Morte di Giuseppe Uva, la Cassazione conferma l’assoluzione per sei poliziotti e due carabinieri

Il verdetto: «carabinieri e poliziotti agirono rispettando le regole del nostro ordinamento»

La Corte di Cassazione ha assolto sei poliziotti e due carabinieri finiti sotto accusa per la morte di Giuseppe Uva, l’operaio deceduto in ospedale a Varese nel giugno del 2008, dopo essere stato portato in caserma a seguito di un controllo.

Gli imputati erano accusati di omicidio preterintenzionale e sequestro di persona. Erano stati assolti sia in primo grado che in Appello, qui con formula piena per tutti «perché il fatto non sussiste». Il ricorso era stato depositato dalle parti civili e dalla Procura di Milano che aveva chiesto condanne fino a tredici anni di reclusione per gli uomini in divisa.

La vicenda si è chiusa con un verdetto ben chiaro: «carabinieri e poliziotti agirono rispettando le regole del nostro ordinamento». Ad avviso del Pg milanese Gaballo, invece, la condotta degli imputati sarebbe stata «inequivocabilmente la condizione necessaria» che ha portato alla morte di Uva.

Diverso era stato per il verdetto di proscioglimento: i magistrati di secondo grado scrivevano che non e’ possibile sostenere il «nesso causale» tra il comportamento di agenti e carabinieri e la morte dell’operaio.

In Cassazione, però, la Procura milanese, senza successo, ha insistito nel sottolineare che se gli «imputati non avessero operato al di fuori dei loro poteri, il signor Uva sarebbe tornato a casa e, non subendo alcun trattenimento contro la sua volontà, ammanettato e consapevole dell’ingiustizia che stava subendo, non si sarebbe agitato, non sarebbe stato portato in ospedale – in preda a una fatale tempesta emotiva – non gli sarebbero stati somministrati farmaci e con ogni probabilità sarebbe ancora vivo».

La vicenda

In base alle indagini, Giuseppe Uva era stato fermato a Varese, in Via Dandolo in pieno centro, nella notte tra il 13 e il 14 giugno 2008 da due militari mentre stava spostando, con un amico, delle transenne di un cantiere in mezzo alla strada e rovesciando cassonetti.

Trattenuto per alcune ore in caserma, secondo l’amico che era con lui, Alberto Bigioggero, Uva è stato vittima di un pestaggio. Dolorante, viene trasportato in ospedale a Circolo e sottoposto a trattamento sanitario: muore la mattina successiva per arresto cardiaco.

Nel ricorso in Cassazione il Pg di Milano ha contestato anche l’assoluzione dal reato di sequestro di persona contestato agli imputati in quanto la Corte d’Assise d’Appello avrebbe «travisato i fatti», e avrebbe «erroneamente ritenuto» che «la privazione della libertà di Uva potesse essere legittimata dal dovere di impedire che i reati venissero portati a compimento».

Il 31 maggio del 2018 la Corte d’Assise d’appello di Milano aveva assolto tutti, alleggerendo ulteriormente anche la posizione dei due carabinieri ai quali era stata estesa la formula di assoluzione «perchè il fatto non sussiste» già concessa agli altri imputati fin dal primo grado.

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