strategica, fondata sulle opportunità più che sulla geopolitica».

