Toscana, le associazioni pro-vita entrano nei consultori. La protesta di Non Una di Meno

Nel 2017, la Regione toscana ha stretto un accordo da 195.000 euro con il Forum toscano delle associazioni per i diritti della Famiglia

Il 28 maggio un gruppo di attiviste dell’associazione femminista Non una di meno ha interrotto una seduta del Consiglio regionale della Toscana per protestare contro l’ingresso delle associazioni pro-life nei consultori toscani. Una novità che – dicono le femministe – potrebbe compromettere la libertà di scelta delle donne prevista dalla legge sull’aborto.

Il 30 ottobre 2017 l’Assessora Stefania Saccardi aveva firmato la delibera numero 1186, seguita da un accordo regionale il 28 gennaio successivo, per consentire la collaborazione tra la rete consultoriale e il Forum toscano delle associazioni per i diritti della Famiglia. Questa associazione, di ispirazione cristiana, si pone a tutela della famiglia «naturale basata sul matrimonio» e della vita di ogni essere umano «a partire dal concepimento».

Credits: ANSA Un momento della manifestazione ‘Non una di meno’ organizzata in occasione della Giornata mondiale per l’aborto libero e sicuro in piazza dell’Esquilino a Roma, 28 settembre 2017.

L’accordo in questione sarebbe finanziato dalla Regione Toscana con 65mila euro all’anno per tre anni, «destinati alla progettazione e alla realizzazione di azioni e iniziative tra la rete consultoriale del servizio pubblico e la rete di servizio e sostegno multidisciplinare del Forum».

Il 7 marzo il gruppo consiliare della Regione Toscana Si Toscana a Sinistra ha presentato un’ interrogazione in merito all’accordo tra Aziende sanitarie AUSL Toscana Centro, AUSL Nord Ovest e AUST Sud-est. Secondo il gruppo queste attività potrebbero limitare la libertà di scelta e autodeterminazione della donna prevista dalla legge 194.

L’impegno delle associazioni prolife:
«Rimuovere le cause dell’aborto»

All’articolo 3 dell’accordo si legge infatti l’intenzione di «rimuovere le cause» che possono portare una donna a voler interrompere la gravidanza. L’accordo prevede anche che il personale del Consultorio, oltre a informare la donna sulle opportunità di sostegno alternativo all’aborto, si occupi di contattare il referente del Centro di aiuto alla Vita (CAV) locale, istituzione cattolica che fa capo al Movimento per la Vita, che ha militato tra le altre per l’abolizione della 194.

Nella sua risposta, l’assessora alla Salute Stefania Saccardi specifica che nel prendere accordi si è posto come «conditio sine qua non» della collaborazione il fatto di non interferire con la scelta della donna. L’assessora del Partito Democratico aveva risposto alle proteste del 14 maggio delle associazioni femministe affermando «vengono a manifestare tutti i giorni, c’è una non volontà di comprensione. Non abbiamo liquidato quasi nulla»

Nel denunciare l’oneroso accordo, l’associazione Non una di meno fa anche notare come i consultori toscani siano da tempo in condizioni finanziarie critiche, con strumentazione e personale insufficiente. Al punto che nel mese di marzo il consultorio di Pisa ha dovuto acquistare 1.000 preservativi con fondi propri. La loro conclusione è intransigente: «Lotteremo fino a quando la regione non annullerà l’accordo».

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