Junker boccia l’economia italiana: «Servono sforzi supplementari». Conte: «In arrivo misure per la crescita»

di OPEN

Dopo l’Istat, il Fondo monetario internazionale, la Banca centrale europea e Confindustria arriva un altro parere negativo sulle condizioni dell’economia italiana

Il Pil italiano è al palo. L'Italia vede la recessione. Negli ultimi mesi lo hanno ripetuto in molti: la Banca centrale europea, il Fondo monetario internazionale, l'Istat, Confindustria. E lo ha detto anche il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker durante una conferenza stampa a Palazzo Chigi, dove ha incontrato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. 

«Sono leggermente preoccupato per il fatto che l'economia italiana continua a regredire e auspico che le autorità italiane facciano sforzi supplementari per mantenere in vita la crescita economica», ha detto Juncker parlando accanto al premier, che ha risposto seguendo la linea che gli esponenti di Governo hanno sempre mantenuto davanti ai dati negativi.

«Il governo aveva previsto il rallentamento – ha detto Conte – e proprio per questo abbiamo elaborato una manovra che vuole perseguire una politica fiscale espansiva ma responsabile, approvando misure sociali fondamentali di cui il Paese necessitava da troppi anni per ristabilire l'equità sociale». 

Come sta l'Italia

L'Italia non è sola. Tutti i paesi europei sono in sofferenza e secondo diversi analisti il 2019 potrebbe portare con sé una nuova recessione. Le cause sono diverse. Solo per citarne alcune: lo scenario incerto della Brexit, la guerra dei dazi fra Usa e Cina, la fine del quantitative easing della Bce, un piano durato 4 anni con cui la Banca centrale europea ha comprato titolo di Stato immettendo nuovo denaro nell'economia europea e facilitando la concessione dei prestiti grazie ai bassi tassi di interesse.

Fra tutti i Paesi europei l'Italia è quello che soffre di più a causa dei per vari motivi: il debito pubblico e il tasso di disoccupazione, entrambi molto alti, l'instabilità politica, la crisi dei consumi interni. Dopo aver stroncato il reddito di cittadinanza e Quota 100, le due misure simbolo del governo gialloverde, la Commissione europea ha pubblicato un rapporto che offre una fotografia dell'economia italiana: siamo al penultimo posto per tasso di occupazione, al secondo per tasso di disoccupazione, all'ultimo per tasso di attività. Siamo l'unico Paese europeo che nel 2018 ha registrato una crescita negativa.

Il parare dell'Ocse

Il rapporto dell'Ocse non è molto diverso da quello della Commissione europea. Secondo le sue stime, il prodotto interno lordo italiano registrerà una contrazione dello 0,2% nel 2019 (la crescita sarà dunque negativa) e un aumento dello 0,5% nel 2020. Lo 0,5% in meno rispetto a quanto aveva previsto il Governo a dicembre, in occasione dell'approvazione della manovra.

Oltre ad aver ritoccato verso l'alto tutti i numeri che, almeno in teoria, dovrebbero scendere (due su tutti: quelli sull'indebitamento e sulla disoccupazione), l'Ocse ha smontato le due misure simbolo del Governo Conte, Reddito e Quota 100. Il primo favorirebbe il lavoro nero, il secondo «farà rallentare la crescita, aumentare il debito pubblico e incrementare le disuguaglianze sociali».

Il governo la pensa in modo totalmente diverso: il rapporto dell'Ocse, hanno detto in molti, da Conte a Tria (più cauto), sottostima l'impatto che queste e altre misure avranno sui consumi e sul pil. Per scoprire chi ha ragione, c'è solo da aspettare.