Ultime notizie Caldo recordDonald TrumpFentanylMondiali 2026
ATTUALITÀ'NdranghetaAC MilanFc InterInchiesteLombardiaMilanoUltras

Inchiesta ultrà, Marco Ferdico vuota il sacco sui clan a San Siro: «La ‘ndrangheta comanda nelle curve di Inter e Milan». Cosa ha detto ai pm

06 Luglio 2026 - 18:31 Cecilia Dardana
marco ferdico
marco ferdico
Dopo la svolta di Andrea Beretta, collabora con la giustizia anche il suo ex braccio destro. Dal patto economico per l'Euroderby ai regali dei calciatori nerazzurri: cosa emerge dai verbali
Google Preferred Site

La penetrazione della ‘ndrangheta all’interno dello stadio di San Siro non si limitava alla curva dell’Inter, ma si estendeva direttamente anche a quella del Milan attraverso il clan dei Trimboli. È il nucleo centrale delle rivelazioni di Marco Ferdico, ex vicecapo della Curva Nord nerazzurra, che ha deciso di pentirsi e collaborare con i magistrati della Direzione distrettuale antimafia. Una decisione anticipata solo pochi giorni prima da una tesa dichiarazione resa spontaneamente in tribunale durante il processo per il delitto del vecchio leader del tifo Vittorio Boiocchi: «Ho fatto un’azione per Beretta e lo dico ora, Boiocchi aveva ragione. Non chiedo scusa alla famiglia Boiocchi perché non c’è scusa a quello che ho fatto. Io sono voluto venire qua in aula per metterci la faccia. Non voglio perdono».

Il patto tra tifoserie prima della semifinale di Champions

I primi verbali depositati nell’inchiesta svelano l’esistenza di accordi capaci di superare ogni storica rivalità calcistica in nome del profitto economico. In occasione del doppio confronto europeo del 2023 che avrebbe garantito l’accesso alla finale di Champions League, i vertici delle due tifoserie si riunirono per blindare e spartirsi i ricavi dei biglietti. Ferdico spiega ai pubblici ministeri: «Prima della finale di Champions League Inter-Milan (in realtà la semifinale 2023 che per definizione avrebbe lanciato in finale una delle due milanesi, ndr) io, Bellocco e Norrito siamo andati da Luca Lucci al suo bar, nell’occasione era presente anche Cataldo. In questa occasione abbiamo stipulato un patto in virtù del quale chiunque fosse andato in finale avrebbe dato il 30% dell’incasso all’altro».

L’ok di Rosario Trimboli

Un affare milionario che il capo della Curva Sud milanista, Luca Lucci, non poteva però avallare in totale autonomia. Per ottenere il definitivo via libera, fu necessario consultare un esponente di spicco della criminalità organizzata calabrese, Rosario Trimboli. L’assenso del clan arrivò poco dopo attraverso un intermediario che, rivolgendosi al boss della ‘ndrangheta Antonio Bellocco, pronunciò il verdetto in dialetto: «Ti saluta il compare, dice che va bene, se non piove pioviggina». L’accordo fruttò successivamente a Lucci un guadagno di 130 mila euro in contanti e una maxifornitura di gadget da 20 mila euro da rivendere davanti ai maxischermi.

I diamanti per i capi della Nord e i viaggi pagati a spese dei giocatori

Le dichiarazioni del neo-collaboratore di giustizia gettano una luce ambigua anche sui rapporti personali e confidenziali tra la curva e alcuni calciatori dell’Inter. Ferdico ha riferito ai magistrati che, in seguito alla conquista dello scudetto della seconda stella, il procuratore del difensore Federico Dimarco si offrì di regalare tre anelli con diamante ai leader della tifoseria organizzata.

Stando alla testimonianza, il calciatore si lamentava frequentemente con gli ultrà perché desiderava un coro personalizzato più d’impatto, ritenendo che quello dedicato a Hakan Calhanoglu fosse decisamente migliore del suo, nonostante il suo forte legame identitario con Milano e con i colori nerazzurri. I rapporti erano ancora più stretti proprio con il centrocampista turco: Ferdico ha ammesso di aver pianificato vacanze estive con lui e di essere volato in Germania per seguire la nazionale turca agli Europei, usufruendo di un soggiorno in albergo interamente pagato dal calciatore.

Le battute sui delitti

Le confessioni svelano anche i retroscena dei dialoghi privati tra gli esponenti delle due curve, segnati da un clima di pesante intimidazione e spavalderia criminale. Durante un evento milanese per il lancio del nuovo album dei Club Dogo, Ferdico e Francesco Lucci, fratello del leader rossonero, si resero protagonisti di uno scambio di battute provocatorie su chi fosse più spietato. L’esponente interista ricordò al rivale che le persone colpite dalla sua curva non si rialzavano più, alludendo esplicitamente all’agguato mortale contro Boiocchi e al tentato omicidio del milanista Enzo Anghinelli, che era invece sopravvissuto. Un modo di scherzare che non piacque affatto a Luca Lucci, il quale reagì duramente dicendo che le persone serie non dovevano trattare certi argomenti con quella leggerezza.

Il ricatto sui prezzi della birra

La collaborazione commerciale tra le due tifoserie si manifestava concretamente anche nel controllo economico delle attività interne al Meazza. Quando i gestori dei bar decisero di ritoccare verso l’alto le tariffe della birra, i capi di Inter e Milan imposero un blocco immediato degli acquisti. Di fronte alla minaccia di un boicottaggio totale pianificato congiuntamente da Lucci e Beretta, il gestore dei locali fu costretto a cedere, concedendo una drastica riduzione dei prezzi per gli ultrà e versando una quota di denaro contante e di buoni omaggio che la curva provvedeva subito a monetizzare per finanziare le proprie casse.

leggi anche