Caso Cucchi, un testimone difende un carabiniere: «Giurò sui suoi figli di non aver fatto nulla»

Due mesi dopo le dichiarazioni di Tedesco, la testimonianza di Ornelli: «Se avesse detto altro, io avrei fatto quello che è previsto. Avrei fatto un’annotazione di servizio»

«Raffaele D’Alessandro giurò sui suoi figli di non aver fatto nulla quella sera». A dirlo è stato il capitano Michele Ornelli, impegnato oggi (31 maggio) nel processo per la morte di Stefano Cucchi, che vede imputati 5 militari dell’Arma, tra cui 3 per omicidio preterintenzionale. «Se avesse detto altro, io avrei fatto quello che è previsto. Ovvero, avrei fatto un’annotazione di servizio».

Nel corso della sua testimonianza davanti ai giudici della corte d’Assise di Roma, Ornelli ha parlato di Raffaele D’Alessandro, il militare al centro delle ultime rivelatorie testimonianze di Francesco Tedesco, il carabiniere presente la notte del pestaggio. «Aveva continue discussioni con l’ex moglie per la gestione dei figli», ha detto Ornelli. «Una volta mi fece ascoltare una sua conversazione con la consorte nella quale si riferiva a quanto avvenuto a Cucchi».

Secondo le testimonianze venute fuori fin’ora, tutte le persone ascoltate per il caso Cucchi hanno avuto a che fare con il militare imputato durante la loro carriera. Chi durante la permanenza al X reggimento Campania, chi alla stazione Appia dell’Arma. Dalle parole degli ufficiali Ornelli, dell’appuntato Giuseppe Agresti e da quelle dei militari Francesco Torsello, Simmaco Viggiano e Tullio Nuccetelli, è emerso che D’Alessandro «non ha mai ricevuto alcun procedimento disciplinare o richiamo per la sua attività».

Per tutta la durata delle indagini, il militare ha ritenuto di «non essere coinvolto, dicendosi completamente estraneo» alle circostanze del pestaggio. «Posso dire che si è sempre comportato in maniera egregia», aveva detto Viggiano. «Mai dato dei problemi, mai un atteggiamento aggressivo. Grazie a lui abbiamo risolto problemi in maniera tranquilla».

La testimonianza di Tedesco

Lo scorso 8 aprile, rispondendo al pm Musarò (lo stesso che ha ascoltato il capitano Ornelli), il carabiniere Tedesco aveva descritto alcuni particolari del pestaggio che ha portato alla morte di Stefano. Secondo la sua versione dei fatti, al centro dell’accaduto c’erano i suoi colleghi Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo.

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«Mentre uscivano dalla sala, Di Bernardo si voltò e colpì Cucchi con uno schiaffo violento in pieno volto», aveva confessato. «Poi lo spinse e D’Alessandro diede a Cucchi un forte calcio con la punta del piede all’altezza dell’ano. Io ho detto loro: “Basta, finitela, che cazzo fate, non vi permettete”».

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